SCENARIO STRATEGICO EUROPEO ( Parte Seconda )
Riprende l’intervento ( Parte Seconda ) del Generale Rolando MOSCA MOSCHINI presso il CASD
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La European Security Strategy pone le premesse e definisce le linee di sviluppo di un concetto di comprehensive crisis management fortemente innovativo e qualitativamente complesso, che rappresenta una peculiarità della UE ed un valore aggiunto potenzialmente vincente per il concorso europeo ad una global governance democratica delle problematiche di sicurezza e sviluppo del XXI secolo. Ed è secondo questo approccio sistematico che è oggi necessario guardare al problema delle capacità ed ai conseguenti progetti realizzativi delle stesse. Esaminata la logica della strategia EDSP, passiamo dunque a quella, conseguente, delle capacità ESDP.
Sotto il profilo organizzativo della pianificazione e del comando e controllo sono da registrare molte iniziative ed anche diversi risultati significativi nella direzione di una più efficace multidisciplinarità. A quest’ultimo riguardo, cito, ad esempio, il nuovo concetto di comprehensive planning, che tende ad armonizzare in una pianificazione integrata e coerente gli sforzi delle diverse componenti militari e non-militari degli interventi. Non posso poi naturalmente non ricordare la Cellula Civile-Militare, struttura operativa chiave dell’organizzazione ESDP, che costituisce l’elemento organizzativo deputato nel concreto a generare le sinergie dell’approccio multidisciplinare della European Security Strategy.
La Cellula è stata costituita, nell’ambito dello Stato Maggiore Internazionale dell’Unione, quale strumento essenziale di progetto e di governo della capacità allargata di gestione delle crisi che ho descritto, con la specifica responsabilità della pianificazione civile-militare a livello strategico. Con il consolidarsi delle operazioni multidisciplinari, per le quali l’approccio civile-militare tende a divenire la regola piuttosto che l’eccezione, essa sta conquistandosi rapidamente un ruolo chiave nel sistema UE di gestione delle crisi. I compiti specifici della Cellula consistono, oltre che nella pianificazione civile-militare a differenti livelli, anche nella costituzione di un Centro Operativo UE, all’insorgere di specifiche esigenze operative, e nel completamento qualificato all’emergenza dei Comandi Operativi messi a disposizione dagli Stati Membri. La struttura organizzativa della Cellula, che sta progressivamente integrando nelle attività multidisciplinari tipiche dell’ESDP anche i programmi e le iniziative della Commissione, comprende anche gli elementi di staff e di collegamento per l’interfaccia funzionale tra l’Unione e, quindi, l’Alleanza Atlantica.
La Cellula è attiva non solo sul piano della multidisciplinarità, ma anche su quello del multilateralismo, un altro dei concetti cardine della European Security Strategy, nei confronti, come si è detto, della NATO, contribuendo sostanzialmente alla operatività degli accordi permanenti di cooperazione NATO-UE, definiti nel 2002 con il cosiddetto Berlin Plus.
L’accordo denominato Berlin plus ha sostanzialmente migliorato la cooperazione, la trasparenza ed il reciproco supporto tra EU e NATO, nel campo della sicurezza e della difesa. In particolare, esso stabilisce le condizioni, a livello sia politico sia militare, per l’impiego, in operazioni a guida europea, di assetti e capacità NATO, evitando ridondanze e duplicazioni inutili e ponendo le basi per una prima forma di integrazione delle strutture militari, in linea con il principio cosiddetto dell’unico insieme di capacità, il single set of capabilities. Ogni Nazione ha infatti un solo insieme di capacità militari ed una sua agenda di sicurezza, per la quale è responsabile nei confronti dei propri cittadini. Ogni Nazione si rende altresì conto che mettere in comune le proprie capacità con quelle di altre Nazioni per l’attuazione di una strategia di sicurezza condivisa incrementa le sue possibilità di successo e dunque consente di perseguire obiettivi più ambiziosi ad un costo più basso. In generale, le organizzazioni internazionali con funzioni militari sono dunque gli strumenti comuni attraverso i quali ciascuno Stato Membro fa fronte alle proprie responsabilità nazionali in materia di sicurezza in sinergia con tutti gli altri Stati Membri. E’ in questa prospettiva che dobbiamo guardare all’Unione Europea ed alla NATO, almeno per quel che concerne il settore della sicurezza: due diversi contesti politici ed organizzativi nei quali vengono perseguiti i medesimi obiettivi comuni di sicurezza. A seconda della situazione –ad es., intervento con gli USA ovvero soltanto europeo– l’una o l’altra organizzazione sarà prescelta. Ovviamente molte altre considerazioni e differenziazioni sono possibili al riguardo, ma un punto chiave resta fermo: le capacità militari impiegate dall’una e dall’altra organizzazione sono sempre le medesime e non potrebbe ovviamente essere altrimenti.
