OPINIONI

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Pubblicato il 04/05/2020

VIRUS: CON LA RIPARTENZA I NODI (POLITICI) VERRANNO AL PETTINE

di Corrado Corradi


Il covid-19 ha fatto il suo mestiere di virus: è stato virulento.
Ma la responsabilità di questa situazione che si sta deteriorando con una dinamica da valanga polverosa (quella che ha il suo “fuoco” proiettato più avanti rispetto al suo fronte), ce l’ha questo governo che, al contrario del virus, il suo mestiere non ha saputo farlo perché non ha saputo né prevedere una crisi della quale si aveva sentore già da dicembre e meno ancora ha saputo gestirla.

Prima ha nicchiato sulla pericolosità della malattia, buttandola in caciara (ricordate? Abbracciamo tutti i cinesi e andiamo a mangiare nei loro ristoranti alla faccia di quei razzisti di Salvini e della Meloni); poi ha manifestato tutta la sua incapacità nel lanciare l’allarme ed emanare disposizioni adeguate a innescare il confinamento senza generare confusione e panico (ricordate l’esodo dei lavoratori che da Milano si sono riversati sui treni per ritornare, giustamente, a casa loro nel sud?); poi ha pensato bene di disertare alle proprie responsabilità decisionali rimettendosi nelle mani dei virologi mentre i medici si facevano “un culo tant” nelle corsie invase anche da persone affette da normale influenza; in quel frangente i medici, impegnati h24 non hanno potuto effettuare con tempestività le indagini eziologiche per scoprire cos’era quella strana polmonite interstiziale e, influenzati dai nuovi mentori del governo, i virologi (i quali intanto si avvicendavano in TV) hanno applicato terapie non adeguate.
Poi, il governo si è svegliato e ha iniziato a rendersi conto che la pandemia, da virale, si sarebbe presto trasformata in pandemia sociale virulenta… per parlar chiaro: tumulti di gente incazzata per la mancanza di pane e per la frustrazione patita a causa di un governo di deficienti (nel senso che hanno deficienze gestionali) che qualcuno comincia a pensare siano anche venduti a potentati che vogliono spolpare l’Italia dei suoi gioielli.

La fase 2 della infausta gestione della crisi firmata da Conte a suon di DPCM, ossia atti meramente amministrativi con i quali quel fenomeno di Presidente ritiene lecito gestire ad libitum la libertà di movimento degli italiani, si preannuncia più calda del famoso maggio parigino di 52 anni fa… ovviamente, la mia è solo una “profezia” di uno che profeta non è, ma se tanto mi da tanto, da quel che ho potuto rilevare dalla visione dei talk-show, dei TG, dalla lettura dei giornali, dalle conversazioni con amici imprenditori e lavoratori dipendenti, nonché per l’intima incazzatura a fronte di provvedimenti e atteggiamenti, che ritengo quanto meno inadeguati e controproducenti, ma anche a causa di dubbi di renitenza e malafede al limite del tradimento, temo di non sbagliare più di tanto.

E, usando un logoro aforisma di Andreotti per cui a pensar male si fa peccato ma ci s’azzecca, mi sembra che proprio per la paura che la gente manifesti in piazza tutto il suo fiele, il governo stia mantenendo a livelli elevati la pressione psicologica derivante dal timore della pandemia per ritardare il più possibile l’allentamento dell’isolamento… mi si dirà che una tale strategia non puo’ funzionare perché prima o poi comunque l’isolamento dovrà cessare e i nodi verranno al pettine… ebbene, io rispondo che una strategia di cosi’ basso livello è congegnale a una compagine governativa come questa, la peggiore dal 1945.



Nota di CongedatiFolgore: Per onestà intellettuale dobbiamo rilevare che il tasso di decrescita del virus e , conseguentemente, la speranza di una ripartenza stabile , dimostrano che è stato proprio il blocco severo delle attività a favorire le condizioni di una possibile ripresa economica. Gli altri paesi europei, infatti, con maglie più larghe, hanno una decrescita dei contagi più lenta, se non addirittura in controtendenza. Concordiamo sugli interventi tardivi ed improvvisati e quelli solo annunciati : gli aiuti ad imprese e privati erano poco più che letterine dei desideri: i quattro spiccioli agli autonomi ed il famoso prestito di 25mila euro, sono in gran parte ancora nel mondo delle buone intenzioni.
Facile prevedere che il malcontento possa esplodere. D’altronde, i mafiosi hanno dimostrato che sobillando ed organizzando le rivolte nelle carceri ( contemporanee, con tanto di mogli all’esterno, lo stesso giorno e la stessa ora in tutta Italia) hanno ottenuto di tornare a casa in meno di 15 giorni.


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