L’UNIFORME E’ APPARTENENZA NON APPARENZA

 

 

Il Generale Michele COLAVITO ci aiuta a ribadire l’importanza del rispetto della regolamentazione delle uniformi associative prescritte

 

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Come ben sanno molti dei nostri lettori che ci hanno conosciuto durante il nostro servizio nella Folgore, e poi ancora durante il periodo dell’incarico nella Presidenza Nazionale dell’A.N.P.d’I, noi siamo sempre stati convinti che oltre, sia ben chiaro, alla sostanza sia necessario guardare attentamente alla forma, in particolare, trattando di “ modo di vestire  “ in comunità, sia essa la caserma o la cerimonia pubblica o la zona lancio.
 

Insomma, la uniformità ed il corretto uso dell’uniforme sono sempre stati un nostro “ pallino “. alla ricerca continua di un appropriato stile militare che abbiamo sempre ritenuto doveroso nei confronti della Istituzione.
 

Probabilmente uno degli aspetti che ci accomuna al pensiero del nostro webmaster ( alias “ dente avvelenato” ) con il quale condividiamo quasi sempre – é questo il nostro pensiero – la filosofia di fondo del nostro sentire, anche se talora alcune differenziazioni ci fanno discutere, è sicuramente questo dell’apprezzamento e della cura e rispetto della uniformità, che in fondo, significa senso dell’appartenenza ad un “ gruppo “ che nell’uniforme si identifica e con essa si distingue.
 

Ricordiamo solo per un attimo le insistite e giustificate e giuste prese di posizione del nostro webmaster in occasione di attività lancistiche, e quindi con presenze in zone aeroportuali e di lancio, per stigmatizzare certi comportamenti e modi di vestire definiti con l’appellativo di effetto di “ pitti lancio “.
 

Bene, eravamo d’accordo allora con il webmaster e oggi, dopo avere letto l’editoriale del Gen. Michele Colavito,  Presidente dell’Associazione Nazionale Carabinieri, sul numero di marzo 2007 di “ Fiamme d’argento “, confermando le nostre idee che leggiamo e sappiamo così autorevolmente condivise, riteniamo di far cosa utile riportando per tutti i nostri lettori l’editoriale citato, certi di far cosa gradita anche alla Presidenza dell’ Associazione Paracadutisti che sappiamo attiva ed attenta su questo aspetto associativo, anche se i risultati, nel suo ambito,  lasciano ancora troppo a desiderare.
 

Ci hanno sempre spiegato, ma ancora oggi facciamo fatica a comprendere fino in fondo, che il paracadutista ama definirsi “ individualista “ e forse questo è il motivo per cui, spesso, è restio ad accettare suggerimenti verso una uniformità nel vestire che riconosce invece quasi esclusivamente nel “ nostro “ basco,  sia esso amaranto o verde!
E il paracadutista “ soffre “ molto la disciplina, sicuramente molto più di quanto non si possa dire del carabiniere.
 

Sarà così?  
 

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Ecco, allora, l’editoriale firmato dal Gen. Michele Colavito, che con limitati “ trasferimenti “ abbiamo ritenuto ben adattabile alla nostra identità paracadutistica.
 

Svetonio ci dice che «Cesare non giudicava i suoi legionari né dal loro aspetto né dai loro costu­mi ma solo, dalla loro capacità (tantum a viribus) ». Secondo il «Galateo del Carabiniere», alla voce «proprietà degli abiti»: «All’esattezza dell’u­niforme, alla regolarità del vestirla devesi aggiungere la sua nettezza… quanto occorre per renderla più bella allo sguardo altrui, che si compiace ognora delle immagini della bellezza». Come Carabiniere paracadutista, nel corso della mia non breve esperienza militare ho sempre cercato di ispirarmi al principio cesariano ancorché «cum granu salis» (libera traduzione: non esageriamo).

Cesare in realtà viveva ed operava in contingenze belliche permanenti, di scontri di uomo contro uo­mo all’arma bianca in cui la «forza dei singoli legionari era fattore determinante». Nel contesto storico in cui l’Associazione Carabinieri è chiamata ad operare ed in considerazione del­le statutarie finalità istituzionali appaiono, per contro, non ripudiabili i concetti espressi dall’ormai per tanti versi obsoleto «Galateo».

In effetti, la «ratio» dell’Associazione, il filo conduttore della sua storia, il sentimento che coinvolge tante energie e tante aspirazioni, ritengo sia individuabile nel concetto di «APPARTENENZA». Quell’appartenenza espressa dagli alamari (pur senza stellette) che orgogliosamente portiamo sul ba­vero e dalla granata fiammeggiante che adorna il nostro copricapo e che sta a significare «SIAMO CARABINIERI». Quella fiamma e quegli alamari che dobbiamo ONORARE con il nostro comporta­mento, con il nostro assetto formale e con la cura delle nostre belle uniformi (il «blazer» è un’unifor­me -vedasi «le Fiamme d’Argento» n. 3-4/2004).

Anche per questo ai nostri «giovani» del volontariato il Presidente nazionale ribadisce, in ogni possi­bile circostanza che, degli a volte troppo numerosi orpelli e scritte che adornano il «dritto ed il verso» delle loro rutilanti uniformi, l’unica importante è il sostantivo «CARABINIERI», «a questo, di conse­guenza, ispirate il vostro comportamento ed abbigliamento».

(………………….)

In conclusione la SOSTANZA (i valori in cui crediamo) si esprimono anche nella FORMA (il nostro assetto esteriore); se siamo - e lo siamo - orgogliosi della nostra appartenenza, mostriamolo al mondo, di persona e nelle riproduzioni fotografiche.

  

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A cura di FRAMER
per conto di OSSERVATORIO del sito www.congedatifolgore.com