LA STORIA RECENTE DEL “PAESE DEI CEDRI”
Un qualificato contributo di informazione per la ” Folgore “
Abbiammo pensato, con un pò di presunzione, che apprestandosi a partire per il Libano i nostri paracadutisti potesse per loro essere utile avere , tra le tante che sicuramente stanno avendo,una ulteriore informazione legata alla storia recente del ” Paese dei cedri “. Informazione ovviamente legata alla presenza militare italiana in quel Paese.
Ci siamo allora rivolti, per avere una informazione diretta al Generale ( bersagliere ma anche abilitato paracadutista ) Bruno TOSETTI , il mitico Comandante del glorioso Battaglione Governolo che allora, nel 1982, per primo operò con onore in Libano.
Agli uomini della Folgore, in partenza in questi giorni, rinnovando il nostro in bocca al lupo, dedichiamo la testimonianza che il Gen. TOSETTI ha voluto inviarci.
( Il Gen. D. (r) Bruno Tosetti é un altro dei brillanti Ufficiali - Fraticelli, Ottogalli, Cabigiosu, Mearini, Quintana - di un brillantissimo 16° Corso di Accademia, che ci onoriamo di ospitare nella nostra rubbica. Tra i suoi principali vanti professionali : il Comando della Missione Governolo in Libano, la frequenza del Corso di Stato Maggiore in Brasile e l’incarico di Addetto militare in Argentina, Uruguay, Paraguay e Perù. In primis Bersagliere d.o.c. porta con orgoglio sincero il brevetto di abilitazione al lancio)

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E’ trascorso un quarto di secolo da quando l’Italia, con l’invio di Reparti dell’ Esercito in Libano, si affacciava sulla scena internazionale con le sue FF.AA per la prima volta dalla fine del 2° conflitto mondiale. Era il mese di agosto del 1982 quando sbarcava a Beirut il Contingente “GOVERNOLO” ( 2° Battaglione Bersaglieri “Governalo”, un Plotone di Carabinieri del Battaglione CC “LOMBARDIA”, un plotone del Genio Pionieri ed una consistente aliquota logistica per complessivi 518 uomini fra U. SU e Tr.) .
La missione (in un secondo tempo denominata “LIBANO 1”, per distinguerla da altra missione definita appunto “LIBANO 2” ed intrapresa due settimane dal termine della prima), si concluderà con il pieno assolvimento del compito assegnato al Contingente dal “Comitato Politico e Militare del Libano”, del quale faceva parte il Comandante di Contingente: schierarsi nel settore meridionale della Capitale libanese, smilitarizzare un’area a cavallo della “Linea Verde” interponendosi fra le forze israeliane e palestinesi, portare quest’ ultime in salvo oltre i confini della SIRIA” e favorire il ripristino della sovranità e dell’ autorità del governo libanese nella regione di Beirut.
Il 1° intervento italiano in Libano ha costituito prova di grande rilevanza per l’Italia per il gradiente di credibilità acquisito dal nostro Esercito ed il brillante esito della Missione è stato determinante per i successivi impieghi dei nostri militari in varie parti del mondo.
Ed alle migliaia di soldati italiani impegnati oggi in 28 missioni sparsi in 19 Paesi di tre diverse regioni geografiche, dal settembre 2006 si sono aggiunti i quasi 3000 militari della Missione “LEONTE” che ben potremmo denominare “LIBANO 3”.
A differenza della “Libano 1” schierata nella capitale libanese all’ombra del Tricolore, la Missione “LEONTE” opera a Sud del Paese dei Cedri sotto l’azzurra Bandiera dell’ONU, è inquadrata nell’ “UNIFIL 2” ed occupa una fascia di 5 Km. compresa tra il fiume Litani e la frontiera con Israele.
Non sono però queste le uniche caratteristiche che differenziano le due missioni delle nostre FF.AA..
Vediamole allora.
Nell’ agosto del 1982 l’intervento italiano si era reso necessario per risollevare il Paese dei Cedri dalla profonda crisi in cui era sprofondato, aiutando le Autorità libanesi a ristabilire su tutto il territorio la legalità e la sovranità nazionale, da anni perduta.
L’esplosiva situazione causata da anni di sanguinose lotte fra le milizie musulmane e cristiane, si era acuita negli anni ’70 con l’arrivo in Libano dell’ OLP di Yaser Arafat ed altri profughi palestinesi provenienti dalla Giordania, dove si erano rifugiati a seguito della “Guerra dei 6 giorni” e da dove ora venivano cacciati (“Settembre Nero”) per aver attentato all’autorità Hashemita.
La guerra civile che ne segue provoca 60.000 morti ed offre alla Siria l’agognata occasione di estendere la sua “sovranità” sul Libano con l’invio di tre Brigate della Forza di Dissuasione Araba, con il dichiarato scopo di voler mettere pace nel Paese dei Cedri.
