I PARERI SU ” IMPEGNI MILITARI ITALIANI ALL’ESTERO ” ( 4 )
Ci scrive nuovamente dal Medio Oriente il nostro lettore Paolo Borchetta.
Egregio Generale,
la ringrazio per la pronta publicazione del messaggio inviatole.
A tale riguardo desidero confermarle che, se dal mio messaggio puo’ trasparire una nota di antiamericanismo, questa non era di per sè, l’intenzione.Ho un profondo rispetto per gli Americani che bene conosco e frequento a fronte non solo dei miei impegni professionali; ma anche della mia passione per il volo ( e tanto tempo fa’ per i lanci , il primo fatto il giorno del mio 16mo compleanno ).
Ho avuto la fortuna, partendo dal Medio Oriente, di viaggiare un po’ tutto il mondo , con lunghi periodi di permanenza negli Stati uniti.
Tengo a chiarire che la mia analisi e’ rivolta all’ amministrazione corrente, e piu’ in generale a quelle amministrazioni passate responsbili dei fiaschi storici quali il Vietnam , missione in Libano , tentativo di cambio del regime in Iran e piu’ di recente Iraq e Afganistan.
Che i militari americani pagano sulla propria pelle.
A questi si contrappone il successo della prima Guerra del Golfo. A quel tempo ero di base a 150 km dal confine con il Kuwait e assieme ad amici americani organizzavamo gruppi di supporto alle truppe stazionate alle basi the Tanajib (a circa 30 km a sud del confine)…..a suo tempo le raccontero’ di come i « cannoli alla crema » siano diventati popolari tra i Marines.
Le esperienze ci insegnano che imparare e’ un dovere per chi si assume la responsabilita’ di mandare uomini e donne in combattimento.
Ho un po’ di tempo e desidererei spedirle una breve analisi degli eventi sopra citati al fine di chiarire il concetto:
Vietnam. Una guerra politica, voluta dall’ amministrazione Johnson per dimostrare ai comunisti che il mondo occidentale era disposto al conflitto nel caso di squilibri di influenza, l’ amministrazione per non inimicarsi l’opinione pubblica e’ entrata nel conflitto in fasi, non pianificate, senza una strategia a lungo termine per ottenere un successo, con i risultati che tutti abbiamo visto.
Libano . Amministrazione Regan. Il presupposto per un’ analisi e’ capire come mai noi Italiani non siamo stati attacati cosi pesantemente come gli Americani (e i Francesi) nonostante , come ha riconosciuto anche La Sig.ra Thatcher allora primo ministro inglese : « Gli Italiani abbiano continuato a pattugliare le zone a loro assegante fino all’ultimo » quando Americani e Francesi se ne stavano oramai chiusi nelle loro basi.
Il presidente americano di allora decise di fondare la strategia di partecipazione non sulla base delle indicazioni fornitegli dalla CIA e dai servizi militari ma su quelle fornitegli dall’allora ambasciatore americano in Libano George Habib.
L’allora ambasciatore convinse l’amministrazione che le milizie cristiane erano fermamente in controllo delle situazione sul campo e che con il supporto degli Americani, avrebbero potuto ristabilire l’amministrazione dell’ allora presidente Jemaiel (Cristiano anche lui, ma per costituzione).
Errore madornale : le stesse milizie poco prima con il supporto a distanza degli Israeliani , avevano compiuto i famosi massacri dei campi di rifugiati di Shabra e Chatila in cui centinaia (se non migliaia) di uomini, donne e bambini Palestinesi sono stati massacrati a sangue freddo.
Senza giustificare questa o quella parte (Palestinesi, Shiiti, Drusi, Falangisti, Hezzebollah e cosi via) era logico che a fronte di quanto accaduto (e a fronte della cooperazione delle milizie Cristiane con Israele) qualcuno per associazione si « arrabbiasse » con gli Americani. Risultato dell’interferenza politica : 250 circa Marines morti.
A questo dobbiamo contrapporre l’eccellente (a dir poco) gestione Italiana della situazione che, avendo capito la realta’ sul campo, ha assunto una posizione neutra nei confronti di tutte le fazioni. Le raccontero’ a suo tempo conversazioni con parecchi ex miliziani delle varie fazioni ; per riconfermare a distanza di anni, la bonta’ della nostra valutazione pre-engagement.
