L’APPROCCIO GOVERNATIVO AL CONTRASTO DEL FENOMENO MIGRATORIO CLANDESTINO
Il pensiero del Ministro degli Interni, On. Giuliano AMATO
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Nel quadro del Seminario sullo “ Scenario strategico del Mediterraneo allargato “ in corso presso il Centro Alti Studi della Difesa in Roma, il Ministro degli Interni On. Giuliano AMATO, ha tenuto per i Frequentatori dell’Istituto Alti Studi della Difesa, presenti i gotha dei Ministeri degli Interni e della Difesa e larghissima rappresentanza dei media, una conferenza dedicata al tema “ l’approccio governativo al contrasto ed alla gestione del fenomeno migratorio clandestino dalle coste meridionali del Mediterraneo”.
Tema di assoluta rilevanza ed attualità per cui, per il nostro passato di servizio in Algeria ed in Albania con compiti particolari, appunto, di contrasto alla immigrazione clandestina, non potevamo mancare di sentire dalla viva voce del Ministro degli Interni il pensiero suo, e quindi, del Governo. Dopo una analisi storica del fenomeno migrazione una volta determinato da intere popolazioni che con la forza e con le armi si insediavano su territori esterni al loro, ma in condizione di riceverli, per spazio e carenza di presenza umana, allo scopo di dare sfogo alle difficoltà ed alle pressioni interne, il Ministro ha individuato nella mancanza di risorse finanziarie, nella tendenza demografica non controllata, in alcuni casi nella povertà più assoluta che spinge alla ricerca del minimo necessario per la sopravvivenza, le motivazioni della attuale ricerca di immigrazioni lecite e clandestine dai Paesi dell’area sud del Mediterraneo.
Le prime sono in parte costituite da immigrazione qualificata che trova in linea di massima una abbastanza facile integrazione nei Paesi di arrivo.
Le seconde sono quelle dei disperati clandestini che tutti conosciamo, costituite da personale di media e, spessissimo, bassa qualificazione alla ricerca di un qualunque approdo che possa offrire possibilità di lavoro, possibilmente emerso ma anche nero.E’ importante evidenziare come buona parte di questa immigrazione comprenda al suo interno larga parte di malavitosi già collaudati ed anche disponibili in pectore, per esigenze economiche e predisposizione naturale, a delinquere. E’ questo costituisce un problema all’interno del problema in argomento.
Per contrastare, od almeno controllare questa immigrazione, è necessario il massimo impegno del nostro Paese, tra quelli Europei più appetiti per collocazione geografica nel Mediterraneo, che può operare in proprio, ma molto meglio, di concerto con gli altri Paesi Europei del Nord Mediterraneo e con la collaborazione dei Paesi nord-africani utilizzati dai clandestini per il transito.
Il relatore, indicata la Libia quale più importante Paese da cui parte il flusso migratorio clandestino verso l’Italia - dopo avere affermato che una visione particolare di parte ( la nostra ) porta in genere a considerare i reggitori politici di quel Paese quali primi responsabili del mancato controllo mentre anche la Libia è vittima di questa pressione demografica che non può assorbire sul suo territorio ed alla quale deve conseguentemente permettere sfogo verso l’Europa – ha indicato i cardini delle forme di collaborazione appunto con la Libia.
Con quel Paese sono state individuate forme di collaborazione che hanno già dato accettabili risultati in Albania: aiuti finanziari per la costituzione di forze speciali e pattugliamenti misti in mare, secondo nuove formule, da parte di Forze navali da schierare davanti ai porti di più frequente utilizzazione da parte dei potenziali immigrati.
Per quanto attiene le forze speciali il Relatore ha comunicato l’esistenza di truppe desertiche costituite da Tuareg che pattugliano i confini sud della Libia alla cui costituzione ha contribuito finanziariamente l’Italia.
Per quanto attiene il contrasto “ vicino” davanti ai porti di partenza, questo tipo di azione che rientra nella denominazione “ Frontex “ ( ? ) debutterà nella prossima primavera. Nel quadro di questa operazione rientrano anche consistenti aiuti finanziari alla stessa Libia ed anche alla Mauritania.
Accingendosi a concludere il Ministro ha indicato le linee portanti della politica italiana nei confronti del problema immigrazione : POLITICHE DI SVILUPPO e POLITICHE DI INTEGRAZIONE.
In merito alle prime si tratta di operare per contribuire a creare condizioni sufficienti di vita nei Paesi di origine controllando i flussi migratori interni aprendo poi prospettive di immigrazione legale controllata e concordata.
In merito alle seconde si tratta di creare nei Paesi di arrivo condizioni di integrazione che tengano conto che è possibile coesistere superando pregiudizi e valutazioni che derivano da concezioni storiche, civili e religiose, difformi.
Sono obiettivi importanti questi cui il nostro Paese sta dedicando la sua attenzione e che, comunque, non può perseguire operando isolatamente.
Ecco perché forte è la spinta italiana perché si possa costituire in tempi brevi ed in ambito mediterraneo il “ Gruppo dei 5 + 5 “ ( i cinque Paesi sud-europei ed i cinque nord-africani maggiormente interessati al problema immigrazione ).
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Autorevole e chiarissima relazione questa dell’On. Amato che ha portato alla conoscenza di tutti il pensiero proprio e, ripetiamo, del Governo.
La nostra conoscenza dei problemi relativi all’immigrazione per averli vissuti per motivi di servizio sul terreno sull’altra sponda, tuttavia, ci ha portato a constatare che, purtroppo, su molti punti dobbiamo essere dissenzienti ma in particolare sulla “ filosofia “ comportamentale.
Pensavamo di sentire qualche intenzione più in linea con la parola “ contrasto “ enunciata nel tema della conferenza, invece abbiamo sentito parlare principalmente di adattamenti per contenere un flusso migratorio che ci si deve abituare ad accogliere, limitando possibilmente i danni.
C’è parso infatti, come ha fatto rilevare anche un qualificato esperto presente in sala, che la politica italiana sia rivolta soprattutto a trovare le condizioni, a nostro parere deboli ed accondiscendenti, per ” subire “ il problema immigrazione non per contrastarlo efficacemente e con determinazione.
C’è ritornato alla mente un film già vissuto in prima persona a Valona, in Albania, quando, alla ricerca dei punti di partenza degli scafi, ci siamo visti avvicinare da strani ( nemmeno tanto! ) individui che, con atteggiamento tra la commiserazione e la derisione ci informavano……ecco i motoscafi…….là raduniamo la gente……là controlliamo i biglietti……qua imbarchiamo……..da qui partiamo…..
E questo senza alcun finto mistero……perché, concludevano,…..tanto voi italiani siete troppo buoni e non ci fate nulla!
Evviva, ancora una volta lo stereotipato “ italiani, brava gente ! “
Ecco perché la nostra esperienza, ci porta a dissentire dalla politica che abbiamo sentito enunciare dal Ministro degli Interni e ci suggerisce di consigliare di essere più duri e determinati perché il modo di affrontare il problema dell’immigrazione, ora che è esploso in tutta la sua virulenza, non può essere tentennante ed accondiscendente.
Sicuramente non va subito : ci è parso, invece, che da parte della autorità politica che abbiamo ascoltato si sia già passato il pericoloso psicologico limite di demarcazione del…. così è…. e……non possiamo più farci nulla!
A cura di FRAMER
per conto di OSSERVATORIO del sito www.congedatifolgore.com
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