Ulteriori provvedimenti sono attualmente allo studio in ambito UE per configurare uno strumento organizzativo idoneo ad implementare efficacemente la European Security Strategy. Cito l’iniziativa, che considero molto importante nel quadro del soddisfacimento delle esigenze di conoscenza operativa cui ho fatto cenno, per il potenziamento dell’esistente Centro Situazione (il Sitcen), al fine di consentire allo stesso di operare più efficacemente in funzione preventiva, come Awareness Centre.
Significativo è anche il progetto di istituzione di un Comandante Operativo civile dell’Unione, in grado di coordinare e guidare dall’interno delle Istituzioni Europee gli sforzi delle componenti civili degli interventi di comprehensive crisis management.
La struttura delle forze si è rapidamente evoluta verso task forces di dimensione contenuta, agili e flessibili ai fini dell’impiego in missioni ed ambienti differenziati, proiettabili a grande distanza in tempi ridottissimi, innovative dal punto di vista delle tattiche e delle tecnologie utilizzate e capaci di interagire sinergicamente, in networks aperti, con tutte le componenti non militari cooperanti.
Questa nuova generazione di capacità militari, definita con l’Headline Goal 2010, è incentrata sul noto concetto di Battlegroups.
Il Battlegroup è la “punta di lancia” del pacchetto di Rapid Response, dal quale è inseparabile, e costituisce la formazione militare di riferimento dell’Unione per il comprehensive crisis management. Come è noto, si tratta di una forza integrata, a composizione nazionale o multinazionale, capace di condurre operazioni autonome complete di breve durata (30-120 giorni) oppure la fase iniziale di missioni di più lungo sviluppo. Il pacchetto di Rapid Response nel quale è inserito il Battlegroup comprende una organizzazione di comando e controllo attagliata all’esigenza e componenti di supporto al combattimento e di sostegno logistico e moltiplicatori di forza, a struttura interforze, incluse eventualmente le necessarie componenti non-militari. Il sistema include le appropriate strutture decisionali a livello politico delle Istituzioni UE e di quelle nazionali degli Stati Membri, che costituiscono l’altra faccia del problema della Risposta Rapida, non meno critica di quella relativa alla prontezza ed al dispiegamento tempestivo delle forze in area di operazioni.
I Battle Groups sono in grado di iniziare l’esecuzione sul terreno della missione assegnata entro 10 giorni dall’assunzione della decisione politica di lanciare l’operazione. Questa, a sua volta, verrebbe presa entro 5 giorni dall’approvazione del documento base di impostazione, il Crisis Management Concept. In definitiva, per l’attivazione operativa di un Battlegroup nel quadro di un pacchetto di Rapid Response sarebbero disponibili, in totale, 15 giorni, inclusi il movimento e lo spiegamento in Teatro.
I Battlegroups sono idonei ad operare in tutto lo spettro dei possibili scenari di crisi, ma saranno impiegati specificamente in quelle operazioni che, per i tempi ridotti di intervento e la criticità della missione da assolvere, richiedono le loro speciali capacità. A questo proposito, è evidente che, per la gestione nel tempo delle crisi, saranno necessarie altre componenti più tradizionali ed a minore prontezza operativa.
Allargando l’orizzonte dai Battlegroups alle capacità militari in generale, possiamo affermare con certezza che esse restano essenziali per la sicurezza. Da un lato, gli scenari emergenti richiedono molta più qualità rispetto al passato, dall’altro, la molteplicità e l’estensione di tali scenari, così come la durata degli impegni, non consentono assolutamente di prescindere dall’aspetto quantitativo, che, anzi, è reso più oneroso dalla necessità di gestire tale quantità su scala planetaria e di avvicendare costantemente le forze impiegate. Riflettiamo sulla situazione odierna, sul numero delle aree di crisi che richiedono la presenza sul terreno di consistenti contingenti militari. Questi sono aspetti, attualmente all’attenzione dei maggiori Paesi dell’Unione Europea, che stanno producendo nuove tendenze con riferimento alla quantità, oltre che alla qualità, delle forze necessarie.
