LA CONCESSIONE DELLA GRAZIA ( 1 )
Prioritario il rispetto dovuto ai familiari delle Vittime
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Il 4 agosto u.s. il “ Corriere della Sera “ ha dato notizia, invero senza troppa evidenza, che il Presidente della Repubblica Napolitano aveva concesso la grazia a cinque cittadini austriaci condannati per attentati compiuti in Alto Adige negli anni 60-70.
Poca evidenza alla notizia che tuttavia non poteva sfuggire all’attenzione di Francesca Di Lecce, figlia del Tenente paracadutista in servizio nella Folgore deceduto nel vile attentato di Cima Vallona., in quanto tra i “graziati” risultava anche Egon Kufner, appunto uno degli autori della strage.
Giustificato e forte il suo disappunto per una decisione che rinnovava ancora una volta il suo dolore, al punto di sentire il bisogno di esprimerlo al Presidente della Repubblica con l’accorata lettera che pubblichiamo a seguire, nella quale lamenta in particolare la mancanza di sensibilità nei suoi confronti per non essere stata minimamente informata preventivamente.
Eravamo a Livorno al momento di quell’avvenimento e ricordando la partecipazione al dolore di tutti i familiari dei Caduti di Cima Vallona, ed in particolare del collega Tenente Di Lecce, ci è parso oggi doveroso contattare la Signora Francesca per approfondire questa ultima situazione e dimostrarle la nostra solidarietà.
Abbiamo così appreso del fallimento del tentativo di richiamare l’attenzione dei media da parte della Signora Francesca ed abbiamo pensato che invece noi avevamo il dovere di metterci a disposizione per dare il nostro contributo informativo come “ congedatifolgore”.
Dobbiamo alla cortesia della Signora la disponibilità della lettera di risposta del Consigliere del Presidente per gli Affari della Giustizia e, da Lei autorizzati, la pubblichiamo.
Vogliamo tuttavia fare alcune riflessioni e commenti.
Mentre ci è molto piaciuta la lettera della Signora Francesca che richiama compiutamente e con profonda e vissuta sensibilità tutte le motivazioni che l’hanno spinta a rivolgersi direttamente al Capo dello Stato, molto meno ci è piaciuta la lettera di risposta per conto del Presidente da parte del suo Consigliere, che pur burocraticamente perfetta si dilunga in spiegazioni tecniche e nella quale tuttavia si ignora completamente la ripetuta lamentela per la mancata informazione preventiva.
In merito all’ “ istituto della concessione della grazia “ che ben sappiamo essere costituzionale prerogativa del Presidente della Repubblica . da esercitare tuttavia in particolari condizioni e situazioni , noi abbiamo sempre ritenuto essere legittima e credibile solo, appunto, in situazioni particolari che ci sembra non sussistere nel caso in argomento.
Noi crediamo fortemente nella certezza della pena e pensiamo che proprio gli indulti e le amnistie e le grazie demagogicamente introdotte di tanto in tanto siano il male principale del sistema giudiziario e carcerario italiano.
Chi sbaglia deve pagare fino in fondo e deve saperlo prima di sbagliare!
E ancora occorre che ben si rifletta sui provvedimenti a favore dei condannati.
L’informazione dopo la concessione può anche essere ( e non lo è ) accettabile per la generalità della gente che dimentica avvenimenti emotivamente coinvolgenti in tempi troppo brevi, perché questi avvenimenti li riguardano da lontano.
Ma proviamo a chiedere ai familiari delle Vittime ( leggiamo, per essere concreti, con attenzione la lettera della Signora Francesca ) che i comportamenti criminosi e terroristici hanno pagato e continuano a pagare sulla loro pelle, quali siano i loro sentimenti e le loro volontà.
Che poi, per decisione del Presidente della Repubblica, si possano tenere in scarsa considerazione questi sentimenti, anche se non ci piace, possiamo accettarlo.
Ma nessuno mai ci potrà convincere che un atto informativo - si badi non autorizzativo che a noi non dispiacerebbe comunque - anche a solo titolo di cortesia, non sia dovuto ai familiari delle Vittime.
Non ho titolo per esprimermi a nome dei “ congedatifolgore “ ma sento ugualmente il dovere di offrire a nome di tutti alla Signora Francesca la nostra solidarietà.
Ecco la prima lettera:
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Gentile Presidente,
Il mio nome è Francesca Di Lecce.
Sono nata l’11 giugno 1967 a Viterbo e sono figlia di Mario Di Lecce, un uomo forte e coraggioso che ha avuto solo il tempo di abbracciarmi ed assistere al mio battesimo prima di morire.
