A PROPOSITO DI BULLISMO…

……e dei correlabili  fenomeni negativi quali  ijime , mobbing e nonnismo


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Ci sono termini che sottendono fenomeni sociali negativi e  che  negli ultimi anni sono entrati nell’uso comune perché gli episodi che ad essi si riferiscono sono diffusi dai media dando, quindi,  la sensazione che siano sempre più frequenti tanto da divenire quasi una abitudine.

Forse gli stessi episodi e con la stessa frequenza sono sempre esistiti,  magari con diverse sfumature : il fatto è che oggi, ripresi appunto dai media che fanno da altisonante cassa di risonanza,  gli episodi in argomento sembrano essere frequentissimi.
 

Negli anni noi, frequentando le caserme con incarichi di responsabilità,  abbiamo approfondito il fenomeno del “ nonnismo “ e anche ci sentivamo quasi in colpa nei confronti della società cosiddetta   “ civile “ che ci accusava di non essere in grado di controllare tale fenomeno nel nostro ambito di azione.
 

Tuttavia  noi che abbiamo sempre saputo dell’esistenza del fenomeno, anche se non nelle forme esasperate di cui si voleva farci carico,  abbiamo sempre pensato e sostenuto, non solo per allontanare da noi le responsabilità,  che il fenomeno non andava circoscritto solo alle caserme ma anche ad altri ambiti sociali ed in forme diverse e talora anche più gravi.
 

E la diffusione oggi di questi similari fenomeni conforta la nostra convinzione di allora: il nonnismo di allora emergeva nelle caserme ma le sue radici erano altrove, in una società che già conosceva fenomeni negativi.
 

Dicevamo fenomeni sociali negativi, ed ora aggiungiamo similari ma non  identici.
 

Chiariamo allora bene  -  avvalendoci di Wikipedia  -  di cosa intendiamo trattare :   del bullismo, dell’ijime,  del mobbing. e  del nonnismo.
 

Poi faremo alcune considerazioni e riflessioni su questi fenomeni, in particolare sul bullismo.
 

IL BULLISMO

Con bullismo si indica un fenomeno sociale tipico delle classi scolastiche, in cui uno o più adolescenti perseguitano sistematicamente, con diverse pratiche, un ragazzo più debole.. Da parte dei media, il termine viene anche usato in maniera più ampia e generica,  per riferirsi al teppismo ed al vandalismo da parte degli studenti. L’atteggiamento del bullo nei confronti del più debole o dei più deboli ha cause che spesso risiedono nell’invidia nei confronti delle vittime.

Uno studente brillante, o con una famiglia molto agiata, è vittima del bullo che dimostra la sua superiorità nell’evidenziare i difetti fisici e/o caratteriali della vittima e renderla quindi inferiore, il tutto a vantaggio di una presunta, sconcertante ed irreale gratificazione.

Il bullismo, a differenza del vandalismo e del teppismo, si presenta come una forma di violenza antitetica a quelle rivolte contro le istituzioni e i loro simboli (docenti o strutture scolastiche): queste ultime sarebbero estroverse, dove il bullismo è invece introverso, una sorta di cannibalismo psicologico interno al gruppo che difficilmente coinvolge elementi esterni alla classe.

Inoltre è da sottolineare come quasi sempre l’intera classe si possa fare complice del bullismo rivolto verso i più deboli del gruppo, tramite meccanismi di consenso tacito e passivo, più o meno consapevole, nel timore di diventare nuove vittime del bullo, o per mettersi in evidenza nei suoi confronti. 

Da segnalare il caso del Giappone, dove ricerche analoghe e indipendenti sono portate avanti sin dalla prima metà degli anni ‘80, sul corrispettivo locale del bullismo, chiamato ijime, il quale si presenta in forme particolarmente intense e diffuse.


L’IJIME

L’ijime è un fenomeno sociale giapponese grossomodo corrispondente a quello che in italiano viene chiamato bullismo. Il termine è un sostantivo derivato dal verbo ijimeru letteralmente “tormentare”, “perseguitare”, ed è usato per identificare un particolare tipo di violenza scolastica.

