I PARERI SU ” IMPEGNI MILITARI ITALIANI ALL’ESTERO ” ( 3 )
Un parere particolarmente significativo
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Nel mese di novembre 2007 abbiamo lanciato in un nostro intervento dal titolo ” Impegni militari italiani all’estero “ , ripreso poi da molti nostri lettori anche in Forum di questo stesso sito, nel quale ci chiedevamo e chiedevamo se la situazione “ interna “ italiana ‘ nella quale i particolari problemi di sicurezza sono preminenti, non richiedesse di ripensare almeno in parte il forte dispiegamento delle Forze Armate italiane all’estero, riferendoci soprattutto alle Forze di Polizia largamente comprese nei vari contingenti.
Volutamente non avevamo tratto conclusioni lasciando ovviamente piena libertà ai lettori che ci hanno scritto, direttamente e in Forum.
Ci è parso comunque prevalente l’orientamento alla opportunità di un ripensamento o di una ridislocazione.
Credevamo poi che la nostra analisi fosse esauriente e completa.
Come altre volte la nostra presunzione è stata punita.
Avevamo sicuramente dimenticato un aspetto che pure, avendo noi operato al servizio dell’Istituzione in varie parti del mondo, proprio a noi non doveva sfuggire : quanto siano importanti per la considerazione dell’Italia nel mondo i nostri interventi militari e quanto suscitino orgoglio nei nostri connazionali che operano all’estero in campi civili e che tanto amano la Patria lontana.
Non è retorica, è proprio così.
Le nostre missioni militari fortificano l’opinione che si ha all’estero dell’Italia e riempiono di orgoglio i nostri connazionali civili che all’estero operano.
Ecco perché esprimiamo la nostra gratitudine a questo nostro lettore, Paolo Borchetta, che lavora da 25 anni in Medio Oriente, che ci ha inviato ( lo pubblichiamo integralmente a seguire ), un suo particolare parere sull’argomento inducendoci con signorilità e rispetto a considerare in futuro le riflessioni di cui sopra rappresentando una visione “ esterna “ che deriva da una visione “ interna “ appassionata e competente propria di chi , nonostante i lunghi anni di lontananza , è ancora ben radicato nella realtà italiana.
Mi consenta tuttavia, Sig. Paolo, di non essere sempre d’accordo con la sua analisi: il mio forse eccessivo americanismo trova difficoltà ad accettare alcune sue forzature a sostegno del suo forse eccessivo antiamericanismo : ma questo é il bello della dialettica!
D’altra parte lei stesso scrive : Amico / Alleato implica anche che qualche volta si possa non andare d’accordo!
Ai nostri lettori, che già conoscono le mie, le valutazioni sulle sue posizioni.
Grazie davvero, Sig. Paolo Borchetta.
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Caro Generale,
le scrivo dal Medio Oriente dove risiedo da oltre 25 anni.
Seguo con molto interesse le tematiche da Lei proposte e desidero contribuitre con una visione “esterna” alla questione.
Vedendo l’Italia da fuori mi e’ possiblile portare al tavolo delle opinioni una prospettiva ”comparativa” .
Prendo spunto dai concetti elaborati per fornire un’opinione da cittadino Italiano all’estero (Medio Oriente ) per cui l’essere Italiano rappresenta non solo un aspetto di colore del passaporto, ma un continuo confronto con le realta’ sociali e ideologiche di una multitudine di nazionalita’ incluse quelle che hanno dato origini al cosidetto (forse troppo precipitosamente) nuovo ”nemico del mondo Occidentale”.
Il concetto di sicurezza si é allargato negli ultimi anni da una configurazione nazionale ad una globale
Non concordo.
Abbiamo avuto problemi di sicurezza con origini transcontinetali, per quanto riguarda il terrorismo Orientale, dal momento in cui il conflitto Arabo-Israeliano e’ iniziato, la realta’ e’ che, mentre prima dell’ 11 Settembre, gli Stati Uniti non erano mai stati colpiti direttamente, il problema non e’ mai stato affrontato o almeno proposto in un contesto globale.
Non appena gli Stati Uniti hanno sperimentato in prima persona quello che altre nazioni hanno sperimentato in passato , il problema e’ diventato improvvisamente globale e di tutti.
