LA STRAGE DI NASSIRIYA
Un commento a margine del rinvio a giudizio per tre Comandanti
Ci sentiamo in obbligo di fare un commento in merito al rinvio a giudizio dei Comandanti in atto al momento della strage di Nassiriya e lo facciamo mal volentieri perchè non abbiamo nessun elemento in più rispetto alle informazioni giornalistiche.
Intanto non siamo in linea con quanto ha commentato il collega Nunzio De Pinto in OPINIONI.
Anche noi abbiamo conosciuto il Gen. Lops e siamo anche noi convinti che abbia messo in essere tutte le misure idonee a tutelare la sicurezza dei suoi uomini. Ma questa é una assoluzione pregiudiziale e di stima.
Noi abbiamo conosciuto il Col. Di Pauli, che ha servito per molti anni nel ” Tuscania ” a Livorno e anche solo questo é garanzia di alta professionalità. Ma anche questa é una assoluzione a prescindere.
Noi non abbiamo conosciuto il Gen Stano. Non abbiamo per lui le stesse certezze basate sulla conoscenza personale ma abbiamo buoni motivi per pensare che anche lui si sia comportato in modo coerente con gli insegnamenti ricevuti in tanti anni di servizio.
Dunque nessuna condanna e nessuna assoluzione da parte nostra ma solo un auspicio.
Un auspicio che ci deriva dal fatto che sappiamo che dal momento di quella malaugurata strage continuano a circolare voci di inadeguatezza di alcuni Comandanti nell’organizzazione ” difensiva ” di una struttura alloggiativa come quella di Nassiriya in una situazione di ” pace “. E queste voci vanno chiarite e stroncate!
Ecco, questo é il punto : il grande mai risolto equivoco relativo all’inserimento in una situazione bellica che, per motivi di opportunità politica, si continua a volere definire di pace.
Ed allora si attribuisce fiducia a chi ha fatto di tutto per dimostrare di non meritarla.
Ed allora, probabilmente e conseguentemente, nel mettere in piedi una organizzazione di difesa, condizionati psicologicamente, non si riesce a pensare completamente che chi ti sta intorno é sempre un nemico. Anzi si vuole mostrare amicizia.
Ecco allora che chi é incaricato di condurre una inchiesta non potendo prescindere dal verificare la messa in atto di tutte le misure di sicurezza relative ad una situazione bellica, non può non arrivare alla conclusione che si doveva e poteva fare di più.
Ed allora non rammarichiamoci della decisione del rinvio a giudizio.
Paradossalmente siamone lieti, per due motivi:
- in primis, finalmente, si riuscirà a prendere coscenza che il militare che opera con le armi imbracciate non può essere un operatore di pace ma invece un operatore in una situazione bellica e comunque fortemente ostile. Occorre uscire da un forte equivoco : se si vogliono portare i cioccolatini ai bambini si richieda questo ad altri organismi diversi da quelli armati. Il nocciolo duro dell’equivoco sta nel fatto che oggi, a fatti avvenuti, l’imputazione per i Comandanti viene riferita all’art. 98 del ” Codice militare penale di guerra “, quello relativo all’omissione di provvedimenti per la difesa militare in guerra! Come la metterà ora il giudice Intelisano che si ritrova sul tavolo le foto dei militari italiani che distribuiscono i cioccolatini?
Con una piccola punta di orgoglio personale ribadiamo un concetto da noi più volte espresso ripreso dalla filosofia confuciana che ci dice ” scegli e vincerai “. Occorre sempre operare una scelta tra il bianco ed il nero perchè il grigio, alla fine, non paga!
- in secondo luogo, anche e soprattutto nell’interesse dei Comandanti, si potrà sciogliere definitivamente il dubbio che, come sopra scritto, serpeggia da tempo in ambienti giornalistici ed anche militari. Si arriverà a capire che l’indecisione politica - andiamo in missione di pace ma non usiamo le armi - è alla base di eventuali errati comportamenti militari.
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FRAMER
per conto di OSSERVATORIO del sito www.congedatifolgore.com
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