Si tratta di ijime quando un gruppo più o meno ampio di studenti identifica tra i compagni di classe un individuo solitamente incapace di reagire, e quindi lo sottopone sistematicamente a pratiche vessatorie e disumanizzanti per periodi prolungati di mesi, o anche anni, con il silenzio complice dell’intera classe, quando non degli insegnanti. Diversi casi hanno visto gli insegnanti stessi incoraggiare o partecipare all’ ijime.


IL MOBBING


Con la parola inglese mobbing si suole indicare una pratica applicata nel mondo del lavoro, consistente in abusi psicologici impartiti ad un lavoratore; può essere tradotta con espressioni come vessazioni, angherie, persecuzione (sul posto di lavoro), o anche ostracizzazione.

Il termine mobbing, inglese, letteralmente indica “l’assalto di un gruppo ad un individuo”. Per gli studiosi del comportamento animale è  ” l’esclusione di un individuo dal suo branco “; in medicina del lavoro indica una violenza psicologica, talvolta anche fisica, perpetrata sul posto di lavoro che a poco a poco diventa insopportabile. 

Si comincia con un saluto negato,  battute che sono insulti, scherzi troppo pesanti, i colleghi ignorano o guardano male il dipendente, i capi sono insoddisfatti, il lavoro non procede,  l’ansia di sbagliare aumenta il tasso di errore.Questa pratica è spesso condotta con il fine di indurre la vittima ad abbandonare da sé il lavoro, senza quindi ricorrere al licenziamento (che potrebbe causare imbarazzo all’azienda) o per ritorsione a seguito di comportamenti non condivisi (ad esempio, denuncia ai superiori o all’esterno di irregolarità sul posto di lavoro), o ancora per il rifiuto della vittima di sottostare a proposte immorali (ad esempio, profferte sessuali o richiesta di eseguire operazioni contrarie a divieti deontologici o etici) o illegali (ad esempio, richiesta di fare,  o di omettere di fare, in violazione di norme).

Il mobbing è addirittura una strategia pianificata a livelli alti nei casi di ristrutturazioni a seguito di fusioni di aziende in cui si trovano due uffici di pubbliche relazioni, due segreterie, enormi duplicazioni di costi da eliminare specialmente nei processi di supporto, che devono essere tagliate.
 

IL NONNISMO

Con il termine gergale di nonnismo viene definita una serie di comportamenti che vanno dalla semplice prepotenza alle prove di iniziazione che i membri anziani di un gruppo impongono ai novizi.

Tali riti sono generalmente gogliardici, anche se spesso sfociano in comportamenti disgustosi o violenti, a volte anche attinenti la sfera sessuale. Si pensa normalmente che  fenomeni di “nonnismo” si osservano generalmente nella truppa di un esercito , ma dinamiche simili vengono osservate anche in  molti altri gruppi strutturati in modo gerarchicamente analogo quali collegi, seminari, carceri, ecc..


All’interno degli eserciti il nonnismo è vietato e scoraggiato, benché talvolta si tenda a minimizzarlo considerandolo parte del processo formativo del militare.  Talvolta diventa - più o meno consapevolmente - un mezzo efficace nella gestione della truppa, prefigurandosi come un’alternativa ufficiosa alla linea gerarchica formalizzata (catena di comando) e garantendo, per alcuni aspetti secondari ma non meno importanti ( per esempio la gestione della vita di guarnigione ), il buon funzionamento del reparto.

Le gerarchie, soprattutto ufficiali subalterni e certi sottufficiali, tendono quindi a ignorarlo, almeno fino a quando gli atti non superano livelli di gravità tali da dare luogo a scandalo, in genere in seguito a gravi infortuni.

Il termine “nonnismo” si rifà alla parola “nonno”, che gergalmente identifica il membro anziano del gruppo,  in contrapposizione al “nipote”,  cioè al novizio.  

