MISTERO ( ? ) ITALIANO CON UN AGGIORNAMENTO PERTINENTE

 

Ora conosciamo bene il malcostume imperante.

 

E’ in libreria da qualche mese un libro/denuncia, a cura di Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella dal titolo “ LA CASTA “ per i caratteri di Rizzoli ( citiamo tutte le coordinate perchè vorremmo che tutti lo leggessero ) che ci ha colpito fortemente per la completezza di informazioni gravissime ma documentate che fornisce sul ” malcostume ” del nostro Paese.

Non troviamo altri attributi più duri per definire la situazione italiana nella quale chi é al potere è ormai diventato intoccabile. 

Chiunque si può sbizzarrire secondo la sua fantasia, ma sia pur certo che non arriverà a definire una situazione così perversa come quella che viene presentata.

Gli autori presentano infatti la deriva della classe politica ( e non solo ) italiana dai tempi dei paltò rivoltati di De Gasperi agli odierni sfarzi hollywodiani ;  le spese impazzite nell’infinita moltiplicazione di sedi di partito e pubbliche ;  i costi segreti al Quirinale ed invece on-line a Buckingam Palace ; l’utilizzazione degli aerei di Stato a destra, al centro ed a manca ;  le mancate promesse di tagliare le famigerate ” auto blu ” che invece aumentano a dismisura;  il potere in eredità a figli e parenti ; i privilegi che vanno dalle scorte ai ristoranti privati meno cari delle mense aziendali ;  i vitalizi senza mai sedere a Palazzo Madama ; gli affari dei tunnel, delle cliniche private, delle banche padane ;  gli sconti fiscali per le donazioni ai partiti ; le cariche nelle società pubbliche per sistemare gli ” ex ” ; le centinaia di migliaia di consulenti quasi sempre inutili, dalle maghe agli enti ippici ; i Grand Commis quasi più potenti dei ministri ; gli sprechi, clientele e manie di grandezza delle Regioni ordinarie ; le spese folli delle Regioni autonome ; il fallimento di tutti i tentativi di abolire le Province che invece aumentano di numero perché servono per distribuire posti ; le modalità attuate dai sindaci alla ricerca del conseno ma con i bilanci in profondo rosso.

E così via, chi più ne ha più  ne metta, ed il tutto riportato con nomi, cognomi, località, date e numeri, con assoluta precisione ed inequivocabilità.

Ora noi , che  pur viviamo partecipativamente le attività di questa nostra Repubblica e sapevamo di malcostume imperante, siamo usciti dalla lettura di questo libro disgustati e profondamente amareggiati con una constatazione di impotenza dominante e con una riflessione.

E’ mai possibile che nulla del molto che abbiamo letto non sia stato contestato da alcuno delle Istutuzioni, Enti, centinaia di politici messi con le spalle al muro?

Noi non abbiamo notizia di querele, denunce, smentite, precisazioni.

Questo per noi il mistero,  ma non tanto,  tutto italiano.

A questo misterioso silenzio allora si deve attribuire un solo grave e  terribile significato : é tutto vero!

Se così é, povera la nostra itaglietta ( volutamente senza maiuscola e con la ” g ” e con il suffisso riduttivo) !!!!!!!!! Che futuro puoi avere??????????

 

^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^

Un aggiornamento ( 6 luglio 2007 ) pertinente, per chi ha voglia e tempo di leggerlo, che proponiamo ai nostri lettori riprendendolo da ” La Repubblica ” di oggi .

Che si muova qualcosa?

 

^^^^^^^^^^^^^^^^^^^

 

Divario di uno a dieci tra gli incassi e le spese di gestione della buvette di Montecitorio
La “mensa” sul bilancio della Camera pesa per 5 milioni l’anno

  

I DEPUTATI SI REGALANO IL RISTORANTE : PAGANO € 9 PRANZI CHE COSTANO € 90

  

Appaltata ditta privata per risparmiare

di Corrado LOPAPA

 

 

ROMA - I cavatelli al salmone fresco e zucchine serviti ieri erano una delizia (3,60 euro). Ma anche gli gnocchi di patate al pomodoro e basilico sembra che abbiano riscosso un certo successo (3 euro). Gli onorevoli più buongustai sono passati poi a dell’ottimo pescato del giorno (4,20 euro) e infine a una ghiotta “scelta di dolci” (1,80 euro). Il tutto per 9 euro, centesimo più, centesimo meno. Peccato che quel pranzo sia costato alle casse della Camera dieci volte di più: 90 euro.       