Il problema e’ sempre esitito.
Il terrorismo che viene da lontano deve essere combattuto lì ove nasce e viene alimentato.
Concordo a patto che :
Il conflitto venga posto nel corretto contesto strategico e non solo tattico o peggio politico.
In parallelo le motivazioni di base del conflitto vengano analizzate ed eliminate ; a tale proposito mi rifaccio alla domanda di base : ” Perche’ gli Stati Uniti sono stati attaccati l’11/9 ? ”.
La risposta che l’amministrazione americana propina agli alleati e ai cittadini americani e del tipo : ” Perche’ siamo la piu’ grande democrazia del mondo e i terroristi odiano il sitema di vita che rappresentiamo ”.
Qualcuno nell’ amministrazione americana deve pensare che gli alleati siano estremamente “stupidi ” per digerire baggianate del genere.
Si combatta dove il vero nemico e’.
Mi rifaccio al punto 1, ed al concetto tanto caro all’amministrazione americana di ” Amico ” o ” Nemico ” che sembra essere il motivo dominante (e quindi politico) di sviluppo delle strategie a cui vengono assoggetate non solo le azioni dell’esercito americano ma anche degli alleati.
Ricordo che solo adesso, dopo 4 anni in Afganistan, gli americano parlano di dare attenzione all’area tribale del Pakistan per contrastare al Qaida , meglio tardi che mai………………… Inoltre un’altro ” Amico ” degli Stati uniti (o dell’amministrazione ) l’Arabia saudita continua a partorire malcontento e oppressione e come mai gli attentatori dell’ 11 Settembre erano per la maggior parte Sauditi ?
Mi domando inoltre, se qualcuno si ricorda quanto ansiosi erano gli americani di mandare sauditi (per la maggior parte) a combattere i Russi in Afganistan tanto che i Taliban (o Mujaieddin come li chiamavano prima) sono gli unici che hanno ricevuto i sistemi antiaerei Stinger che nessun alleato degli americani ha.
Per quanto riguarda l’Iraq, mi sembra palese che le motivazioni politiche hanno dettato quest’ avventura che l’amministrazione americana sta, negli ultimi 4 anni dalla dichiarazione di ” Missione Compiuta ”, tentando di vestire da lotta contro il terrorismo.
In Medio oriente anche le pietre sanno che il regime di S. Hussain e gli integralisti islamici non sono mai andati d’accordo.
Se poi parliamo di insurrrezione Shiita (terrorismo) supportato dagli Iraniani contro i Sunniti, ricordiamoci che per fare la guerra bisogna essere in due , quindi se gli Iraniani supportano gli Shiiti , chi supporta i Sunniti ?
Se democrazia deve essere (anche se d’esportazione, il che e’ una contraddizione storica) forse e’ meglio disarmare entrambe le parti.
Stiamo combattendo un conflitto in cui l’aspetto politico (americano) assoggetta le strategie, in cui non abbiamo la parola sulle strategie e in cui abbiamo un ruolo puramente tattico che stiamo eseguendo con grande competenza ma che rimane sempre un ruolo puramente tattico.
Noi ( Italia ) abbiamo assecondato per molti anni questo modello comportamentale ( voluto in primis dagli USA ).
Mi dispiace constatare che la Nostra amministrazione, a 65 anni dalla fine della 2a Guerra Mondiale, si comporta ancora come l’ 8 Settembre del 43. I nostri politici in tanti anni di ” leale ” asservimento degli interessi americani in nome del fantasma del comunismo non sono riusciti a tagliarci un fettina di importanza nella definizione delle strategie in questo o altri contesti.
Forse a fronte degli sviluppi della politica Italiana e visto il calibro dei nostri politici nelle aree di politica internazionale, sicurezza internazione e cosi via non ne abbiamo le competenze, ma questo e’ un problema interno.
L’amministrazione americana e’ famosa per non aver risolto positivamente un solo conflitto dai tempi della guerra di Korea (che poi era sotto l’egida delle Nazioni Unite) : questo dovrebbe insegnarci qualcosa….
Se alleati siamo , allora e’ meglio discutere apertamente le strategie prima di gettarsi in conflitti dalle dubbie motivazioni e obbiettivi.
