L’IMPEGNO MILITARE ITALIANO ALL’ESTERO

 

Da ripensare, almeno in parte?

 

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Il concetto di sicurezza si è allargato negli ultimi anni da una configurazione nazionale ad una transnazionale. o, come si usa dire più frequentemente, ad una globale.

Dalla difesa del territorio nazionale nei limiti ristretti dei suoi confini esercitata prevalentemente con forze militari, si è passati ad un concetto di sicurezza che prevede la proiezione lontana di proprie forze militari per inibire all’origine le possibili forme di aggressione in primis quella del terrorismo.

Gli attentati sul territorio statunitense e poi quelli in altre parti del mondo occidentale hanno determinato la forte convinzione della giustezza di questo comportamento.

Comportamento di cui è stato propugnatore il Governo USA ben sicuro della vulnerabilità interna perché impossibile da scongiurare vista la indeterminatezza del “ nemico”.

Ma la proiezione lontana della difesa, pur con i mezzi della iperpotenza, presuppone un coinvolgimento anche importante dei Paesi sui quali si ritiene di dovere sviluppare la stessa difesa ed anche e soprattutto il coinvolgimento di altre medie e piccole potenze soprattutto europee.

Noi non sappiamo esattamente definire il livello di potenza dell’Italia che è sicuramente e fortemente impegnata al fianco degli Usa in questa azione di difesa lontana, ma sappiamo che in Europa ci sono altre Nazioni che in relazione al loro peso specifico militare e non solo dovrebbero e potrebbero contribuire maggiormente al consolidamento di questo concetto globale di sicurezza.

La nostra fedeltà agli impegni internazionali assunti con gli Usa è testimoniata dalla nostra presenza in molti ( quasi tutti quelli aperti ) teatri internazionali di guerre mai dichiarate ma più o meno guerreggiate.

Da un punto di vista militare e sostanzialmente economico finanziario è stato fatto in questi ultimi anni uno sforzo enorme che ha logorato le risorse delle nostre Forze Armate, le sue riserve logistiche e strutturali portandole alla situazione a tutti nota ( perché lo stesso Ministro della Difesa lo dichiara insistentemente ad ogni piè sospinto e lo farà per l’ennesima volta in Parlamento   tra qualche giorno ) di estremo sfacelo.

Abbiamo cioè esaurito progressivamente le nostre possibilità di apporto concreto ad un impegno internazionale che abbiamo assunto con convinzione ( magari non di tutti ) e mantenuto fedelmente.

Il tutto mantenendo lontano dalla madre-Padria importanti qualità e quantità delle nostre quattro Forze armate.

Lo stiamo facendo da molti anni, da quando il concetto di difesa lontana era prevalente ed il concetto di difesa vicina ci sembrava non esistere od almeno non essere così prioritario.

Dopo qualche anno lo sviluppo di questi due concetti ha avuto una “ evoluzione ( come piace oggi dire ) asimmetrica “.

Cioè, mentre i risultati della difesa lontana, esercitata dalle Forze internazionali e quindi anche da noi, continuano ad essere fortemente negativi, diciamo noi per l’evanescenza dell’avversario  ( che poi nemmeno tutti  vogliono considerare tale portando al noto equivoco guerra/pace ) al contrario per il nostro Paese stanno montando sempre di più i problemi di sicurezza interna determinati da una strisciante invasione ( perché di questo si tratta ) non militare ma di altre forme tali da condizionare comunque la vita italiana, di tutti noi.

A fronte quindi di un trend discendente dei risultati della politica di difesa lontana si colloca  un trend fortemente ascendente – per l’Italia – dei problemi di sicurezza interna.

In sintesi  : scarsi risultati all’esterno , situazione fuori controllo all’interno.

Certo sarebbe bello potere fronteggiare le due situazioni contemporaneamente : ” la moglie ubriaca e la botte piena “.

Ma l’Italia non può farlo per mancanza di risorse e  sicuramente ( perché questo riteniamo per la nostra esperienza) non può più farlo sul piano militare.