 

ALCUNE CONSIDERAZIONI

Un ragazzo con la sindrome di Down umiliato, strattonato, insultato, deriso e picchiato in un’aula scolastica da compagni di classe assatanati e divertiti. Ma anche una banda di minorenni, tutti figli di famiglie perbene come si usa dire, che violentano una loro coetanea. E altre bravate e violenze di gruppo punteggiano il Paese ed i media fanno a gara per sottoporli alla nostra attenzione.   

E fin qui si potrebbe dire che è già successo anche in passato senza che sia stato dato lo stesso risalto di oggi.

La particolare  novità sta nel fatto che queste violenze possono oggi essere fotografate e filmate dagli stessi protagonisti e poi “caricate” su un sito Internet a disposizione di chiunque voglia cliccare.


L’attenzione prima dedicata al “nonnismo” delle caserme è oggi concentrata sul “bullismo” delle scuole, dei parchi pubblici, ecc. . anche in virtù del fatto che la eliminazione del servizio militare di leva ha fortemente ridotto la pratica del nonnismo in quanto il ricambio dei militari è fortemente ridotto con il servizio volontario.
 

 

Un fenomeno dilagante, il bullismo,  che non riguarda solo l’Italia ma anche e forse più altri Paesi europei. Da Londra si apprende che il bullismo è uno dei maggiori problemi sociali della Gran Bretagna, tant’è vero che è già stata  dichiarata una  “settimana anti-bullismo”.  Da Parigi si rende noto che non passa giorno senza notizie di violenze perpetrate da studenti, filmate con i telefonini e ritrasmesse su Internet.  In Germania le bande giovanili sono un incubo e a Berlino, secondo la polizia, un terzo degli studenti ha paura di finire vittima di aggressioni.  In Spagna pure si registrano violenze tra studenti nelle pause tra una lezione e l’altra ma pure violenze contro gli insegnanti e i professori.

Il bullismo denota un male che corrode l’intera società europea e porta a chiedere dove si é sbagliato e dove si sta sbagliando. In molti giovani ha trovato un muro di gomma ogni sforzo di operatori sociali, associazioni di volontariato tendenti a far capire la pari dignità di ogni persona anche se portatrice di handicap tradotti pure in linguaggio per cui non si parla più di disabili ma di diversamente abili.

Il fenomeno del bullismo ha anche  incontrato subito i sostenitori del pugno di ferro, della repressione inesorabile e del “mandateli a lavorare”. Altri hanno puntato il dito contro i genitori che sarebbero troppo permissivi.  Altri ancora hanno additato come responsabile la scuola e i rispettivi docenti, ma anche questo scaricare tutto sulla scuola a noi sa di ricerca del capro espiatorio per lavarsene le mani.

Più seriamente secondo noi,  ma non solo,  forse si può ricondurre oggi,  diversamente dal passato anche recente, l’esistenza del fenomeno all’aspetto nuovo e spiazzante di questa violenza di branco documentabile nella visualizzazione attraverso i filmati dei “ telefonini “ e quindi trasferibile su Internet per il “ godimento “ .proprio e di chiunque voglia “ cliccare “.

Il filmare le scene di violenza procura il  gusto di diventare attori, un esporsi alla videocamera o al telefonino in base ad una precisa regia  : ed allora perché privarsi del piacere di documentare per tutti  il proprio essere superiore magari assaporando anche il gusto del proibito?

Forse – pensano molti studiosi delle scienze sociali - le motivazioni non vanno ricercate solo nell’ evolvere della tecnologia che altro non é che il moderno  mezzo per far emergere quanto di peggio è ristretto nell’essere umano e nelle sue debolezze : ma noi ci ostiniamo a pensare che sia proprio così!

Oltre,  naturalmente,  a pensare che potrebbe essere medicina salutare, per ridurre questi atteggiamenti, una formazione alla vita per questa nostra gioventù tesa ad inculcare la consapevolezza della esigenza del rispetto reciproco nella convivenza e della esistenza di una scala gerarchica e di doveri che, una volta rispettati,     e solo allora ,  possono dare diritto  –  scusandoci per la ripetizione -  ad accampare i diritti che molto spesso si vorrebbe far discendere dal cielo.


FRAMER
per conto di OSSERVATORIO del sito www.congedatifolgore.com