IL COMMENTO DI OSSERVATORIO AL D.D.L. SULLA ISTITUZIONE DELLA GUARDIA NAZIONALE
Le osservazioni al d.d.l. da parte degli esperti e dei visitatori di OSSERVATORIO
Come riportato in esclusiva da alcuni giorni proprio dal nostro sito la Lega Nord ha presentato al Senato il progetto di legge che auspica la istituzione in Italia della GUARDIA NAZIONALE.
E’ questo un provvedimento da tempo fortemente auspicato in ambito post-militare. Ci riferiamo con questo appellativo a quel personale che a tutti i livelli di grado ha servito nelle Forze Armate, ma sappiamo che un provvedimento di tal fatta è fortemente auspicato dai paracadutisti in congedo e dagli ufficiali di tutte le armi e specialità associati nella UNUCI ( Unione Nazionale Ufficiali in Congedo ) ben consapevoli che, in una potenziale Guardia Nazionale, potrebbero svolgere un ruolo fondamentale, mettendo a disposizione la già acquisita esperienza militare.
Noi comunque siamo pronti – sia chiaro - a buttarci a corpo morto per sostenere una idea nella quale crediamo molto, pur fortemente consapevoli della difficoltà di realizzazione.
E’ per questo che ci siamo adoperati per visionare in anteprima il progetto integrale del Decreto di legge che il Sen. STIFFONI si accinge a presentare al Senato della Repubblica Italiana con l’intento di contribuire con la nostra esperienza alla realizzazione di una “ idea “ che ci piace.
E’ per questo che avvalendoci del contributo di alcuni esperti di problemi ordinativi abbiamo messo a punto una serie di osservazioni ( sul testo avuto dalla Segreteria del Gruppo Lega Nord presso il Senato ) – che i nostri visitatori trovano a seguire – che CONTESTUALMENTE TRASMETTIAMO AL SENATORE STIFFONI con l’auspicio che voglia tenerle nella dovuta considerazione, DICHIARANDOGLI inoltre LA NOSTRA DISPONIBILITA’a recarci presso i suoi uffici PER APPROFONDIRE E DISCUTERE ogni e qualunque aspetto egli desideri.
Vorremmo però far sapere al Sen. STIFFONI, con tutta la diplomazia di cui siamo capaci pur sapendo che non è molta, che il progetto del Decreto di legge, così come pervenuto a noi e pubblicato integralmente in questo nostro OSSERVATORIO, ci pare incompleto e non ben definito.
Noi siamo favorevoli alla istituzione della G.N. e siamo pronti a dare tutto il supporto che rientra nelle nostre possibilità perché avvenga con un parto normale, regolare, “a termine”.
Ma noi temiamo fortemente che, così come ci è stata presentata, l’istituzione in argomento possa essere solo un parto “ settimino “ che richiederà poi per il neo-nato modifiche, assistenza continua, cure di sostegno e quant’altro per ottenere poi risultati di soddisfazione generale.
Meglio partire con il piede giusto che, al contrario, modificare in corsa.
E, infine, vorremmo veramente che le intenzioni fossero serie e non limitate solo ad appagare un elettorato che sa perfettamente come proprio questo non sia il momento politicamente più idoneo per far approvare un testo di legge su tale argomento.
Siamo molto scettici e vorremmo essere smentiti.
Ecco comunque le osservazioni che riepiloghiamo dopo avere avuto il supporto di alcuni esperti ( in particolare i generali FERRARI e SANTILLO che ancora ringraziamo ) e di alcuni nostri visitatori:
ASSIMILAZIONE ALLA GUARDIA NAZIONALE USA
Se l’esigenza di rafforzare/integrare/fiancheggiare l’operato sia della Protezione Civile e sia delle forze di polizia è (ma solo in parte) reale, rifarsi alla soluzione Guardia Nazionale USA è fuorviante, e per giunta incompleta .
