MISSIONE IN AFGHANISTAN

Lettera aperta al Tenente medico Paracadutista Edoardo Crainz

 

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Signor Tenente Medico Paracadutista Crainz,

                                       con colpevole ritardo, dopo un anno dall’uscita del tuo libro  MISSIONE IN AFGHANISTAN  per i caratteri di MURSIA EDITORE,  ho letteralmente divorato il tuo   “ Diario di un medico paracadutista della Folgore “  e  l’ho trovato molto bello ed interessante.

Avrei  potuto scrivere bellissimo ed interessantissimo ma mi sono limitato perché il mio giudizio  è,  se vuoi  paradossalmente,  condizionato da due fattori, pur positivi, determinanti :

-  il primo è che vanto ( insieme a  mia moglie Graziella ) una trentacinquennale vera amicizia con i tuoi zii Alberto ( Ficuciello ) e Berta, amicizia nata in quel di Civitavecchia durante la frequenza dei corsi della Scuola di Guerra – quando ci si puntellava reciprocamente per meglio superare le difficoltà della vita - e poi consolidata negli anni con frequentazioni familiari recentemente sporadiche ma sempre importanti, che potrebbe avermi portato a …………….sopravvalutarti;

-  il secondo è che condivido totalmente - lo dico subito - tutte le considerazioni e valutazioni che fai a margine dei fatti che ci racconti e di cui sei stato attore e  testimone.

E proprio alcune di queste considerazioni e valutazioni voglio richiamare, quelle che condivido totalmente e quindi mi fa piacere ribadire,  perché di esse ho già trattato in questa mia Rubrica dedicata ai   congedati della Folgore  di cui io e te siamo parte: ecco perché, tra l’altro,  mi sento autorizzato a darti del  Tu .

Non dovremmo regalare pesce, dovremmo insegnare a pescare. Anche se questi non hanno nessuna voglia di imparare.
 

Impegnato in Albania ai tempi ormai lontani della operazione  Pellicano  scrivevo alle Autorità militari italiane e attraverso esse alle Autorità politiche :  è controproducente coprire  l’Albania  di beni e derrate alimentari perché queste servono solo alla sopravvivenza immediata .

Occorre invece fornire mezzi meccanici e trattori per lavorare la terra e  ancorare  così gli Albanesi al territorio loro.

Quell’agire ipocrita e quasi farsesco non placava allora la mia  coscienza, la irritava anzi esattamente come è capitato a te. 

Dopo molte  missioni , evidentemente, nulla è cambiato.

E bravi questi talebani, o chiunque essi siano. Coraggiosi come iene combattono alla traditora, senza esporsi mai. in  uno snervante quanto vigliacco mordi e fuggi.

Che altro, caro Edoardo,  per liquidare definitivamente ogni continuo ipocrita tentativo di etichettare questi interventi militari all’estero come  missioni di  pace ?

Questa dell’Afghanistan è guerra, la più vile, la più violenta, la più infame.

Vai a farlo capire ai nostri politici cui fa comodo motivare altrimenti all’opinione pubblica la nostra presenza all’estero.

E’ solo  per questo che mi ripugna odiarli,  perché mi rende come loro.   Invece io li voglio tollerare.

Anch’io la penso come te, caro Edoardo.

Che vengano pure da noi,  loro, le loro moschee,  i loro burqa,  i chador e le macellerie per sgozzare gli animali secondo i precetti coranici.

Loro non mi accettano a casa loro, mi danno del cane infedele e cercano di mettermi tritolo sotto il sedere, ma io non ricambio con piombo e sangue,  no,  li accolgo in casa mia,  anche se di piombo ne avrei mille volte più di loro, e se volessi potrei cancellarli dalla faccia della terra..

Invece li accolgo, rischio e spendo del mio,  per fare star meglio gente che volentieri mi pianterebbe una lama tra le scapole.

Ed è giusto che sia così , dicono molti che si rifanno al Vangelo e che tuttavia  ci lasciano intuire cosa deve avere provato Gesù a curare ed aiutare gente ottusa che l’ha ringraziato con tre chiodi ed una croce di legno.