Il mio papà faceva parte di un reparto antiterrorismo in Alto Adige, difendendo con coraggio e spirito patriottico i confini della sua amata Italia.
Il 25 giugno 1967, solo dopo quindici giorni dalla mia nascita, mentre con i suoi compagni svolgeva con coraggio il suo dovere di Ufficiale in località Cima Vallona sapendo di rischiare la vita veniva colpito a morte, insieme ad altri tre colleghi investito, come Lei ben saprà, dall’esplosione di un ordigno subdolamente predisposto da vili assassini.
La mia mamma, di nome Graziella Frittelli, all’epoca dei fatti aveva quasi 20 anni: due vite distrutte, i sogni di due giovani sposini andati in frantumi per la pazzia di gente senza scrupoli.
La mia vita è stata segnata, cresciuta senza l’amore e l’affetto del proprio padre.
Di lui mi sono rimasti solo i ricordi, che mia madre mi ha raccontato durante tutta la mia vita e l’orgoglio di sapere che mio padre è un Eroe morto per difendere la sua amata Italia.
Il giorno 4 agosto, leggendo il “Corriere della Sera”, ho appreso con estremo dolore e senza che nessuno mi avesse avvisato di ciò che stavo per leggere, che Lei, Sig. Presidente, ha concesso la grazia a cinque terroristi che hanno partecipato anche alla strage di Cima Vallona.
Ora mi chiedo se questi efferati terroristi si meritino il premio di entrare in Italia dopo che non hanno mai fatto un solo giorno di carcere per aver ucciso tante persone.
Come siamo tutelati noi cittadini italiani se chi uccide e compie delle stragi può liberamente circolare nelle nostre città?
Mi pare, Sig. Presidente, che si parli sempre di tutelare i familiari delle vittime, ma secondo me nel nostro Paese vengono tutelati soprattutto i carnefici.
Mi permetto di dirLe che forse, sarebbe stato il caso di informare i familiari delle vittime, prima di assumere una così grave decisione
Francesca Di Lecce
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Ecco la risposta
Il Consigliere del Presidente della Repubblica per gli Affari dell’Amministrazione della Giustizia.
Gentile Signora Di Lecce,
rispondo alla lettera da Lei inviata al Presidente della Repubblica il 7 agosto 2007, nella quale si duole della recente concessione della grazia a cinque cittadini austriaci già condannati per attentati compiuti in Alto Adige negli anni 60-70.
Solo uno dei beneficiari dei provvedimenti di grazia (Egon Kufner) rientra tra quelli condannati per la strage di Cima Vallona del 25 giugno 1967, nella quale perse la vita Suo padre nell’eroico adempimento del proprio dovere.
Al Kufner fu peraltro inflitta non già la pena permanente dell’ergastolo, ma quella temporanea della reclusione. che fu dichiarata prescritta dall’Autorità giudiziaria nel 2002 essendo decorsi oltre trenta anni dalla condanna irrevocabile pronunciata nei suoi confronti (art 172 del codice penale).
La grazia recentemente concessa dal Capo dello Stato al Kufner ha dunque riguardato solo la pena accessoria della interdizione dai pubblici uffici e non gli ha attribuito neppure il diritto di raggiungere l’ Italia poiché di tale diritto egli può fruire da quando ha ottenuto la estinzione della pena detentiva.
Mi preme sottolineare, invece, che nessun provvedimento di clemenza è stato adottato dal Capo dello Stato nei confronti degli altri due cittadini austriaci che furono condannati alla imprescrittibile pena dell’ergastolo per la organizzazione e la esecuzione della strage in cui peri tragicamente Suo padre.
Sulla decisione negativa assunta a questo riguardo dal Capo dello Stato hanno fortemente inciso la grande attenzione e l’assoluto rispetto per le vittime degli atti terroristici che Egli ha manifestato ed espresso in numerose occasioni.
Anche incoraggiando la poi intervenuta approvazione, da parte del Parlamento, di una legge che istituisce il Giorno della Memoria delle vittime del terrorismo e delle stragi di tale matrice: un Giorno per rendere “omaggio a tutte le vittime indipendentemente dal grado di maggiore o minore notorietà”, anche attraverso la raccolta di testimonianze dei tragici fatti delittuosi.
Con i migliori saluti
( f..to Loris D’Ambrosio )
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Framer
per conto di OSSERVATORIO del sito www.congedatifolgore.com
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