Infatti la Guardia Nazionale USA è articolata in unità “statali” (lo Stato di New York ne ha ad esempio una Divisione)di tutte e tre le Forze Armate, rette da un Generale (Adjutant General) che dipende dal Governatore del singolo Stato: ha compiti di intervento nelle pubbliche calamità, nell’ordine pubblico, nel controllo del territorio e dei confini (ad esempio per prevenire l’immigrazione clandestina) agli ordini del governo locale, ma può essere mobilitata dal Governo federale per lo stesso tipo di impieghi o in operazioni militari vere e proprie.
Il reclutamento è locale (tra i cittadini di ciascuno Stato, normalmente ex militari), l’addestramento è limitato a un giorno alla settimana più due settimane all’anno di esercitazioni, in parte congiunte con le unità regolari.
Le unità sono dotate dello stesso armamento ed equipaggiamento in dotazione alle Forze Armate regolari ed hanno la struttura organica delle unità da combattimento (fanteria, air cavalry, ecc.).
I militi hanno diritto alla conservazione del posto di lavoro al rientro dall’addestramento o dall’impiego e acquisiscono privilegi in campo previdenziale (conteggio anzianità) e qualche fringe benefit, come il diritto all’accesso agli spacci e alle facilities militari.
Negli Stati Uniti la Guardia Nazionale è affiancata dalle forze della Riserva: sono queste ultime composte da unità di supporti tattici e logistici (artiglieria, genio, ecc.) ma non solo,che hanno compiti di completamento delle unità regolari in vita per sole operazioni militari, alle dipendenze del Governo Federale.
RIFERIMENTO PIU’ VICINO IN EUROPA
Per offrire soluzioni più realistiche e praticabili è assai meglio andar a vedere che cosa fanno in proposito altri Paesi europei (almeno Francia, Germania, Gran Bretagna) ai quali siamo più vicini per mentalità e costumi, e soprattutto per potenzialità economiche e demografiche.
Il “peso ponderale” di questi fattori è assai più importante di quanto si pensi : trascurando la demografia e l’economia/finanza, basta pensare alle differenze che esistono fra la legislazione IT e quella USA in fatto di armi in possesso dei cittadini, e all’organizzazione paramilitare delle “unità speciali” delle polizie USA ( le cosiddette SWAT, tanto per cominciare ), per richiedere una disanima più approfondita
ANALISI APPROFONDITA DIFFERENZE
Se non si analizzano a fondo le tante differenze fra noi e gli altri (indifferentemente dal fatto che “gli altri” siano gli USA o qualsiasi altro Paese) in fatto di possibilità, limitazioni, esigenze e impostazioni, differenze dovute alle rispettive situazioni ambientali, organizzative, culturali, sociali, politiche ed economiche, anche il miglior esempio si rivela inutile – quando non diventa un boomerang - come si è verificato in tanti casi anche del recente passato.
In sintesi : il riferimento alla realtà italiana deve essere prioritario.
DIFFERENZA TRA ATTIVITA’ PROTEZIONE CIVILE E ORDINE PUBBLICO
Un aspetto fondamentale trascurato dal d.d.l. è la differenza di base che esiste fra le attività di protezione civile e quelle per il mantenimento dell’ordine pubblico. Quelle attività sono tanto diverse che da un lato hanno imposto la nascita di un nuovo Dipartimento statale (quello della PROCIV appunto) per pianificare, organizzare e condurre le prime, e dall’altro hanno costretto l’Esercito ad addestramenti specifici specificamente studiati quando le sue unità sono state chiamate a operare sul territorio nazionale nelle varie operazioni “Riace”, “Vespri Siciliani” eccetera.
Dobbiamo accettare il fatto che anche le unità dell’Esercito, con il loro inquadramento, le loro disponibilità e il loro addestramento specifico e nonostante il notevolissimo impegno che hanno sempre profuso in tutti i tipi di concorso, non hanno mai potuto ottenere i risultati garantiti dai Corpi specifici previsti per quelle due attività.