Della generalizzata confusione, e protetti dalla presenza siriana, ne approfittano i palestinesi per effettuare frequenti attacchi terroristici agli insediamenti ebraici dell’Alta Galilea, costringendo Israele a difendersi lanciando nell’ estate del 1982 la fulminea operazione “PACE IN GALILEA” che, in poco meno di due settimane, si conclude vittoriosa con l’accerchiamento nella parte Ovest della Capitale libanese di circa 10.000 palestinesi dell’O.L.P. (Organizzazione per la Liberazione della Palestina), del P.L.A.(Armata per la Liberazione della Palestina), e dei 3000 soldati siriani della Forza di Dissuasione Araba.
L’esplosiva situazione perdura per oltre un mese e si fa sempre più concreto il pericolo di un coinvolgimento diretto dell’Unione Sovietica apertamente schierata con la Siria e desiderosa di esercitare la propria influenza nell’area Medio Orientale, e degli USA tradizionali alleati di Israele.
Fallito il tentativo di intervenire nella “crisi” con l’invio di “Caschi Blu” per il veto posto dall’URSS nel Consiglio di Sicurezza dell’ONU, il Governo italiano sempre più interessato a salvaguardare il Mediterraneo da pericolose crisi, aderisce alla richiesta libanese di partecipare con propri reparti alla costituzione di una Forza Multinazionale assieme a Francia e USA, per procedere all’evacuazione di tutte le milizie straniere dal Libano.
Il Contingente “GOVERNOLO” interviene ed assolve a tutti i compiti della missione e fra questi il più difficile e delicato, l’ evacuazione in Siria di circa 7000 fra soldati siriani e miliziani e 952 mezzi logistici e da combattimento.
Grazie all’ intervento della Forza Multinazionale si era stemperata la tensione fra le due Super Potenze e scongiurato il rischio che il Medio Oriente si infiammasse nuovamente. Al Libano era stata offerta la possibilità di risollevarsi.
Per quanto ci riguarda, compiti chiari e regole d’ingaggio inequivocabili e note a tutti, sono stati fattori determinanti per il buon esito della missione e per dare a tutti i componenti del Contingente quella serenità che certe situazioni richiedono.
La “LIBANO 1” si concludeva con il pieno successo grazie a vari fattori fra i quali la grande motivazione che pervadeva tutto il personale del Contingente, dal Comandante ai militari di leva. Determinante però per l’esito della missione, ripeto, era la perfetta e chiara definizione del compito e le altrettanto chiare, e note a tutti, regole d’ingaggio.
Anche la missione “LEONTE” nasce a conclusione di una guerra, durata 34 giorni (12 luglio – 14 agosto 2006) che vede Israele costretto a difendersi da continui lanci di missili sugli insediamenti dell’Alta Galilea e da attacchi terroristici all’interno del Paese.
Questa volta i nostri militari si trovano a dover operare inseriti in un quadro politico strategico sostanzialmente diverso da quello degli anni ’80 anche se, la situazione cui si trova il Paese dei Cedri, ha qualche analogia con quella di allora.
In particolare:
- scomparsa l’Unione Sovietica che con sé ha portato via la “guerra fredda” dallo scenario internazionale, nell’area subentra l’Iran che ne persegue il controllo, mira all’islamizzazione del Libano e alla distruzione dello stato di Israele. Attraverso la Siria gestisce gli Hezbollah, spina nel fianco di Israele assieme ai miliziani di Hamas insediati nella Striscia di Gaza;
- il vuoto lasciato dai Fedayn di Arafat viene occupato da un nuovo “soggetto” politico terroristico. I citati Hezbollah! Movimento libanese sciita capeggiato dallo sceicco Hassan Nasrallah e creato nel 1982 dai guardiani della rivoluzione iraniana dopo l’invasione israeliana del Libano. Come soggetto politico, nelle elezioni del 2005 Hzbollah s’è aggiudicato 35 seggi nel Parlamento libanese, diventando la seconda forza politica con 128 deputati e due ministri mentre, come gruppo terroristico, dalla sua nascita ha firmato alcuni fra i più sanguinosi attentati terroristici nell’area. Il primo, e più eclatante, il 23 ottobre 1983 a Beirut contro i Marines americani ed i Parà francesi provocandone rispettivamente la morte di 241 e 50 militari ed accelerando l’abbandono del Libano da parte della Forza Multinazionale di Pace. Hezbollah persegue la trasformazione del Libano in uno stato confessionale islamico e con l’aiuto finanziario e militare dell’ Iran e della Siria mira alla distruzione di Israele in nome dell’antisionismo che ha alla base la sua fondazione. Ciò spiega anche la ragione della sua alleanza con la Jihad e con Hamas (gruppo palestinese insediato nei “territori occupati” e creatosi dalla scissione dell’ ANP per aver, quest’ultima, riconosciuto lo Stato di Israele). Anche per questo Hezbollah non ha mai rispettato il disarmo imposto dalla risoluzione ONU 1559 del 2004. In nome della liberazione della Palestina e dell’odio antisionista, per anni il movimento libanese ha intrapreso lo stillicidio del lancio di missili su Kibbuz dell’Alta Galilea fino a giungere alla guerra dell’estate 2006;
- come nell’ 82 il Libano non ha il completo controllo del Paese, specie nel Sud dove l’esercito manca da più trent’anni e dove gli Hezbollah spadroneggiano indisturbati;
- la Siria da parte sua, nel 1984, dopo il secondo abbandono del Libano, della Forza Multinazionale (giunta a Beirut dopo il massacro di Sabra e Chatila), ritorna ad essere presente in forze con il proprio esercito sperando di affermare la sua egemonia questa volta con il beneplacito iraniano. Continua a rifornire gli Hezbolah di armi iraniane anche quando costretta, dopo l’uccisione del Premier Hariri, a rientrare nei propri confini;
- analogamente al 1982 in Israele ritorna l’incubo degli attacchi terroristi e, come allora, nelluglio del 2006 si vede costretto a difendersi.
