DA GUARDIA NAZIONALE A RONDE
Il Generale dei Carabinieri Michele COLAVITO esprime il suo parere sulle auspicate ( da qualcuno ) ronde
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Siamo sempre pronti e disponibili ad assumerci le nostre responsabilità e le eventuali colpe. Ma queste debbono essere a noi imputabili. Non siamo disposti ad assumerci colpe e responsabilità di altri.
Perché scriviamo questo?
Siamo saltati con grande entusiasmo sull’intervista comparsa sul quotidiano Padania che riportava le affermazioni del Sen. Stiffoni relative al progetto di legge che si accingeva a presentare in Parlamento inerente la istituzione in Italia di una Guardia Nazionale.
E poiché l’argomento ci interessa abbiamo chiesto ed avuto la collaborazione di alcuni esperti per una valutazione fatta inizialmente sulle anticipazioni. Successivamente siamo riusciti ad ottenere dalla Segreteria del Gruppo della Lega Nord in Senato il testo completo del Progetto e su questo abbiamo fatto alcune altre valutazioni.
Abbiamo poi dichiarato al Sen. Stiffoni la nostra disponibilità a collaborare , ripetutamente per iscritto, e trascorso oltre un mese di silenzio ……….ci sentiamo snobbati e non insisteremo ulteriormente.
Tutto questo per far sapere ai nostri lettori, altrettanto interessati quanto noi all’argomento, che se non diamo più aggiornamenti in merito, come da impegno preso con loro, la colpa non è nostra ma del Sen Stiffoni o dei suoi collaboratori. Con questo non vogliamo dire che siano essi obbligati a rimanere in contatto con noi, ma semplicemente che cortesia vorrebbe che almeno ci fosse data una risposta.
Tuttavia rimane la considerazione che quel testo non ci ha convinto perché ci è sembrato non tanto finalizzato all’istituzione di una Guardia Nazionale quanto alla legalizzazione subdola di una aspirazione molto diffusa nel nord del nostro Paese : quella della istituzione delle “ ronde“.
Ed allora perché non sentire in merito alle ronde il parere di un esperto in materia di legalità e, soprattutto, Carabiniere d.o.c.? E, allora, chi meglio del Generale Michele Colavito ?
Ecco, di seguito, la risposta alla nostra sollecitazione, completa, esauriente e con l’arguzia che non si può negare al nostro amico sempre attento alle nostre esigenze.
“A mezzanotte va la ronda del…….…e nell’oscurità…….” Canzone tango degli anni trenta.E così, in un filmato televisivo, li ho visti andare, pensosi, aggrondati, guardinghi, i volontari delle c.d. ronde notturne del nord-est dell’Italia.
Mi hanno richiamato alla memoria la rielaborazione cinematografica della Tosca nella sequenza in cui Gasman-Scarpia, al comando di una pattuglia di sbirri pontifici, percorre gli acciottolati di Borgo, intimando agli irridenti Trasteverini : “ tremate lo stesso….addosso “.
Ho letto di recente, sul Corriere della Sera che un responsabile provinciale dell’Ordine e Sicurezza pubblica avrebbe minacciato di arresto i volontari delle ronde qualora si fossero azzardati a chiedere i documenti a chicchessia.
Al riguardo, se da un lato non credo che i volontari siano tanto sprovveduti da incorrere in siffatti abusi, dall’altro mi sembra ovvio che non si possa impedire ad un cittadino, per di più incensurato, di percorrere le vie cittadine, nelle ore in cui lo ritiene, indossando un panciotto più o meno fluorescente, osservando quel che accade a lui d’ intorno
Sempre dal su citato quotidiano ho tratto un titolo dai caratteri cubitali che parrebbe volere sottolineare la produttività o improduttività delle iniziative in parola: “ da Treviso a Padova. Le notti degli sceriffi fra noia, nebbia e caffè “.
E, in effetti, in quanto a produttività, non c’è da aspettarsi granchè, visto che il degrado delle condizioni di sicurezza è, in larga misura, addebitabile a concause ben diverse e più gravi della presunta carenza di osservazione .
Avete presente la volatilità delle pene?
E la diffusa cultura di negazione dei valori?
Ma al di là dei problemi di legittimità e di produttività del fenomeno ronde , vi è un aspetto irresponsabilmente trascurato ed a mio avviso di particolare interesse e rilievo. Da chi, come e su cosa questi volenterosi sono stati indottrinati? Chi ha insegnato loro e cosa ?
Ho dedicato quasi mezzo secolo di vita professionale a spiegare ai miei Carabinieri i principi basilari di condotta, della cautela, delle precauzioni da adottare prima durante e dopo i servizi, delle procedure da seguire, di ciò che si può e non si può, di ciò che si deve , delle leggerezze e dei pericoli. e così pure una schiera di qualificati istruttori ha sempre fatto e farà. E non basta dacché la imprevedibilità delle situazioni da affrontare rende qualunque addestramento non esaustivo.
Si potrebbe obiettare che i volontari devono limitarsi ad osservare e riferire. Sembrerebbe elementare. Ma se questi volontari, nel corso del loro andirivieni, piuttosto che uno scassapagliai ( sembra che all’origine del fenomeno vi sia la scomparsa di una pecora di polistirolo ) dovessero incontrare un vero delinquente , cui non garbasse essere osservato e riferito , quali le conseguenze?
Facilmente immaginabili : disastro!
La mentalità poi che ritengo più pericolosa e gravida di negatività è proprio quella del ” proprio a me deve capitare “ .
Ma c’è ancora qualcuno che crede che i delinquenti vadano in giro di notte con la mascherina ed il mazzo di grimaldelli in mano? Ma c’è ancora qualcuno che pensa che in Italia non ci sia in giro gente per cui la vita altrui val meno di un soldo bucato?
Per concludere : al camionista, al commerciante, all’impiegato che si appresta ad indossate il giubbetto rifrangente per uscire di ronda vorrei dire che è una gran leggerezza pensare di potersi ritagliare una funzione di operatore di sicurezza, una funzione che richiede preparazione, esperienza, applicazione, alla stessa stregua della professione o mestiere che ciascuno di loro svolge nella vita.
Vorrei sensibilizzarli sul fatto che l’impegno che si apprestano con sicumera ad assumere potrebbe costare loro ben caro, come ben sa ogni Carabiniere, ogni operatore di pubblica sicurezza che, nel lasciare la propria abitazione per intraprendere il quotidiano servizio, è perfettamente consapevole del fatto che potrebbe non farvi più ritorno.
AUGURI ! Ma, cari rondaioli o rondoni ( o come preferite essere chiamati ) lasciatevi rammentare – da parte di qualcuno che del coraggio ha sempre avuto il massimo rispetto – un antico proverbio distillato di saggezza popolare: ” il coraggio del topo ingrassa il gatto “.
A cura di FRAMER
per conto di OSSERVATORIO del sito www.congedaifolgore.com
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