I PARERI SU ” IMPEGNI MILITARI ITALIANI ALL’ESTERO ” ( 2 )

 

Dibattito sempre aperto

 

Un ulteriore parere, approfondito e motivato, sul tema in titolo ci giunge dal nostro lettore Iller Frasson.

 

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Caro Framer,
                       desidero aggiungere alcune argomentazioni alle  considerazioni che hai inserito nello stesso ordine in uno degli ultimi articoli quello relativo agli ” Impegni militari italiani all’estero “.

Il concetto di sicurezza  si è allargato negli ultimi anni da una configurazione nazionale ad una globale:

Vero

Il terrorismo che viene da lontano deve essere combattuto lì ove nasce e viene alimentato;

Corretto, a patto di avere come obbiettivo reale l’eliminazione chirurgica dei terroristi e non altre motivazioni di carattere economico, a patto di avere le risorse, le strategie in grado di farlo ed a patto di avere la determinazione per arrivare fino in fondo, costi quello che costi.

Si tenga conto però che il gap sociologico tra paesi ricchi e paesi poveri si è notevolmente ampliato nel corso degli ultimi decenni, ragion per cui spesso l’adesione a movimenti integralisti con frange terroristiche rappresenta per molte fasce di popolazioni che vivono in condizioni miserevoli e non sempre per colpa loro, una sovrastruttura ideologica strumentale ad un’identità di gruppo ed a credere in sistema di valori differente da quelli dell’esasperato consumismo capitalista che ha parzialmente travolto il mondo occidentale.

Insomma si rischia di non riuscire più a fare distinzione tra veri buoni e veri cattivi e di andarsi ad infilare in un ginepraio da dove è difficile poi uscire, anche perché la cultura militare ha sempre rifiutato lo studio di strategie appropriate per la guerra non convenzionale, ritenendolo un capitolo poco nobile dell’arte militare.

Ci si ricordi la storia delle rappresaglie tedesche.

Non voglio citare il Vietnam per comodità, ma mi piace fare l’esempio della Colombia che ha avvelenato tutto il mondo con la sua produzione di cocaina.

Fino a che punto è colpevole e fino a che punto è innocente il campesino che la coltiva, sapendo che produce morte?

Fino a che punto è colpevole l’ignorante e miserabile pastore che normalmente muore di fame nelle zone più aride del pianeta e vede in Al Quaeda l’unica speranza di uscire da quella vita infame fornendo supporto solo logistico ai terroristi?

Non dimentichiamoci che qui parliamo di uccidere o di essere uccisi e che una volta che si inizia è una strada che si può percorrere solo fino in fondo, anche perché una volta che si sale su di un carro, si condivide la sorte degli occupanti.

Senza offesa per nessuno, ma in fin dei conti noi italiani non siamo mai andati a sfruttare né il petrolio, né l’oro od  i diamanti altrui…….

Noi ( Italia ) abbiamo assecondato per molti anni questo modello comportamentale ( voluto in primis dagli USA ).

E’ più corretto dire che dalla nostra sconfitta nel secondo conflitto mondiale siamo divenuti una colonia U.S.A., culturalmente, economicamente e militarmente, grazie anche alla nostra permanenza nella N.A.T.O. che ci vincola giuridicamente in maniera molto pesante.

Anche perché i costi della politica che oggi evidentemente ricadono trasversalmente sui cittadini   (vedi, CIRIO, PARMALAT ecc.)   in tempo di guerra fredda erano sostenuti dai finanziamenti delle due superpotenze che si fronteggiavano.

L’”oro di Dongo” era finito quasi subito…….

I risultati non sono stati pari alle attese e nello stesso tempo è aumentata a dismisura l’esigenza di “ sicurezza interna “;

Quando non si è a posto dentro, non si può far bene all’esterno.

Ciò vale per gli individui come per le nazioni.

Il nostro Esercito è fortemente penalizzato dalle spese necessarie per sostenere questa azione;

Mezzo secolo di italo-anarco-catto-bolscevismo ha elevato a valore l’italica ignavia e viltà, ha distrutto la cultura e le Istituzioni ed ha modellato il diritto positivo vigente sull’idea che OGNI esercizio di Autorità ed OGNI uso della forza, ancorché legittimo è sinonimo di totalitarismo.

Tutto ciò, unitamente ad una denigrazione ideologica costante e continua, aperta e strisciante delle Forze Armate e di Polizia ha fatto sì che oggi gran parte degli italiani non sia nemmeno più in grado psicologicamente, sociologicamente e filosoficamente e di conseguenza anche tecnicamente, di  esercitare correttamente ed efficacemente il mestiere delle armi.

Su queste basi sociologiche, con tutta la venerazione per i caduti ed il massimo rispetto per chi cerca di eseguire gli ordini facendo del proprio meglio, NON E’ PENSABILE DI ASSUMERE IMPEGNI DI CARATTERE INTERNAZIONALE attraverso lo strumento militare (almeno seriamente) ed E’ DIVENUTO ESTREMAMENTE DIFFICILE per non dire in taluni casi impossibile od inutile garantire la sicurezza interna.

Si veda in proposito il caso del Procuratore capo di Torino che pochi giorni addietro ha pubblicamente mandati liberi più di una decina di imputati, chiarendo che con le leggi vigenti, sarebbero stati scarcerati il giorno dopo.

Ma dove mai si è visto poi che per una notizia diffusa, si formi prontamente un fronte antagonista in tutte le città d’Italia e che nella capitale si assaltino strutture delle Forze di Polizia, senza una repressione draconiana ed immediata?

Noi pensiamo che vadano almeno ritirate le Forze destinate normalmente alla sicurezza per essere impiegate sul territorio nazionale fortemente bisognoso appunto di sicurezza.

Sarebbe utile, a patto che si cambi filosofia e soprattutto normativa.

Tutti dovrebbero ricordare che il potere non sta negli esecutori ma nei legislatori.

E’ il caso, allora, di rientrare o almeno di ridurre l’impegno all’estero?

Noi pensiamo anche che vada almeno rivisto l’impegno di molte delle oltre 30 missioni militari all’estero operative da molti anni che probabilmente hanno assolto il compito.

Ripeto: uscire al più presto dalla N.A.T.O., dichiararsi internazionalmente neutrali, adottare il sistema svizzero di servizio militare obbligatorio e cercare di risalire la china, rifondando la società.

Iller FRASSON

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A cura di Framer

per conto di OSSERVATORIO del sito www.congedatifolgore.com