LA CERTEZZA DELLA PENA ( 2 )

 

Ancora alcune competenti riflessioni sull’argomento

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Assiduo visitatore,  gradito lettore , molto interessato – e gliene siamo grati – ai nostri interventi che toccano i temi della sicurezza propri della sua attività di servizio in quanto funzionario di Polizia,  competente giurista,  Iller Frasson ci manda un contributo significativo prendendo lo spunto dal nostro ultimo articolo relativo alla “ certezza della pena “.

 

Ecco, a seguire, il testo integrale della sua lettera.

 

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Caro Merlino,
                          ho letto ancora il tuo editoriale sulla certezza della pena e ti invio come di consueto alcune riflessioni.
Non credo ci si possa attendere di più o di meglio. 

Il fatto di PIANCONE è solo un aspetto terminale ed infinitesimale di un lungo e vasto processo epocale cominciato in Italia da circa 50 anni.

Un processo che è cominciato con un modo distorto di intendere la democrazia trasportando sconsideratamente nella piazza il confronto politico che, come disse giustamente una volta il Senatore Pera, deve rimanere nelle aule parlamentari e facendo poi diventare sinonimo di fascismo il principio di regola.

Per poter vantare una verginità politica cercando di cancellare vent’anni dalla storia d’Italia, come se nessuno vi avesse mai preso parte, si è distrutto non solo quel che di sbagliato ma anche quello che di giusto era stato costruito prima, non tanto da un uomo solo quanto da valenti professori e giuristi che semplicemente avevano ben lavorato in quei tempi e ci si è andati ad infilare in una gabbia politico-ideologica da cui non si riesce ad uscire, prigionieri della nostra stessa ipocrisia e delle nostre stesse bugie.

Non voglio qui fare la storia d’Italia “secondo me”, che sarebbe ridicolo prima ancora che offensivo nei confronti suoi e dei lettori.

La rinata democrazia per distinguersi dal regime precedente, si è protesa esasperatamente verso una filosofia di vita che privilegia in maniera inconcepibile l’individuo nei confronti della comunità, il che in un paese già di per sé individualista come l’Italia è come tirare un’atomica in uno stagno, sposando oltretutto utopie che sono la negazione della realtà empirica.

Nel diritto penale esiste un brocardo francese che recita: l’ostinarsi a trovare una giustificazione sociale per tutto, ci ha portato verso una deresponsabilizzazione totale dell’individuo che unita alla costituzionale superficialità di un paese che è sempre più quello dei balocchi di Pinocchio, fa sì che si rida di tutto non prendendo più sul serio nulla, anzi, scrivendoci sopra pure dei libri che arricchiscono, eliminando per ogni atto le sue naturali conseguenze. 

Da cattolico inoltre non sono contrario al perdono, ma vorrei ricordare le parole di un Monsignore equilibrato che una volta disse :Cristo, sulla croce perdona solo al ladrone che sinceramente fa ammenda di se stesso ED ACCETTA LA PROPRIA PUNIZIONE AD ESPIAZIONE DELLE PROPRIE COLPE, per l’altro ci sarà solo pianto e stridore di denti.

Non si confonda quindi un sensato messaggio divino con le storpiature ad usum delphini che miserabili uomini ne hanno fatto quando parlano di perdono.

Il rimedio?

Sociologicamente rinsavire; giuridicamente potrebbero essere sufficienti 500.000 firme che proponessero un referendum per l’abrogazione di tutte quelle leggi insensate che hanno rovinato il Paese a cominciare dalla disgraziata Merlin del 1958, per finire appunto alle depenalizzazioni del 1981 ed alle leggi GOZZINI e SIMEONE, fatte solamente per non dover costruire nuove carceri, con la graduale insufficienza dei fondi stanziati che sfociò poi nello scandalo NICOLAZZI del 1987, e per finire con il nuovo codice di procedura penale del 1989.

Credo che in quelle scelte vi fosse anche una motivazione politica nel non dover ammettere con grande imbarazzo che stiamo diventando un Paese dove i disonesti sono un po’ troppi.

Si tenga infine presente che quando una legge viene abrogata non vi è un vuoto legislativo come qualcuno pensa, ma ritorna automaticamente in vigore la normativa precedente che, in questo caso, oltre a garantire meglio la certezza della pena e la sicurezza pubblica, costituirebbe sicuramente un’ottima base di partenza per un qualsiasi più equilibrato adeguamento del diritto al mutare dei tempi, qualora, chiamata a decidere, la maggioranza degli italiani così si esprimesse.  
 

Cordiali saluti
 

Iller FRASSON

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A cura di Framer

per conto di OSSERVATORIO del sito www.congedatifolgore.com