In altre parole, un’unità militare bene equipaggiata e addestrata può far bene la guerra (quella tradizionale, perché quando si parla di altri tipi di attività militare il discorso cambia), ma fa meno bene sia il soccorso sia l’ordine pubblico.
Non è un inconveniente, è un fatto naturale.
Del resto, per esempio, nemmeno il Corpo dei Vigili del Fuoco può esplicare bene le attività di protezione civile, per quanto simile sia la sua quotidiana attività istituzionale
Senza considerare il fatto che, come ormai ammesso anche dalle Autorità USA, le unità della loro Guardia Nazionale inviate in Iraq si sono trovate in (e hanno creato) grossissimi problemi nello svolgere un’attività per la quale non erano abbastanza addestrate
DEFINIZIONE CHIARA DEGLI SCOPI
Nel progetto del d.d.l. si deve annotare l’assenza di una definizione chiara e univoca dello scopo che ci si propone: si parla, infatti, di “guardia nazionale” in riferimento sia al cosiddetto “controllo del territorio” e sia alla “protezione civile”, settori ben diversi e affidati a Corpi ed Enti diversamente organizzati e finalizzati.
Insomma, in caso di calamità il nuovo Corpo dovrebbe soccorrere le popolazioni colpite, fornendo collegamenti e comunicazioni, assistendo e sgombrando feriti e malati, fornendo acqua, viveri e ripari e così via, oppure impedire azioni di sciacallaggio, ruberie e soprusi?
E in quali altri casi si dovrebbe prevedere il suo impiego, e con quali modalità di collegamento e/o affiancamento ai Corpi di Polizia già esistenti?
Le specificazioni fornite per il costituendo nuovo Corpo:
- avere “carattere di milizia”,
- essere organizzata in “reggimenti regionali… espandibili attraverso la mobilitazione” e prevedere l’inquadramento con ufficiali e sottufficiali tratti “ad hoc” dall’ Esercito (o dalle riserve dello stesso? non è chiaro),
- possedere un armamento leggero,
- essere posto alle dipendenze del Capo di Stato Maggiore della Difesa,
indicano come prevalente la seconda ipotesi, ma fanno sorgere altri problemi.
Infine perché il para. 4. dell’Art. 1 esclude l’impiego all’estero?
Forse perché lo scopo primario – mai dichiarato – è principalmente quello del supporto alle forze di polizia per compiti di ordine pubblico?
COORENZA CON LA COSTITUZIONE
E’ sfuggito che il progetto del d.d.l. pecca di coerenza con la nostra Costituzione.
Nel 1987-88 il Presidente della Repubblica istituì un’apposita Commissione che definisse inequivocabilmente, sulla base del dettato costituzionale, a quale Autorità spetterebbe il comando dello strumento militare in caso di guerra. La conclusione fu che – una volta sancito dal Parlamento lo stato di guerra – quel comando spetta al Presidente del Consiglio dei Ministri, mentre al Presidente della Repubblica compete una funzione di “alta rappresentanza” e “comando morale” delle Forze Armate.
Evidentemente tale aspetto è sfuggito all’estensore del d.d.l. , come è sfuggito anche il particolare che il Capo di Stato Maggiore della Difesa risponde al Ministro della Difesa e non al Consiglio dei Ministri , che oltre tutto è un organo collegiale.
In aggiunta, il d.d.l. sembra volere riconoscere che i secolari particolarismi ed egoismi italici continuano a sopravanzare qualsiasi (più o meno tenue) aspirazione a un “collante” comune. Occorre meditare fortemente sul fatto che configurare tante guardie nazionali quante sono le Regioni, come di fatto avverrebbe sulla base del d.d.l significa, in concreto, guardare alle differenze che esistono fra le varie aree geografiche del nostro Paese, invece di sforzarci a mettere l’accento su quello che unisce.