Gli stanziamenti per le Forze armate ( attenzione : Carabinieri compresi ) servono solo a garantire la stentata sopravvivenza che è sotto gli occhi di tutti.

Come abbiamo già in altre occasioni scritto : ” non si possono fare le nozze con i fichi secchi ” .

Ed allora ?

Noi riteniamo che di fronte ad una tale situazione di impossibilità di assolvere al meglio due diversi compiti sia necessario operare una scelta : “ scegli e vincerai ,  se non scegli hai sicuramente   perso “ ci raccomandavano ai tempi ormai lontani della Scuola di Guerra.

La’ dove ci insegnavano anche che per scegliere occorreva esaminare a fondo tutti i pro ed i contro.

Un voltafaccia  porterebbe sicuramente ad un grave nocumento per la nostra credibilità internazionale qualora non si riuscisse a far  comprendere le ragioni di un cambiamento soprattutto  se questo comportasse il ritiro completo delle nostre Forze Armate dai teatri internazionali.

Ma un ridimensionamento parziale e selettivo dell’impegno dell’Italia crediamo che potrebbe essere preso in considerazione.

Le Forze recuperate dovrebbero essere impegnate per la sicurezza interna e tese al contrasto della immigrazione clandestina ed al controllo di quanti ( soprattutto stranieri ) delinquono sul nostro territorio spesso per DNA ed anche soltanto perché privi di mezzi di sostentamento.

Il fenomeno é sotto gli occhi di tutti e si sta sempre più espandendo in particolare perchè sta evolvendo dalle fase individuale e dilettantistica a quella ben più grave strutturata ed organizzata in associazione a delinquere, autonoma o sotto il controllo della mafia italiana di cui sta anche diventando manodopera da specializzare.

Ed é un problema che va affrontato in tempi brevi e con decisione dallo Stato e solo dallo Stato perchè la sicurezza dei cittadini rientra tra i suoi doveri fondamentali.

L’insistenza con cui dopo ogni fatto rilevante vengono evocate le ” ronde ” o pseudo manifestazioni di surrogare le forze dello Stato deve far riflettere a fondo.

Se uno Stato abdica alle sue prerogative e responsabilità non ha più il diritto di ritenersi tale.

Va da sé che il rientro dovrebbe riguardare prioritariamente le Forze di Polizia ( in particolare i Carabinieri ) che utilizzate sul territorio nazionale oltre a contribuire prioritariamente nel contrasto all’immigrazione clandestina ed alla delinquenza comune ridando a tutti noi la dimostrazione della ripresa del controllo di queste attività da parte dello Stato e quindi la percezione della sicurezza che tanto ci manca, svolgerebbero anche una valida ed appropriata funzione antiterroristica se è vero, come è frequentemente detto, che l’immigrazione clandestina  è anche veicolo certo di infiltrazione di cellule terroristiche.

Abbiamo scritto “ prioritariamente “ le Forze di Polizia perché esse soprattutto sono numericamente carenti sul territorio nazionale e perché di esse e della loro professionalità c’è fortemente bisogno.

Ma riteniamo sia giunto il momento di rivedere al ribasso  , almeno numericamente,  la permanenza all’estero di alcune missioni militari ( oggi sono oltre 30 ) assegnate alle Forze armate classiche che sembrano essere state dimenticate negli anni, perché talune sono in loco da più decenni, che comportano rilevanti impegni finanziari soprattutto in materiali e mezzi.

Sappiamo che questo nostro pensiero, che abbiamo cercato di presentare qui compiutamente,  può essere fortemente discutibile.

Ma pure con questa consapevolezza tuttavia lo lanciamo augurandoci di ricevere ( ossconfolgoe@alice.it ) i pareri dei nostri lettori  ai quali, forse provocatoriamente, ci rivolgiamo.

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Framer

per conto di OSSERVATORIO del sito www.congedatifolgore.com