Non dimentichiamoci che l’America ha ancora un certo appetito per i conflitti in quanto non hanno mai avuto , dai tempi della guerra civile , la guerra in casa……
I risultati non sono stati pari alle attese e nello stesso tempo è aumentata a dismisura l’esigenza di “ sicurezza interna “.
Mi riferisco a quanto sopra: i risultati non sono pari alle attese forse perche’ le attese erano sbagliate come le strategie e forse anche i luoghi del conflitto.
L’esigenza dell’aumento della sicurezza interna e’ una consguenza di strategie politiche, siamo vicini al bersaglio e probabile che ci prendiamo una pallottola.
Se cio’ é fatto conspevolmente nessun problema. Ma se questo e’ il prezzo da pagare per non poter dire la nostra : no grazie.
Alla fine in Italia e in Europa ad eccezione della Gran Bretagna (vista come il burattino degli americani) abbiamo avuto qualche attacco terroristico di rilevanza superiore a quello che abbiamo sofferto per mano dell’eversione rossa o nera?
Se esistono problematiche di transito di terroristi sul territorio Italiano : bene li becchiamo all’entrata non e’ necessario andare ad invadere questo o quel paese che pur sono anche quelli sbagliati.
Amico/Alleato implica anche che si puo’ non concordare a volte.
Altrimenti il concetto di ” amico ” si degrada a quello che un parlamentare Inglese ha definito come : ” La relazione tra il passato presidente Clinton e l’impiegata dell’amministrazione Monica Lewinsky : relazione in cui uno dei due e’ sempre in ginocchio a soddifare l’ altro ” .
Il nostro Esercito è fortemente penalizzato dalle spese necessarie per sostenere questa azione.
Il nostro Esercito sta facendo uno splendido lavoro: qui all’estero lo sentiamo tutti i giorni da parte di militari di altre nazioni.
Si sta facendo inoltre un ‘esperienza operativa di notevole portata.
I nostri soldati ci stanno procurando un ” posto al sole ” a rischio della pelle.
Ovviamente questo presuppone che i nostri politicanti , e sarebbe ora, invece di preoccuparsi della seggiola, di avere la pensione dopo 2 anni di “servizio” (servizio a chi poi?), di introdurre nuove gabelle e altre cose del genere, prendessero una visione piu’ professionale del loro ruolo e cominciassero a far pesare i nostri interessi nazionali “al tavolo dei combattenti”.
I nostril politici sono quelli che penalizzano il nostro Esercito, non le missioni di per sè.
Vuoi andare a combattere : sborsa i soldi o assicurati di avere un ritorno economico.
E’ impressionante come certi temi degli anni 40 siamo cosi di attualita’ e quanto poco abbiamo imparato, siamo ancora al concetto di ” 100,000 baionette ……….”.
Noi pensiamo che vadano almeno ritirate le Forze destinate normalmente alla sicurezza per essere impiegate sul territorio nazionale fortemente bisognoso appunto di sicurezza.
Le Forze armate di per sè non hanno compiti di sicurezza nazionale almeno non in un contesto di Guerra al Terrorismo (se di Guerra contro un’ ideologia si puo’ parlare).
Carabinieri, Polizia, Servizi di Sicurezza hanno questo compito.
Ancora una volta se la nostra classe politica avesse la capacita’ di sviluppare una strategia per la sicurezza nazionale (e non seguire quella che altre amministrazioni gli dettano sotto il pretesto di collaborazione) e provvedere ai necessari finanziamenti , non ci sarebbe bisogno di intaccare le Forze armate.
Qui all’estero ci domandiamo dove finiscano i soldi del continuo prelievo fiscale, quando certi elementi del governo usano aerei di stato per andare alla partita o alle corse o quando in Italia abbiamo piu’ macchine blu degli americani.
E’ il caso, allora, di rientrare o almeno di ridurre l’impegno all’estero?
Forse e’ il caso di ridistribuire l’impegno.
Noi pensiamo anche che vada almeno rivisto l’impegno di molte delle oltre 30 missioni militari all’estero operative da molti anni che probabilmente hanno assolto il compito.
Vedi sopra.
Cordialita’
Paolo Borchetta
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A cura di Framer
per conto di OSSERVATORIO del sito www.congedatifolgore.com
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