A PROPOSITO DEL BUIO MEDIATICO SULLE MISSIONI MILITARI

Ci scrive il Signor Gherardo FIORI

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Con riferimento al nostro articolo, “il paradosso di Olsberg, ovvero il
buio mediatico sulle missioni militari italiane all’estero” ci scrive
Gherardo FIORI, che puntualizza di non essere mai stato militare,
esprimendo valutazioni e riflessioni che rientrano completamente nella
considerazione che la libertà di espressione rientra nei suoi diritti. A noi
rimane il dovere, avendo preso l’impegno di farlo, di pubblicare il suo
intervento pur non condividendo alcune affermazioni che lasciamo alla
responsabilità del nostro lettore che, sicuramente e con nostra
soddisfazione, ci aiuta a sottrarre il colloquio alla esclusiva
“pertinenza dei Generali”.
Grazie, Sig. Fiori, e continui a dedicarci la sua cortese attenzione.

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LE FORZE ARMATE IGNORATE DAI MEDIA
COSA PENSA UNO CHE NON E’ MAI STATO MILITARE

Non c’è da stupirsi se gli organi d’informazione ignorano o quantomeno
sottovalutano ciò che le Forze Armate compiono in missioni all’estero. Se
i soldati Italiani si dimostrano all’altezza di quelli meglio equipaggiati
ed addestrati provenienti da altri paesi i nostri alleati suona come una
sconfessione di quanto la sinistra, sia atea che cattolica( hanno scopi e
motivazioni diversi ma finalità convergenti), ha sempre predicato ed
auspicato. Forze armate inefficienti e male addestrate servivano alla
prima per indebolire l’Alleanza Atlantica, unico baluardo contro
l’espandersi del comunismo; all’altra per inseguire l’utopia del pacifismo
a tutti i costi screditando lo strumento militare come mezzo di difesa
degli interessi nazionali (.siamo tutti fratelli, non devono esserci
frontiere, porgete l’altra guancia. possibilmente la vostra) . Lo scopo è
stato raggiunto con un lavoro di disinformazione sistematica durato anni.

Il nostro paese era uscito sconfitto da una guerra tremenda sfociata in
una guerra civile durata quasi due anni ed i cui effetti devastanti non
sono tuttora stati superati. Dopo un primo periodo di ripresa orgogliosa
di un popolo che voleva a tutti i costi risollevarsi, allacciando
alleanze strategiche coi paesi che ci avevano liberato, siamo lentamente
scivolati verso politiche di compromesso. Negli ultimi 50 anni, escluso il
quinquennio del Governo di centrodestra, siamo stati governati da
coalizioni di centrosinistra (governi con durata media 10 mesi, i
componenti erano sempre gli stessi ma si scambiavano ogni tanto le sedie
per dividersi equamente gli utili) tenute insieme da un collante
eccezionale: il potere e l’affarismo.
L’unica preoccupazione dei nostri governanti era continuare a mantenere
ben salde le leve del potere con i relativi privilegi derivanti dal
decidere carriere bancarie e burocratiche. Del resto se ne infischiavano
lasciando alla sinistra massimalista mano libera nel controllo progressivo
della cultura (letteratura, cinema e gran parte della stampa), della
scuola ( università incluse) e non ultimo anche della Magistratura.
Ma qui siamo alle cronache dei nostri giorni mentre le cause principali
vengono da lontano e sono il frutto amaro dell’egemonia culturale che la
sinistra laica (i catto-comunisti erano solo degli utili idioti che
servivano anche per indebolire la Chiesa) è riuscita ad imporre in decenni
di attività capillare (onore al merito!). Il suo accanimento contro gli
organi dello stato non facilmente permeabili dalla loro ideologia è stata
sistematica ed ha avuto, non a caso, come obiettivo primario, le Forze
Armate nel loro complesso e la Brigata “Folgore” in particolare essendo
essa l’unità meglio addestrata dell’esercito. Contro i paracaduti ne sono
state dette di tutti i colori, i giudizi più morbidi erano: teppisti
criminali e fascisti.