Che le cose andassero più o meno in quel modo, a Montecitorio, lo si sapeva da tempo. Solo che ieri mattina la frittata, è il caso di dire, è finita sul tavolo dell’Ufficio di presidenza, l’organismo che fa capo a Fausto Bertinotti e che sovrintende all’amministrazione del palazzo. Non tanto perché si è appreso che la ristorazione a beneficio dei 630 inquilini costa 5 milioni 232 mila euro l’anno, anche questo era noto. Ma perché si è scoperto che quella cifra, ripartita per il numero di deputati, fa lievitare la spesa per ogni singolo pasto appunto a 90 euro. Il calcolo, un po’ grossolano ma significativo, è stato sottoposto ai colleghi da Gabriele Albonetti e dagli altri due deputati questori, per far capire che forse era giunto il momento di mettere un taglio a cotanto spreco.

Il clima di antipolitica montante che si respira fuori dal palazzo, c’è da giurarci, avrà pure avuto il suo peso. Sta di fatto che si corre per la prima volta ai ripari. Come? La soluzione individuata consiste nell’”affidamento all’esterno di una parte dei servizi di ristoro”. Così, i 7 cuochi del reparto cucina e i 25 addetti, tra camerieri e operatori vari, per un totale di 32 “unità di personale” saranno destinati “alla professionalità di assistente parlamentare con le rispondenti qualifiche”, ma anche al centralino, al “reparto riproduzioni e stampa”, ai servizi radiofonici e televisivi. Ora, cosa ci farà un cuoco al centralino non è dato sapere, ma il problema sarà affrontato in un secondo tempo. Per il momento, questa è la decisione adottata che si legge nella delibera del collegio dei questori varata dall’Ufficio di presidenza. E nessuno ieri ha osato obiettare alcunché, coi tempi che corrono. Anche perché il risparmio stimato supera i tre milioni e mezzo di euro. A regime, infatti, sottrarre i pranzi e le (poche) cene dei deputati alla responsabilità diretta della Camera comporterà per l’amministrazione un costo complessivo di 1 milione 662 mila euro. D’altronde, tutto è affidato da un pezzo all’esterno anche al Senato.

Per il momento e per una “fase sperimentale di diciotto mesi”, i questori hanno deciso di affidare il servizio alla stessa società che finora ha gestito la mensa dei dipendenti, la “Onama”. Così, senza una gara o un appalto. Perché solo al termine dell’anno e mezzo di prova si procederà a una selezione pubblica oppure, ecco la sorpresa nel provvedimento, “al ripristino della gestione interna”. O funziona, oppure - se i deputati non dovessero gradire cotture e menù - si tornerà all’antico.       

Ma l’Ufficio di presidenza non si è occupato solo del mantenimento in futuro di un buono standard dello “spezzato di manzo al vino rosso” e della dolorosa rinuncia alla cucina interna. Ha dovuto fare i conti anche con un’altra grana. Dopo mesi di dibattiti e buone intenzioni seguiti allo scandalo sollevato dalle “Iene” in tv sui 54 portaborse dei deputati con regolare contratto a fronte dei 683 collaboratori dotati di permesso di ingresso, dopo il giro di vite annunciato dai presidenti di Camera e Senato, Bertinotti e Marini, che avrebbe dovuto comportare la concessione dei nuovi badge solo agli assistenti messi in regola, ieri Montecitorio ha deciso di alzare bandiera bianca. E sì, perché dopo due proroghe della scadenza e molteplici appelli agli onorevoli, a consuntivo si è scoperto che solo 142 deputati hanno stabilizzato 182 collaboratori. E siccome il rischio era quello di lasciare fuori dalla porta i restanti 500 finora pagati in nero, con paghe da 400 a 800 euro, ecco l’escamotage che consentirà di fatto di proseguire come se nulla fosse: l’Ufficio di presidenza ha deciso di concedere il lasciapassare anche a collaboratori che svolgono una generica “attività di tirocinio”, ma anche a pensionati disposti a collaborare gratuitamente o a dipendenti di enti e associazioni (e quindi anche di partiti). Per farla breve, si torna al passato. Tentativo fallito.

Oggi sarà la volta del Consiglio dei ministri, che inizierà ad esaminare il disegno di legge sui costi della politica studiato dal ministro Santagata, più volte annunciato e altrettante rinviato. Ma come ha anticipato anche ieri l’altro ministro che vi sta lavorando, Linda Lanzillotta, manca ancora il via libera delle Regioni, dunque oggi al più il testo (in 25 articoli) potrà essere solo esaminato. In ogni caso, quel documento non è sufficiente ad affrontare il problema dei costi nel suo complesso, secondo Antonio Di Pietro, che ieri ha presentato con Gianni Alemanno di An un piano bipartisan per abbattere le spese. Dal taglio delle tessere gratuite dei parlamentari alla riforma costituzionale che riduca la stessa rappresentanza politica.

 

^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^

Framer

per conto di Osservatorio del sito www.congedatifolgore.com