In generale, il comprehensive crisis management richiede la disponibilità di capacità militari interforze, multinazionali ed interoperabili –anche rispetto ad assetti non militari cooperanti– in grado di condurre interventi rapidi e decisivi, sia operando con compiti di prevenzione sia assolvendo vere e proprie missioni di combattimento, in situazioni di crisi ormai degenerate in conflitto.
Nel settore dei mezzi e dei materiali, il problema delle capacità militari è, allo stesso tempo, prioritario ed estremamente complesso, incidendo su una serie di fattori di natura politica, militare, industriale, tecnologica e finanziaria. Questa è la ragione per la quale nel 2004 è stata costituita l’Agenzia Europea per la Difesa. La missione dell’Agenzia consiste nel sostenere gli Stati membri e l’ESDP nel suo complesso, ai fini dello sviluppo delle capacità militari. A tale scopo, essa conduce un ampio spettro di attività, afferenti alla ricerca scientifico-tecnologica, all’industria ed al mercato per la Difesa, alla co-operazione fra gli Stati Membri nel settore dei sistemi e degli armamenti, sulla base di un’idea-progetto di capacità multifunzionale, quale insieme sinergico di concetti di impiego, personale, mezzi, sistemi di controllo ed elementi decisionali, realizzato a partire dagli effetti da ottenere sul campo, secondo i lineamenti cui ho fatto cenno in precedenza.
Sul piano dei mezzi e dei sistemi, le carenze più rilevanti emerse dal processo relativo all’Helsinki Headline Goal e tuttora esistenti riguardano, come è noto, il trasporto strategico, soprattutto per via aerea, i sistemi di comunicazione ed informazione, la condivisione dell’Intelligence e sostanzialmente tutta l’area ISTAR (Intelligence, Surveillance, Target Acquisition, e Reconnaissance).
Il quadro delle esigenze è in corso di riconfigurazione attraverso il processo relativo all’Headline Goal 2010 e gli approfondimenti concernenti le capacità, portati avanti in ambito Agenzia per la Difesa. In tale prospettiva, tenuto anche conto del modesto livello tecnologico della potenziale minaccia, si profila la necessità di una verifica delle esigenze di rinnovamento dei sistemi d’arma e dei grandi mezzi da combattimento tradizionali terrestri, aerei e navali, ferme restando le crescenti esigenze di protezione delle truppe impegnate in operazioni.
L’eliminazione delle carenze esistenti dipenderà, comunque ed ovviamente, dall’impegno degli Stati Membri. E’ ben noto, tuttavia, che i programmi di investimento nazionali sono sostanzialmente rigidi, almeno nel breve-medio termine. L’attenzione va allora posta sulla ricerca e sullo sviluppo nel più lungo termine, considerando le esternalità che questo approccio può garantire, anche in termini di applicazioni civili e ritorni economici, in linea con la prospettiva di un’economia europea innovativa, basata sulla conoscenza e competitiva su scala globale. In questa prospettiva, ha avuto di recente avvio in ambito UE un interessante programma di cooperazione tra l’Agenzia per la Difesa e la Commissione nel settore dei progetti dual use civile-militare.
Sul piano concettuale, il processo per lo sviluppo di nuove capacità ha trovato nello scorso anno una strutturazione più ampia e di maggiore profondità temporale con l’elaborazione di una visione strategico-militare di lungo termine, la cosiddetta Long Term Vision. Traendo spunto da un’analisi dettagliata dell’evoluzione del quadro di riferimento globale e tenendo debito conto delle potenziali prospettive offerte dalle future conquiste della scienza e della tecnologia, la Vision mira ad individuare, su un orizzonte iniziale fissato al 2030, le caratteristiche delle future operazioni militari ed i conseguenti possibili requisiti delle capacità da realizzare per farvi fronte efficacemente.
Termina qui la panoramica sulla ESDP e la strategia di sicurezza europea che mi prefiggevo di condurre.
Continua in ….Terza Parte
A cura di FRAMER
per conto di OSSERVATORIO del sito congedatifolgore.com
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