L’URANIO IMPOVERITO ( O DEPLETO )

 

Una opinione difficile da fornire 

 

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Ci scrive Paride Minervini,  che sappiamo ex-ufficiale della Folgore fino al grado di Capitano dopo vari richiami ( 2006 ) e, al momento , perito balistico e CTU balistico della Commissione Uranio Depleto,   per richiedere  appunto la nostra opinione sulla materia ( Uranio impoverito e suoi effetti ) oggetto di massima attenzione da molti anni senza che ci sia stata la possibilità,  nemmeno a livello scientifico, di fare chiarezza.

 

Una domanda  da brividi per noi che,  certamente non esperti in materia, dichiariamo la nostra incompetenza ad esprimere una opinione in particolare ad un  esperto se è vero, come è vero, che Minervini è membro della Commissione Uranio Depleto.

 

Tuttavia il quesito proposto ci lusinga per il fatto stesso di essere stati ritenuti in grado di aggiungere alcunché al problema.

 

Correttezza vuole allora  che si dichiari la propria ignoranza,  ma buona educazione vuole contemporaneamente che si dia comunque una risposta nei limiti molto ristretti, in questo caso,  delle proprie possibilità.

 

L’occasione è stata comunque propizia per approfondire noi per primi l’argomento ed allora mettiamo a disposizione dei nostri lettori quanto “ navigando “ siamo riusciti ad assiemare ed a mettere in buon ordine affinché, almeno, ci sia, per chi ne senta il bisogno, una base di partenza su cui ragionare con cognizione di causa.

 

ossconfolgore@alice.it è comunque aperto a chi voglia entrare sull’argomento.

 

A Paride Minervini rilanciamo, ben sapendo che la riservatezza del suo incarico non gli potrà consentire di essere esplicito come noi vorremmo : perché non ci fai sapere il tuo parere che ci impegniamo a pubblicare integralmente ?
 

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COSA E’ L’URANIO IMPOVERITO
   

 

Uranio impoverito è il termine con il quale in Italia viene definito l’uranio che è stato sottoposto a processo per estrarne l’isotopo 235, utilizzato come combustibile nelle centrali nucleari e come principale elemento detonante nelle armi nucleari.

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Il termine è una traduzione dall’inglese depleted uranium, che a volte viene tradotto - soprattutto in ambienti scientifici e militari - con il termine uranio depleto.

 

Gli USA possiedono oltre 700.000 tonnellate di uranio impoverito sotto forma di esafluoruro di uranio gassoso attualmente stoccate in cilindri nei tre impianti di diffusione gassosa del DOE (Dipartimento dell’Energia): Paducah, Kentucky; Portsmouth, Ohio e Oak Ridge, Tennessee (sito K-25), in quest’ultimo sito la produzione di uranio arricchito è cessata nel 1985.

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UTILIZZI CIVILI
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L’uranio impoverito viene utilizzato in vari campi dell’industria civile: come materiale per la schermatura dalle radiazioni (anche in campo medico) e come contrappeso in applicazioni aerospaziali, come per le superfici di controllo degli aerei (alettoni e piani di coda).
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Ogni Boeing 747, ad esempio,  contiene 1500 kg di uranio impoverito.

Esso è usato anche nei pozzi petroliferi come parte delle sinker bars, pesi usati per fare affondare strumentazioni nei pozzi pieni di fango.

E’ stato usato anche in rotori giroscopici ad alte prestazioni, nei veicoli di rientro dei missili balistici e negli yacht da competizione come componente della deriva

 

UTILIZZI MILITARI
 

In combinazione con la sua grande densità se usato come componente di munizioni anticarro l’uranio impoverito risulta molto efficace contro le corazzature, decisamente superiore al più costoso tungsteno monocristallino, il suo principale competitore.

Per questi motivi, negli anni ‘60 le forze armate statunitensi iniziarono ad interessarsi all’uso dell’uranio impoverito in quanto estremamente denso, piroforico (capace di accendersi spontaneamente) e facile da reperire a basso costo e in grandi quantità

La tipica munizione all’uranio impoverito è costituita da un rivestimento e da un “penetratore”, che è la parte che effettivamente penetra nella corazzatura, per il solo effetto dell’alta densità unita alla grande energia cinetica dovuta all’alta velocità.

Il processo di penetrazione polverizza la maggior parte dell’uranio che esplode in frammenti incandescenti quando colpisce l’aria dall’altra parte della corazzatura perforata, aumentandone l’effetto distruttivo.

Le munizioni di questo tipo vengono chiamate in “gergo” militare API, Armor Piercing Incendiary Ammunitions ovvero munizioni incendiarie perforanti.