Senza dilungarmi passo alla prima guerra del golfo. Vittoria. Le ragioni ? Obbiettivo politico chiaro, carta bianca ai militari (almeno fino al sud dell’ Iraq) nello sviluppare le strategie, risorse disponibili, non intereferenza nelle stratetgie della politica.
La storia ci insegna che se guerra deve essere (ed e’ meglio che non sia) la medesima deve essere fatta con il solo obbiettivo della vittoria , senza mezze misure (nel rispetto delle convenzioni si intende) e senza interferenze dei politici che si improvvisano strateghi militari.
Fermo restando la dipendenza delle forze armate dalle istituzioni; a ciascuno il suo lavoro.
I militari sono i professionisti della questione , i servizi militari sono i professionisti della valuatzione pre-operativa su cui sviluppare le strategie e le tattiche ed eventualmente rivedere le basi politiche per autorizzare o meno l’uso della forza.
Il compito dei politici e quello di stabilire il contesto politico in cui, se necessario, autorizzare l’uso della forza ; se esistono incertezze in questo senso si negozia ma non si manda la gente a morire sulla base di « intanto andiamo, poi vedremo » .
Tale era la critica all’amministrazione americana attuale che, improvvisandosi stratega, non solo a mia opinione, ha completamente assogettato ad un contesto politico non chiaro le sue forze armate e agli alleati, ma ha interferito pesantemente nello sviluppo delle strategie e delle tattiche sul campo (vedi D. Rumsfield).
Sono molto interessato ad una sua opinione quale ex-militare in tal senso.
Cordialita’
P. Borchetta
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Caro Paolo,
grazie per il tuo ( é il tu che con piacere io scambio con tutti coloro che hanno provato l’ebrezza del lancio e che spero vorrai ricambiare ) chiarimento ottimamente motivato dalla tua ulteriore e competente analisi. basata anche su avvenimenti da te vissuti molto da vicino, stante la tua dislocazione in Medio oriente.
Stando così le cose, le nostre posizioni riguardo agli Stati Uniti sono molto più vicine..
Tu sei più giovane di me :ti penso sotto ai quarantacinque anni.
Io ( settantenne di belle ( ! ) speranze ) appartengo alla generazione che é cresciuta nella sicura convinzione che la nostra emersione dalla 2^ G.M. sia stata dovuta soprattutto all’aiuto in uomini e mezzi di quel popolo USA , guidato da autentici e carismatici militari, e mi accorgo ora che nemmeno i tanti errori di strategia politica successiva hanno annullato le mie convinzioni riuscendo tuttavia a scalfirle proprio per le motivazioni che tu hai esaurientemente ricordato.
Ecco perchè le nostre posizioni possono essere ora più vicine.
Mi chiedi la mia opinione di ex-militare.
Chiarite le nostre posizioni su “ americanismo ed anti “ non posso che concordare completamente con te.
E la mia concordanza é assoluta quando scrivi ( riprendo testualmente ) che:
« La storia ci insegna che se guerra deve essere si deve fare con il solo obbiettivo della vittoria , senza mezze misure (nel rispetto delle convenzioni si intende) e senza interferenze dei politici che si improvvisano strateghi militari.
Fermo restando la dipendenza delle Forze armate dalle Istituzioni; a ciascuno il suo lavoro.
I militari sono i professionisti della questione , i servizi militari sono i professionisti della valuatzione pre-operativa su cui sviluppare le strategie e le tattiche ed eventualmente rivedere le basi politiche per autorizzare o meno l’uso della forza.
Il compito dei politici e quello di stabilire il contesto politico in cui, se necessario, autorizzare l’uso della forza. »
E’ esattamente il concetto che mi guida quando insorgo sentendo definire strumentalmente e per motivi di bassa politica i nostri impegni militari all’estero come « missioni di pace » e percepisco ( anzi so ) le « regole di ingaggio » non ben definite e quindi prime responsabili della perdita di uomini con le stellette in terre lontane.
Come vorrei ( ed é forse solo presunzione questa mia ) che tra i nostri lettori ce ne fosse qualcuno influente politicamente nello scenario italiano e propenso a condividere con noi , caro Paolo, queste nostre convinzioni, facendole sue nel suo operare per le sorti del nostro Paese !
Ricambio cordialità.
Francesco Merlino
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A cura di Framer
per conto di OSSERVATORIO del sito www.congedatifolgore.com
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