L’ARMA NON DIMENTICA - ALLE CORDE GLI ATTENTATORI DI NASSIRIYA
Il Generale Michele COLAVITO (nella foto, in primo piano) commenta la condanna all’impiccagione di uno degli attentatori di Nassiriya

Un lancio d’agenzia ci ha dato la notizia della prossima impiccagione di uno dei criminali attentatori ed organizzatori della strage di Nassirya che ha colpito nostri compatrioti in armi e non, e molti carabinieri paracadutisti provenienti dal Reggimento Tuscania della Folgore.
E’ scritto nel lancio che, nel Procedimento per la strage di Nassiriya, il Giudice per le indagini preliminari di Roma, sulla base dei rapporti dei Carabinieri, ha emesso un ordine di carcerazione per “strage aggravata da finalità terroristiche ” nei confronti di Hara Abdelaziz Mahmoud Said, attualmente in carcere a Bagdad e condannato all’impiccagione in quanto ritenuto responsabile dall’A G. irachena di 37 attentati.
Le indagini hanno accertato che il terrorista sarebbe l’ideatore e l’ organizzatore dell’attentale, su mandato di Al Zarqawi deceduto.
Altri sei terroristi, individuati dai Carabinieri, quali responsabili a vari livelli per1’organizzazione e l’esecuzione della strage, sono anch’essi deceduti. Risultano ancora viventi e quindi deferiti all’ A.G. tre membri dei vertice ideologico - religioso sunnita che hanno autorizzato e rivendicato l’ “attentato”.
Memori dell’antica amicizia nata quando si era “tenentini” alla caserma Vannucci di Livorno ci siamo rivolti al Generale dei Carabinieri e dei Paracadutisti Michele COLAVITO, che in tempi recenti ha anche condiviso con noi la carica durante il periodo della Presidenza Nazionale dell’Associazione Paracadutisti, per avere un commento su questa decisione della Giustizia.
Sapevamo già che l’ “ essere carabiniere “ significa essere al servizio delle Istituzioni senza lasciarsi coinvolgere o condizionare da sentimenti di vendetta o tanto meno di odio personale, ma soltanto avendo rispetto e coerenza per l’imperativo supremo di rendere giustizia.
Credevamo, tuttavia, che la “ nobiltà d’animo “ - nella sua più pura accezione – non potesse raggiungere vette cosi elevate.
Ci siamo ricreduti dopo avere letto il commento alla notizia che il Presidente Nazionale dell’ Associazione Nazionale Carabinieri, da noi interpellato in merito, ci ha fatto pervenire e che volentieri pubblichiamo.
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Ecco il commento del Gen. COLAVITO.
Noi non esulteremo quando sotto i piedi di Hara Abdelaziz si aprirà la botola fatale ed il suo corpo penzolerà dalla forca di Bagdad.
Non lo faremo sia perchè in fondo ( forse troppo) siamo cattolici sia perché non c’è pena che possa dirsi adeguata all’infinito strazio delle famiglie dei nostri Caduti di Nassiriya e zone limitrofe.
Nessuna imprecazione in quell’attimo conclusivo, perché in fondo (forse troppo) siamo cittadini della Patria dei Beccaria.
Al contrario solo l’auspicio che il Dio di tutta l’umanità - comunque lo si voglia appellare - abbia già emesso nei confronti dell’infame assassino altra e più durevole sentenza, scaraventando la sua anima all’inferno.
Né andremo in giro a blaterare: “……una, cento, mille impiccagioni …….“ perché in fondo ( forse troppo ) siamo gente civile e siamo in grado di controllare i nostri impulsi animali
.
Secondo quanto risulta dallo sterilizzato referto burocratico alcuni dei responsabili sarebbero ancora in circoìazione, seppure non finiti nelle spire dei quotidiano tritacarne irakeno tra le sette in lotta per il proprio primato nell’adorare Allah. Verrà anche la loro stagione.
Per ora, per noi, l’amarezza da un lato e l’orgoglio dall’altro del riflettere che mentre in Italia ci si trastulla tra “ dico si ” e “dico no” tra. ” Vicenza si” e “ Vicenza no” in Iraq i nostri Carabinieri - tra immaginabili estreme difficoltà e gravissimi rischi - hanno indagato e indagano per far luce su circostanze e responsabilità della strage, a conferma dell’assioma: l’Arma non dimentica!
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A cura di FRAMER
per conto di OSSERVATORIO del sito www.congedatifolgore.com
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