DIPENDENZA GERARCHICA
Quanto alle dipendenze, l’idea di affidare il comando centralizzato della Guardia Nazionale a un ufficiale generale dipendente dal Capo di Stato Maggiore della Difesa (che lo indirizzerebbe “in relazione agli impieghi deliberati dal Consiglio dei Ministri”) e il comando “regionale” a tanti colonnelli quanti sono le Regioni e dipendenti ciascuno dai Governatori delle stesse, configura il peggior incubo di qualsiasi organizzazione gerarchica che tenga all’efficienza e all’efficacia : una duplice caso di “doppia dipendenza”.
Chi andrebbe a nozze in quell’ipotesi sarebbe solo uno: il caos…
LINEA DI COMANDO
Importanti sono le riserve da esprimere sulla “linea di comando” proposta per il costituendo Corpo: prevedere un responsabile nazionale militare, alle dipendenze del Capo di SMD, che dovrebbe (senza peraltro avere alcuna responsabilità operativa) pianificare, impostare e controllare le attività del livello inferiore facente capo ai Presidenti delle Regioni, significa porre le basi non solo per l’inefficienza delle unità, ma anche per discordie, recriminazioni e scoordinamenti soprattutto quando le unità fossero chiamate all’azione.
E una volta che quell’azione fosse insufficiente o insoddisfacente, la responsabilità di chi sarebbe?
RECLUTAMENTO
Le unità avrebbero un sicuro punto di forza nella volontarietà e nel reclutamento locale, finora attuato quasi soltanto per gli alpini dell’esercito di leva. Resta da verificare la fattibilità alla luce del tasso di adesione volontaria ad un’istituzione che, quand’era alimentata per coscrizione, è stata definita come “una tassa che gli italiani pagano malvolentieri”. Andrebbero forse rivisti gli incentivi indicati dalla proposta di legge.
Sicuramente qualche modifica al vincolo del reclutamento regionale dovrebbe essere prevista, quanto meno per alcune specialità e specializzazioni non omogeneamente distribuite sul territorio.
Ancora, il reclutamento su base volontaria non deporrebbe certo a favore della stabilità quantitativa e qualitativa dell’organizzazione. E sarebbe per lo meno improvvido variare i compiti della Guardia Nazionale in funzione della sua entità, lasciata nel tempo all’arbitrio dei singoli: chi potrebbe assicurare la stessa e costante disponibilità di personale, se ci si affida solo alla volontà dei singoli? Chiedere alle Forze Armate, all’Arma dei Carabinieri e alla Polizia di Stato (che già partono avvantaggiate da una buona esperienza in merito) quali difficoltà si incontrerebbero…
L’idea di basare l’ipotizzato nuovo Corpo su base volontaria e regionale è attraente a un’occhiata superficiale, ma comporta problemi non indifferenti – a cominciare dalla fattibilità effettiva - che può essere valutata solo una volta chiarito a quale scopo di preciso si intende puntare: solo sapendo che cosa fare si può decidere come farlo, in termini anzitutto di entità di personale ( come si è arrivati a determinare una consistenza complessiva di 40.000 uomini in campo nazionale? ), equipaggiamento (l’armamento non basta certo! ) individuale e collettivo, programmi di addestramento (“non più di un giorno alla settimana” sarebbe forse accettabile per un’organizzazione a regime, ma non in fase di formazione e “rodaggio” del nuovo Corpo).
REQUISITI PER IL RECLUTAMENTO
Si dovrebbero stabilire ( a cura di chi, dello Stato o delle varie Regioni? ) criteri meno generici, più aggiornati e più pratici di quanto indicato: “i militari di leva cessati dal servizio senza demerito”.
Infatti:
- la leva non esiste più, e da qualche anno abbiamo solo volontari….;
- il “demerito” non deve essere limitato al periodo del servizio militare ( o forse sarebbero accettabili pregiudicati e condannati per reati compiuti al di fuori del servizio militare? );
- le donne non potrebbero essere reclutate, non avendo mai fatto servizio di leva.