Ma seppur bravi nell’opera di disinformazione, gli operatori della
sinistra laica, facilitati in questo dal progressivo infiltramento negli
organi d’informazione, non avrebbero raggiunto gli scopi prefissati se non
fossero stati agevolati dai colpevoli silenzi di gran parte dei vertici
delle Forze Armate. Anche nel periodo precedente la riforma Spadolini,
quando disponevano di maggiore autonomia, i vertici militari hanno fatto
ben poco per riformulare lo strumento militare in qualcosa di più agile ed
efficiente e che rispondesse meglio alle necessità operative di un moderno
strumento di difesa. Quel poco che hanno fatto è stato realizzato sotto le
pressioni alleate ed è stato eseguito in “camuffa” quasi si temesse di non
far carriera se si fossero dimostrate troppo efficienza e fierezza dei
risultati raggiunti. Per giustificare un elevato numero di Ufficiali
Superiori sono state mantenute in funzione strutture pletoriche ed
obsolete che assorbivano risorse economiche consistenti a discapito
dell’efficienza e dell’ammodernamento dei mezzi. Non sono un addetto ai
lavori ma la sensazione ( non solo mia, ma molto diffusa ) era che ci
fossero più generali che carri armati e più ammiragli che navi; una cosa
era certa: il pagamento di stipendi assorbiva oltre il 90% delle di per sé
modeste risorse finanziarie destinate alla Difesa.

Fino a pochi anni fa vi era la leva obbligatoria e centinaia di migliaia
di giovani ogni anno se ne tornavano a casa raccontando a parenti ed amici
lo sfacelo tecnologico ed umano dell’apparato di difesa. La maggior parte
di essi in 12 mesi di ferma lanciava 2 bombe a mano da esercitazione e
sparava due caricatori; la leva era vissuta come una assurda perdita di
tempo e non certo come l’orgogliosa partecipazione alla difesa della
Patria. Ciò ha avuto effetti devastanti nel concetto che l’opinione
pubblica si è fatta nei confronti delle Forze Armate e dei suoi vertici in
particolare consolidando la disaffezione ed ampliando il distacco del
popolo dai suoi giovani in armi che era poi lo scopo primario cui
aspiravano comunisti e cattocomunismi. Le eccezioni che si potevano
opporre a questo triste quadro, erano molto poche: la Brigata Folgore era
sicuramente l’unico corpo d’èlite di cui disponevamo, ad essa seppur ad un
livello più basso potevano essere affiancati il Battaglione San Marco e
qualche reparto di Alpini. Queste erano le poche unità cui lo Stato
Italiano poteva ricorrere in caso di necessità per qualche sporadica e
contestata missione all’estero. Poca roba per modificare sensibilmente
l’opinione pubblica.

La situazione ha cominciato a cambiare durante il governo di centro destra
tra il 2001 ed 2006 che ha saputo ridare all’Italia un ruolo di maggior
rilievo e maggiore affidabilità nello scacchiere internazionale. Inoltre
l’abbandono della leva obbligatoria ha consentito la trasformazione delle
Forze Armate in uno strumento più snello ed efficiente (almeno si spera)
composto da reparti di volontari più motivati e meglio addestrati. Ciò ha
consentito la nostra partecipazione a missioni all’estero più impegnative
e con una partecipazione, a rotazione, di quasi tutti i reparti operativi.

Ci vorranno comunque molti anni e molti sacrifici per recuperare il tempo
perduto e modificare nel profondo un’opinione pubblica cinica e disillusa.

Siamo purtroppo ancora lontani dall’aver ricreato intorno alle Forze
Armate un sentimento di stima e di riconoscenza condiviso dalla
stragrande maggioranza dei cittadini. Solo se si otterrà questo i media
si accorgeranno dei nostri militari constatando anche che , parlandone,
riusciranno a fare “audience”.

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A cura di FRAMER

per conto di OSSERVATORIO del sito www.congedatifolgore.com