I RAPPORTI MASS - MEDIA FORZE ARMATE ( PARTE SECONDA )

 

 Il pensiero del corrispondente di guerra Fausto BILOSLAVO  ( parte seconda )

LA SVOLTA DEGLI EMBEDDED

Cambia tutto con l’attacco all’Iraq del 2003

Se gli anni novanta hanno segnato l’inesorabile marcia verso la “ guerra in diretta “, l’attacco all’Iraq nel 2003 è la vera svolta nei reportage di guerra e nei rapporti con le forze sul campo.

Mi preme però – dice Biloslavo – fare un inciso sul fatto che l’11 settembre è stato pure un turning point per i servizi dalle aree calde.

Infatti, prima del 2001 io sono stato con i talebani poco dopo i missili lanciati da Clinton e non mi è successo nulla. Dopo l’11 settembre è diventato sempre più difficile, se non impossibile, realizzare quello che io chiamo “ il reportage perfetto”, ovvero andare da una parte e dall’altra del fronte, come avevo fatto diverse volte, in Africa, in Medio Oriente, in Afghanistan. Oggi seguire i talebani o gli insorti in Iraq è estremamente difficile e pericoloso, perché dopo l’11 settembre anche i giornalisti, molto più di prima, sono diventati a forza parte del conflitto più ampio fra civiltà che purtroppo si percepisce sotto traccia soprattutto in Medio Oriente.

I media sono diventati, in maniera sempre più affinata, un’ “arma” dei conflitti odierni da utilizzare da una parte e dall’altra e gli stessi giornalisti si sono “ estremizzati “ schierandosi sempre più nettamente e forse perdendo di vista il vecchio mestiere di cronista, che racconta i fatti e lascia da parte i commenti.

Con l’attacco alleato al regime di Saddam gli americani inaugurano la stagione degli “ embedded “ ( ndr. : letteralmente vorrebbe dire “ a letto con “. A noi piace : “ aggregati “ ),ovvero aprono per la prima volta dopo la guerra del Vietnam, le proprie unità ai rappresentanti dei media. I giornalisti vengono realmente aggregati alle unità, anche quelle combattenti ed in prima linea. Vivono con i soldati scavandosi la trincea, mangiando le Mre ( ndr.: Meal ready to eat, una sottospecie delle razioni K italiane ), assistendo alle azioni e talora crepando con loro. Una rivoluzione, con i PRO ed i CONTRO, che vedremo ma che accentua la “ guerra in diretta “ ed in qualche maniera aumenta l’influenza militare sui media.

Nel 2003 non mi accettarono ( ndr.: gli americani ) – ci dice ancora Biloslavo – come embedded ed allora decisi di entrare in Iraq dal Kuwait, al seguito delle truppe come unilateral, ovvero a mio rischio e pericolo, con un tesserino di accredito delle forze di coalizione, ma senza alcuna assicurazione di assistenza o disponibilità da parte delle unità in teatro. Rimango dell’idea che sia stata questa fra le esperienze di guerra più complete ed interessanti, dal punto di vista umano e professionale della mia vita, essendomi trovato ad “ operare “ a Bassora, Nassirya, Kut e Bagdad.

Embedded con il “Grande uno rosso “ nel triangolo sunnita.

Purtroppo la situazione in Iraq si è velocemente deteriorata ed oggi è estremamente pericoloso oltre che quasi impossibile e giornalisticamente poco fruttuoso girare da soli. Quindi la scelta di andare embedded è, soprattutto in certe zone, obbligata. Per questi motivi durante le elezioni dell’Assemblea costituente nel 2005 ho scelto - dice Biloslavo – di aggregarmi alla prima divisione di fanteria americana, il “ Grande uno rosso “ famoso per lo sbarco in Normandia e altre mille battaglie, dispiegata allora nel triangolo sunnita.

La diffidenza iniziale causata da un pignolo contratto di dieci pagine che bisogna firmare e dal timore di incappare in una pesante censura militare si dissolve quando arrivo in zona di operazioni.

Infatti, durante il periodo passato come embedded ho sempre scritto quello che volevo, senza alcuna censura, mi sono ritrovato in combattimento come mai avrei potuto immaginare se fossi stato da solo, nessuno non solo mi ha censurato, ma neppure ha controllato preventivamente una sola riga dei miei articoli. Senza i militari americani non avrei potuto realizzare un reportage sulle elezioni a Baquba, zona sia sciita sia sunnita nettamente superiore ai servizi dei colleghi rimasti non embedded a Bagdad che stavano chiusi in albergo o uscivano andando nei seggi indicati dal governo e dalla sicurezza.

Ovviamente la visione del giornalista embedded è limitata alla sua unità ed alla zona d’operazioni del reparto a cui é aggregato, ma un inviato di guerra racconta sempre piccole storie, fotografa situazioni limitate cercando di dare un senso alla grande storia che sta seguendo.

Volendo riepilogare la “ rivoluzione embedded “ comporta:

PRO :

- servizi in zone off limit;
- censura quasi inesistente ( a parte dettagli operativi come coordinate, numero preciso di truppe, identità prigionieri, generalità soldati uccisi, ecc……tutti non rilevanti giornalisticamente );
- con le truppe ovunque;
- protezione ed appoggio logistico.

CONTRO :

- solo una “ campana “;
- impossibilità di sganciarsi;
- manipolazione inconsapevole ( band of brothers );

Parleremo - dice Biloslavo - a seguire di EMBEDDED ALL’ITALIANA ( ndr. ; e noi riferiremo questo argomento nella TERZA PARTE ) : un termine, da me coniato perché le forze armate italiane, o meglio i Vertici della Difesa, pur avendo aperto moltissimo ai giornalisti, non hanno ancora superato completamente il guado. Per cui il concetto di embedded è molto più limitato rispetto agli alleati americani o britannici……..si tratta appunto di…….” embedded all’italiana “.

…………continua nella TERZA PARTE………

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