Anch’io la penso come te, caro Edoardo, anche se la mia età avanzata mi vorrebbe più tollerante di un giovane brillante come tu sei.

Siamo l’unico Esercito che non si è imposto con la violenza, ma che ha anche e soprattutto aiutato concretamente fornendo viveri, medicine, consulenze, farmaci.

E’ lo stesso atteggiamento che il nostro Esercito ha tenuto ovunque nel mondo negli ultimi tempi, in Albania,  in Kosovo,  in Libano,  allora ed oggi,  in Kurdistan,  in Mozambico,  a Timor est,  in Somalia,  in Iraq, ovunque, indipendentemente dalle situazioni e dagli ambienti.

Lo stereotipo del  sodato buono,  che tiene nella mano destra il fucile e con la sinistra sorregge un cuore generoso, è nel nostro DNA.

E ci sta bene, anche se ci rende più difficile operare perché richiede il contatto con un ambiente quasi sempre ostile ed infido.

A certi ragazzetti viziati che conosco io, che fanno scene isteriche se…………farei fare un giretto da queste parti.
   

Ovviamente ancora d’accordo, caro Edoardo.

Anch’io spesso mi lascio andare ad ammonimenti di questo tenore nei confronti del mio plotoncino di nipoti.

Credo tuttavia che sarebbe più opportuno e necessario farli accompagnare da alcuni dei  nostri politici e da molti nostri connazionali, quelli che ancora si domandano perché si debba andare in giro per il mondo a spendere così male i nostri soldi

Prima di quella porta, la paura, la determinazione, l’indecisione hanno un volto diverso. Dopo quella porta niente ti sembra più difficile, niente sembra poterti ferire.
 

E  finalmente quella mano gigante, rassicurante, che ti afferra e ti sospende dolcemente nel silenzio assoluto.
 

Questa è poesia, caro Edoardo, la poesia del lancio.

E’ la poesia che ho ripetuto in tanti anni per convertire al lancio con paracadute un figlio,  due figlie,  tre nipoti ed una cognata!

Ed è soprattutto la poesia che mi hanno sentito sempre recitare i miei paracadutisti al momento del congedo :  dopo il servizio nella Folgore  niente più vi sembrerà difficile.

Quante altre considerazioni vorrei richiamare per esaltare questo tuo esemplare Diario!

Non ho il diritto di sottrarre altro tempo.

Spero che il Diario abbia avuto una buona diffusione commerciale e questo non per il tuo ritorno economico, ma perché sarei lieto veramente che fosse  finito in molte mani  facendo riflettere molti sui veri Valori che fanno grande l’uomo ed il soldato, gratificando così  il tuo impegno.

FOLGORE!   allora,  signor Tenente Medico Paracadutista Edoardo Crainz, come ti salutava Alberto nostro al telefono,  lui che ha scelto di essere paracadutista senza indossarne le mostrine e restando fedele ai lagunari di sua prima appartenenza, ma sicuramente influenzando,  con la sua passione,  la scelta tua e di Massimo per il paracadutismo.

FOLGORE DI GLORIA E DI EROISMO,

come volevano i nostri predecessori di El Alamein,

e non  FOLGORE DI MORTE ED OMERTA’,

come vorrebbe un libro uscito in questi giorni, a cura dai genitori dell’allievo paracadutista Emanuele Scieri,  che mi ha profondamente colpito ed amareggiato.

Infine, leggo nel tuo succinto curriculum che hai partecipato anche alla missione in Iraq nel 2005.

A quando un tuo scritto che faccia sapere quanta brava gente esiste in Italia ma che  quasi sempre continua ad essere sconosciuta?

Grazie per le emozioni che mi hai (ri)dato

Spero,  un giorno,  di poterti stringere la mano.

Generale ( r ) Paracadutista Francesco Merlino.

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Framer

per conto di OSSERVATORIO del sito www.congedatifolgore.com.