Circa 300 tonnellate di uranio impoverito sono state esplose durante l’Operazione Desert Storm (principalmente dai cannoni GAU-8a da 30mm degli aeroplani d’attacco A-10, ogni proiettile dei quali conteneva 272 grammi di Uranio Impoverito).

L’uranio impoverito è stato usato anche in Bosnia, nella guerra del Kosovo e nella operazione Enduring freedom, in misura minore.

 

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Fatta questa puntualizzazione cerchiamo di fare anche un punto della situazione per quanto attiene la dibattuta attribuzione di effetti negativi e molto gravi sui militari italiani impegnati in zone operative all’estero.

Per farlo ci avvaliamo di fonti di stampa che ci sono sembrate attendibili e desiderose di perseguire una verità veramente difficile per tutti.

E questa verità a noi  interessa in generale,  in ambito militare e in particolare in quello paracadutistico.
 

USA IN ALLERTA DAL 1993

 

Secondo il sito www.vittimeuranio.com le Forze Armate Usa avrebbero iniziato ad emanare norme di protezione contro il pericolo uranio impoverito fin dai tempi dell’intervento in Somalia nel 1993 e la stessa Nato avrebbe rilanciato queste norme di protezione nel 1996, norme che sarebbero state imposte ai reparti italiani solo nel 1999, quando il capo della Sanità Usa nell’agosto del 2003 aveva dichiarato che l’ingestione di polvere contenente uranio impoverito può incrementare il rischio di contrarre il cancro.

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PRIMA GUERRA DEL GOLFO

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I proiettili all’uranio impoverito sono stati usati per la prima volta in battaglia durante la prima Guerra del Golfo nel 1991, poi in Somalia nel 1993 e in Bosnia nel 1994.

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Le sperimentazioni erano però già iniziate negli anni ’80 e ora l’uso di questo munizionamento è frequente soprattutto in funzione anticarro e antiblindo.

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LE PAROLE DI PARISI

A risollevare la questione, anche per rispondere a numerose ed insistite richieste di chiarezza, è stato recentemente ( ottobre 2007 ) lo stesso Ministro della Difesa Arturo Parisi che ha fornito le cifre di un fenomeno contaminazione  in ambito militare italiano, pur non attribuendo specificamente le patologie all’uso di proietti all’uranio impoverito.

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Parisi ha parlato di 255 militari ammalati e di 37 deceduti nel decennio 1996 - 2006.

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Tutto personale impiegato nei Balcani, Afghanistan, Iraq e Libano.

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Secondo alcune associazioni come l’Anavafaf ( Associazione nazionale assistenza arruolati nelle Forze Armate e familiari dei Caduti ) di Falco Accame, le cifre sarebbero però più alte (fino a 513 malati e 45 deceduti), in particolare perchè i rilevamenti di partenza vengono fatti dal 1996 ( data di inizio interesse da parte del Ministero della Difesa )  e non dal 1991( data di inizio del fenomeno ) ed inoltre perchè non tengono conto dei colpiti ” già ” in sevizio ma invece solo di quelli ” in ” servizio.

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QUANTI PARACADUTISTI ITALIANI ?  ( fonte : Il Tirreno )

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I paracadutisti contaminati sarebbero stati sei: cinque parà della Folgore e un carabiniere paracadutista del Tuscania.

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Tre di loro avrebbero perso la vita mentre per tre di loro sarebbero in corso le cure.

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Dal Comando della Brigata Paracadutisti  la precisazione che,  a fronte di patologie che non possono essere accertate in loco, il militare viene inviato al Centro Medico del Celio a Roma per gli esami necessari.

Non è possibile quindi sapere - sia per il segreto medico che per la legge sulla privacy - a quale tipo di malattia la persona sia soggetta.

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Anche lo Stato Maggiore della Difesa e quello dell’Esercito ribadiscono che i dati disaggregati per reparto non sono noti e che solo la direzione medica del Celio ne è in possesso pur non avendoli per il momento forniti.

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Sarebbero dunque sei i paracadutisti della Folgore rimasti contaminati dall’uranio impoverito, la micidiale sostanza usata per i proiettili anticarro e impiegata in molti teatri esteri in cui la Brigata è stata impegnata in questi anni.

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Sui nomi e sui reparti di appartenenza - e sulle stesse cause delle gravi patologie che li hanno colpiti - vi è totale riserbo da parte delle Forze Armate, sia per la delicatezza della questione che per ovvi motivi legati alla privacy :  impossibile quindi avere dati certi.

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Una delle vittime sarebbe il caporalmaggiore del genio guastatori Emanuele Pecoraro, 31 anni, morto il 3 luglio scorso dopo essere stato in missione due volte in Kosovo e in Iraq e una volta in Afghanistan.
 

Ma per colpa dell’uranio impoverito avrebbe perso la vita anche il capitano di fregata Stefano Cappellaro, 46 anni, comandante del battaglione Grado del Reggimento San Marco, veterano di tante missioni, l’ultima delle quali nella base di Maraka in Libano.

