LA CRISI AL CONFINE GAZA - EGITTO

 

Un punto di situazione importante ed autorevole 

 

La crisi determinata dall’afflusso incontrollato degli abitanti di Gaza in territorio Egiziano è all’attenzione dell’opinione pubblica mondiale in questi giorni ed occupa le prime pagine di tutti i media.

La situazione suscita grandi e forti preoccupazioni.
 

Ci è parso importante, per avere un punto di situazione attendibile su questa crisi, sentire il parere del Generale di Corpo d’Armata dei Carabinieri Pietro Pistolese ( già Comandante del Battaglione Carabinieri Tuscania in Livorno ) che, dal 2005 in servizio  appunto in Gaza  quale Capo della Missione europea di assistenza al valico di Rafah,  conosce perfettamente l’andamento delle cose in quella tormentata regione.

Pubblichiamo a seguire il suo pensiero, che si lancia anche a enunciare possibili sviluppi, grati come sempre dell’amicizia del Gen. Pistolese cui dobbiamo questa collaborazione,  già fornitaci altre volte in passato quale esperto di quell’area.

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All’alba di mercoledì 23 gennaio, una folla enorme di abitanti di Gaza, spinta dalla fame e dal bisogno è sciamata incontenibile in Egitto attraverso i venti  varchi aperti di sorpresa dagli artificieri di Hamas nelle lamiere gia’ parzialmente segate del border fence.
 

Per la seconda volta nel giro di due mesi, dunque, gli abitanti di Gaza sono riusciti ad entrare in territorio Egiziano.

A dicembre 2007 si tratto’ pero’ di un numero piu’ contenuto di uomini (circa 2200) diretti alla Mecca per l’annuale pellegrinaggio (hagj).
 

La separazione fra Gaza, controllata da Hamas (vincitore delle elezioni 2006), e l’Egitto è di fatto sparita.
 

Gli scenari  che si prospettano sono estremamente complessi e fluttuanti, al momento sembrano esserci più domande che risposte.

Tutte le soluzioni ed opzioni sono sul tappeto.
 

Molti analisti politici pensano che il “disengagement” voluto da Ariel Sharon nel 2005 abbia, in fondo, creato più problemi politico-diplomatici e di sicurezza che soluzioni.
 

A seguire dalla vittoria elettorale di Hamas del gennaio 2006, il rapimento del caporale dell’IDF (Israeli Defence Force) Gilad Shalit mai più restituito nonostante le molte mediazioni, alla violenta presa di potere a Gaza di Hamas nel giugno 2007 con conseguente chiusura del valico, le condizioni di vita della popolazione di Gaza (1.4 milioni di abitanti) si sono sempre più deteriorate.
 

I Palestinesi sono profondamente divisi fra Hamas e Fatah che “tiene” nell’West Bank.
 

Il governo israeliano, inoltre, attende in questi giorni gli esiti della commissione Winograd in ordine all’operato del Primo Ministro  Olmert durante la seconda guerra col Libano che potrebbe anche portare a sue dimissioni.
 

Il regime egiziano del Presidente Mubarak che pure ha dimostrato solidarietà verso i Palestinesi deve, pero’,  tenere conto sia dell’osservanza del trattato di pace con Israele sia delle esigenze di sicurezza interne nel Sinai sempre minacciato dal pericolo attentati.
 

Hamas è considerato da Israele “entità ostile” poiché non ha accettato le pre-condizioni imposte da Israele e dal “Quartetto” per ogni possibile dialogo:
 

- riconoscimento dello Stato d’Israele;
 

- cessazione degli atti terroristici;
 

- scioglimento dei gruppi armati militanti Palestinesi.
 

Continuano, inoltre, quotidianamente, i lanci di razzi Kassam e Grad contro le cittadine israeliane di Sderot  e altre nel Negev : ne sono stati lanciati 4200.
 

Ora tutta la politica nella regione dovrebbe essere ripensata, sempre mantenendo chiaro il perseguimento degli stessi obiettivi di prima:
 

- smantellare le milizie estremiste palestinesi e le loro basi di lancio per i razzi Kassam e Katiusha Grad che giornalmente vengono lanciati verso Israele (4200 dalla chiusura del valico  ad oggi);
 

- evitare che il Caporale dell’ IDF Gilad Shalit, rapito nel giugno 2006, che si ritiene essere ancora nella Striscia di Gaza, sia trasferito nel Sinai o altrove;
 

- ridurre il consenso popolare attorno all’irriducibile movimento Hamas.
 

Dovrebbero essere cercate delle soluzioni politiche diverse e condivise, sostenute dalla Comunità Internazionale accompagnate da un’azione anti-terrorismo mirata e non generalizzata che non colpisca, anche involontariamente o indirettamente, l’intera popolazione residente nella Striscia di Gaza.

Il fenomeno terrorismo nella Regione va analizzato a fondo per trovarne e rimuoverne le radici e le motivazioni.

La pace è ancora una volta l’unica strada praticabile, una tappa obbligata.

In tale contesto il dialogo non potrà essere parziale ma dovra’ coinvolgere tutti gli attori regionali sotto la forte determinazione e l’indirizzo della Comunità Internazionale.
 

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A cura di Framer

pr conto di OSSERVATORIO del sito www.congedatifolgore.com