Anche il reclutamento degli ufficiali ( inferiori?) non è chiaro : si conta di attingere a quelli di complemento, in rapido esaurimento, o si pensa all’assunzione diretta da “titolati” o “specializzati”?
E quali? Con quale iter formativo?
Gli ufficiali che si prevede di recuperare dall’esercito dovrebbero affluire dal servizio “regolare” per dimissioni volontarie? Per trasferimento/assegnazione d’autorità?
MANTENIMENTO DEGLI STANDARD ADDESTRATIVI ED OPERATIVI
Se non si mantengono alti standard addestrativi e operativi ( modernità degli armamenti, disciplina, preparazione, competitività, ecc. ) e non si riuscisse a inculcare la “ motivazione “ nella sua accezione più elevata è forte il rischio di costituire una struttura dilettantistica, con basso livello di morale e inadeguata autostima : è possibile che si possa ottenere questo incontrandosi un giorno alla settimana?
E gli arruolati potrebbero lasciare il lavoro un giorno alla settimana ( senza contare i tempi di trasferimento) ?
INDEFINITEZZA RISORSE FINANZIARIE
L’indefinitezza nella quale è lasciato l’aspetto essenziale delle risorse finanziarie (e solo di quelle: supponiamo di comprendere in esse anche le infrastrutture e la miriade di attrezzature che nell’Esercito è sintetizzato nella voce “materiali e mezzi”, ma il d.d.l. non nomina nemmeno la questione) inficia la proposta.
Anche in questo caso occorrerebbe un approfondimento reale, perché non è possibile ignorare che :
- le disponibilità finanziarie dello Stato in questo periodo sono tali da non consentire di porre rimedio a tutti i problemi che il nostro Paese vive quotidianamente e vivrà ancora per qualche anno:
- in tale contesto, le disponibilità dell’Amministrazione della Difesa sono ormai ben al di sotto della normale sopravvivenza, con il risultato di aver bloccato corsi, addestramento, lavori e quant’altro;
- lo sforzo che le nostre unità militari sostengono all’estero comporta dei costi indiretti (eccessive specializzazione e limitatezza dell’addestramento, riduzione delle scorte, necessità di ripianare i parchi automezzi e da combattimento sottoposti a un’usura pluriennale molte volte superiore alle previsioni di base) tali che nessuno può sapere come e quanto la Difesa riuscirà a far fronte alle conseguenti maggiori esigenze negli anni a venire.
- è difficile individuare chi pagherebbe per la costituzione/organizzazione/messa e tenuta in efficienza del nuovo Corpo, e definire quali e quante risorse andrebbero devolute ad esso.
Ancora, limitarsi genericamente a prevedere una “retribuzione…. identica a quella prevista su base giornaliera per le categorie corrispondenti del personale in servizio permanente effettivo” non dice assolutamente niente, senza contare che si tralascia di definire tutto il necessario “contorno” (equipaggiamento, mezzi e materiali, infrastrutture, materiali di consumo e così via).
E comunque, ipotizzando l’impiego dei reparti di Guardia Nazionale da parte dei Governatori delle Regioni, è impensabile che il Governo centrale si faccia carico dei costi e si disinteressi di tutto il resto.
Occorre anche considerare immediatamente come, sia pure costituendo soltanto 20 unità regionali di fanteria per un totale di 40.000 uomini, i costi per l’equipaggiamento, l’armamento ed il munizionamento, il sostegno logistico, le infrastrutture alloggiative ed addestrative (oggi alcune Regioni ne sono praticamente prive) e l’organizzazione permanente sarebbero ingenti.
Non basta dire che i soldi si devono trovare dal mucchio : manca una chiara indicazione del reperimento delle risorse e della copertura delle spese.
A cura di FRAMER
per conto di OSSERVATORIO del sito www.congedatifolgore.com
Nella categoria: Osservatorio