PARLA IL COMANDANTE DELLA FOLGORE

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“ Ho seguito con grande attenzione le dichiarazioni del ministro Parisi “, spiega il comandante della Brigata Folgore, il generale Maurizio Fioravanti, di ritorno dalla missione in Libano.

Fioravanti che, fin da quando comandava il 186º Reggimento a Folgore a Siena, aveva avviato una indagine medica sul personale militare con la Lega Antitumori di quella città, e dice di non poter aggiungere niente a quanto detto da Parisi “ se non che sull’argomento l’attenzione è massima ”.

 

QUALI LE CAUSE?

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La verità è che anche e soprattutto  gli esperti non sono d’accordo sul reale pericolo rappresentato dall’uranio impoverito.

Non vi sarebbero insomma prove scientifiche che le nanoparticelle provocate dallo scoppio dei proietti siano patogene se ingerite o respirate con la polvere.

Di certo manca uno studio epidemiologico che compari il numero di ammalati tra il personale che ha prestato servizio in missione e quello che invece non ha lasciato l’Italia.

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Così come mancano dati attendibili sul numero degli abitanti colpiti da malattia e residenti nelle zone dove è stato usato questo tipo di munizione.

 

VACCINI PERICOLOSI

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Per l’oncologo Franco Nobili, presidente della sezione della Legatumori di Siena, molte malattie attribuite all’uranio impoverito potrebbero essere state provocate invece da un abbassamento delle difese immunitarie dovuto alle troppo frequenti vaccinazioni.

Nobili, nella relazione alla Commissione senatoriale d’inchiesta, nell’audizione del 26 luglio scorso, ha sottolineato di aver svolto indagini sui 600 paracadutisti del 186º Reggimento Folgore di stanza a Siena al rientro dalle missioni e di non aver riscontrato contaminazione.

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Nemmeno le rilevazioni effettuate dalla Nato in Kosovo avrebbero poi segnalato presenza di uranio nelle acque di falda e nei terreni.

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Al contrario sarebbero clinicamente accertati legami tra certe vaccinazioni e l’insorgenza di cancri, dalle leucemie ai linfomi di Hodgkin e non Hodgkin così come confermato anche da uno studio dell’Istituto per i Tumori Mario Negri di Milano che punta il dito soprattutto sulle vaccinazioni antipolio e anti-tbc.

 

TUTELARE I MILITARI

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E’ ancora il professor Nobile a sottolineare nella sua relazione alla commissione d’inchiesta del Senato come sia necessario tutelare la salute dei militari con screening e controlli accurati e con la creazione di un Registro Tumori per i militari, per non colpevolizzare emotivamente l’uranio impoverito senza corrispondenti riscontri scientifici.

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Nobile chiede anche studi epidemiologici attendibili in modo da ridurre lo stress psicologico sui militari e sulle famiglie.
 

UN BREVE COMMENTO ( non opinione, caro Minervini )
 

Esiste il fenomeno di presenza di contaminazioni in ambito militare ma è ancora tutto da chiarire quale ne sia l’origine e la causa.

Ci pare sia forte la volontà di chiarezza a tutti i livelli : politici, civili e militari.

Politici se, come abbiamo appreso, proprio ieri  ( 10 novembre 2007 ) é stato approvato in Senato un apposito stanziamento nella Finanziaria 2008 destinato alla ricerca specifica sull’uranio depleto ed al risarcimento dei danni al personale contagiato.

Civili se é vero che lo studio di ricerca ed approfondimento in ambito medico ed universitario non vede soste.

Militari se, come ci sembra, é incessante la spinta alla chiarezza da parte della ” base ” verso i più alti vertici militari e politici del Ministero della Difesa i quali, tutti, sembrano avere ben recepito l’esistenza di questo problema ” uranio depleto ” e che si stiano adoperando per risolverlo : e non potrebbe essere diversamente se proprio i militari risultano essere maggiormente coinvolti e danneggiati dalla situazione.

Infine evidenziamo anche un aspetto di carattere medico-legale-amministrativo che postula chiarezza: se non esiste ” legame di certezza ” tra causa ed effetto non può essere attribuita la ” causa di sevizio ” di risarcimento,  non essendo - per legge - sufficente la ” elevata probabilità “.

Ed allora il fatto stesso che, come sopra scritto, proprio ieri il Senato abbia stanziato fondi in Finanziaria 2008 per il risarcimento ,siamo indotti a pensare che ci sia la volontà di superare, anche per legge, questo ” legame di certezza ” per ora e fino ad ora vincolante.

Seguiremo il problema.

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Framer
per conto di OSSERVATORIO del sito www.congedatifolgore.com.