Questa volta è l’ONU che, dopo difficili trattative, ottiene il cessate il fuoco con l’approvazione da parte del Consiglio di Sicurezza della Risoluzione n. 1701 che, come la 1559, rimarrà inapplicata per la sua quasi totalità. E precisamente si sorvola sul disarmo degli Hezbollah e sul controllo dei confini della Siria con il Libano per impedire nuovi arrivi di armi. I primi infatti rifiutano il disarmo mentre la Siria considerebbe lo schieramento di forze ONU ai suoi confini come grave atto di aggressione.
E così gli Ezbollah in questi ultimi mesi si sono preparati per il prossimo conflitto rifornendo di missili i propri arsenali e fortificando le loro posizioni a ridosso dello schieramento dei “Caschi Blu” sotto il distratto e connivente atteggiamento dell’esercito libanese e l’impossibilità di intervento diretto da parte dei “Caschi Blu”.
Ecco che di tutte le prescrizioni della 1701 s’è salvata unicamente quella che prevede lo schieramento dei reparti dell’ ”UNIFIL 2” per separare i contendenti. E li si trovano ora i nostri uomini e donne della “LEONTE” per fare da cuscinetto tra i miliziani Hezbollah e Tshal, monitorare l’area e assolvere compiti umanitari nell’attesa che dal “braciere” si sviluppino nuove “fiamme”.
Contrariamente alla “LIBANO 1” ora i soldati della “LEONTE” operano in ottemperanza di ordini, a mio avviso , “fumosi” e “regole di ingaggio” definite “forti” dal Governo italiano e….. tenute “segrete” …… , sempre a detta del nostro Governo, per salvaguardare l’incolumità dei nostri soldati. E non si capisce come, visto che dette regole non sono date a sapere al villico di casa nostra ma saranno certamente note ai palestinesi.
In altre parole la 3^ spedizione dei nostri soldati nel Sud del Libano - fermamente voluta dall’ attuale Governo per, a suo dire, un deciso rilancio della politica estera italiana ma, dico io, per pura esigenza di compattare la traballante compagine interna - sempre a mio avviso, è partita all’insegna dell’ infausto motto propiziatore dell’ “armiamoci e partite”.
Si, perché in presenza di una possibile e probabile nuova guerra, che cosa dovrà fare “UNIFIL 2” e con essa “LEONTE” ?
- ritirarsi, come d’ altra parte prevedono le regole del “peac keeping” in caso di presenza divenuta inutile;
- rimanere inerme fra i due fuochi per monitorare gli avvenimenti come fatto dal 1975 dalla progenitrice “UNIFIL 1”;
- trasformarsi in missione di “peace enforcing” a favore di una delle due parti. Ed in tale caso mi auguro che il Consiglio di Sicurezza dell’ONU emani una nuova risoluzione che modifichi la 1701 altrimenti dovendo continuare a “fornire assistenza all’esercito libanese” correrà il rischio, visto l’evoluzione della politica interna del Libano, di combattere a fianco degli Ezbollah.
Nel frattempo l’Italia, o meglio il suo attuale Governo, in questa avventura molto ascoltato dall’ONU per le difficoltà nel trovare partner disposti a rinforzare “UNIFIL”, è fiero degli ordini “fumosi” e delle segrete ma “forti” regole di ingaggio, che lasciano nelle mani dei nostri Comandanti sul campo il classico “cerino acceso”.
Ormai da mesi tutto tace. Dal Sud del Libano giunge solo un silenzio assordante! Se in avvenire, come mi auguro ardentemente, tutto andrà bene, il merito sarà di tanti…… nel caso invece che qualcosa non vada per il verso giusto la responsabilità sarà di pochi. E quei pochi saranno tutti in Uniforme!
Da vecchio… - anzi da Bersagliere sempre “ventenne” e quindi solo maturo Comandante che ricorda con nostalgia quelle indimenticabili ed entusiasmanti giornate dell’agosto-settembre 1982 e che ora non può fare altro che seguire con sana invidia chi si trova sul campo - non resta che rallegrarsi con coloro che fino ad ora si sono brillantemente disimpegnati nell’assolvere il proprio dovere e che si apprestano a cedere il campo alla Brigata Paracadutisti che bersaglierescamente con stima e rispetto abbraccio.
Alla Porta……. Lancio….. e sempre FOLGORE!
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A cura di FRAMER
per conto di OSSERVATORIO del sito www.congedatifolgore.com
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