LA CERTEZZA DELLA PENA ( 3 )
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Ancora un parere autorevole sull’argomento
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Ci scive il nostro amico Gen. C.A. Michele Colavito per comunicarci di avere letto ed apprezzato il nostro recente intervento su ” La certezza della pena ( 1 ) ” e di averne ripreso alcuni spunti nell’editoriale di ” Fiamme d’Argento ” di prossima uscita.
Orbene, se l’assillo, ad ogni possibile sito ed incrocio cittadino, delle miserevoli su citate categorie di precari costituisce, indubbiamente, motivo di molestia e disturbo, che dire dei ben più gravi «disturbi e molestie» arrecati a tanti concittadini da parte di stranieri - comunitari e non, magari clandestini e magari già colpiti da provvedimento di espulsione - che ne violano la persona ed il tetto siccome responsabili di ogni genere di delitti?
Ma quando riusciremo ad espellere dall’Italia gli stranieri che delinquono?
Ma quando riusciremo a mantenere nei prescritti luoghi di detenzione, per il tempo stabilito in giudizio, chiunque - italiano o straniero che sia - venga colpito da provvedimento restrittivo?
E INVECE!
Si tirano fuori dalle patrie galere, con sovrano indulto, una massa di 26762 detenuti responsabili di ogni tipo di delitto (senza contare le molte migliaia di beneficiari dell’indulto non detenuti).
Ora, a distanza di un solo anno, nelle carceri d’Italia sono già ristretti tremila detenuti in più rispetto ai limiti di ricettività (Corriere della Sera del 22-09-2007). Morale: abbiamo messo in circolazione (6194 sono già tornati in cella) una gran potenzialità criminale, come evidenziato dalle relative statistiche 2006-2007, senza risolvere il problema del sovraffollamento (motivo addotto a sostegno della necessità dell’indulto). Complimenti! Bel successo!
E INVECE!
A Treviso due anziani coniugi vengono massacrati da due albanesi «pregiudicati», uno dei quali scarcerato per indulto.
E INVECE!
Un «EX» brigatista rosso (perché poi ex visto che non si è mai pentito né dissociato) responsabile di 6 omicidi 6 e condannato a 3 ergastoli 3, è libero di andare a zonzo per il territorio dello Stato, armato fino ai denti, per rapinare banche ed attentare alla vita di appartenenti alle Forze dell’Ordine.
Un brigatista rosso, pluriomicida, cui erano state devolute evidentemente non vincolanti mansioni di bidello presso un istituto scolastico; certo per porgere ai discenti di quella e di tutte le scuole d’Italia, un esemplare modello di vita.
E INVECE!
Un rom ubriaco, alla guida di autovettura, si rende responsabile dell’uccisione di quattro giovani e del ferimento di altri quattro e viene inviato, in espiazione di pena, in un grazioso residence.
E INVECE!
«Bisogna dare certezza a chi denuncia. Deve sapere (dichiarazioni del presidente della camera di commercio di Catania - Corriere della Sera 10-10-2007) che chi commette il reato finirà in galera e ci rimarrà a lungo. Decine di commercianti dicono la stessa cosa: una settimana dopo che li ho fatti arrestare sono già fuori a chiedere ancora di più. In Italia i delinquenti non vanno in galera e, soprattutto, non vi rimangono; così l’estorsione diventa un reato conveniente ed a basso rischio».
E INVECE!
«In Italia c’è un serio problema di criminalità e purtroppo (intervista all’ex consigliere del Consiglio Superiore della Magistratura Giovanni Salvi - Corriere della Sera 05-09-2007) manca un casellario giudiziario efficiente che sia in grado di mettere rapidamente in esecuzione le sentenze.
Spesso vengono processate persone che risultano ancora incensurate perché sentenze di condanna precedenti non sono state registrate. Infine bisognerebbe rendere effettiva la revoca della sospensione condizionale della pena tutte le volte che vi è una nuova condanna. È un serio problema organizzativo».
Inaudito!
Possibile che con tutti gli strumenti informatici ora disponibili non si riesca a risolvere un problema di tale rilievo?
E’ solo un problema organizzativo?
È proprio vero: l’Italia è il paese della libertà… per i delinquenti.
In questa valle di lacrime, sia per richiamare gli «stracci» da cui siamo partiti sia nel tentativo, credo a questo punto vano, di strappare un sorriso, ancorché amaro e sconsolato, al mio unico lettore, un rovello di non poco rilievo: la ramazza o scopettone che l’extracomunitario di turno brandisce a mo’ di lancia contro il nostro parabrezza, siccome possibile corpo di reato, va o no sequestrato e tradotto in caserma per la custodia in apposito, sicuro locale?
MAH!
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A cura di Framer
per conto di Osservatorio del sito www.congedatifolgore.com
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