ANCORA UNA VOLTA ( E NON SARA’ L’ULTIMA ) SUL CASO SCIERI
E’ corale il richiamo alla verità negata
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Ecco quanto ci scrive, con le riconosciute serenità e pacatezza che a lui derivano dalla competenza nel campo giuridico il nostro ( ormai é tale ) amico Iller Frasson a proposito del caso Scieri sul quale noi ci siamo già più volte espressi senza essere riusciti sempre a farci ben capire.
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Caro Merlino,
ho letto quanto hai scritto nuovamente sul caso SCIERI e come al solito, ti espongo alcune considerazioni.
Non ho letto l’articolo su “Il corriere della sera” se vorrai indicarmene gli estremi( ndr : è stato ripreso integralmente in news ) te ne sarò grato.
Ritengo che questo caso, al di là di ogni ipotesi più favorevole all’Istituzione circa la sua dinamica, rappresenti una macchia indelebile per la Folgore delle persone perbene come te e come molti che ti hanno preceduto.
Trascorsi i tempi della strumentalizzazione in funzione anti-militare ed anti-Folgore io credo che sia necessario (e non mi riferisco ovviamente a te od a quelli come te) eliminare quel malinteso spirito di corpo e di solidarietà che alle volte fa non dico tacere i fatti gravi, ma ignorare quei comportamenti che possono costituire l’anticamera di tali fatti e bada che parlo per tutte le Istituzioni dello Stato.
E’ un fatto che negli anni addietro diversi ufficiali (non la maggioranza, certo) delle Forze Armate riteneva il nonnismo un utile fattore addestrativo.
La Folgore era quella che non ne aveva bisogno in quanto c’erano mille modi e strumenti per testare ed addestrare il personale alla fatica fisica ed al coraggio e chi rifiutava le prove poteva essere comodamente spedito ad un normale reparto di Fanteria.
Gli atti (non le ipotesi) contenute nel libro scritto dai genitori fanno emergere chiaramente molte perplessità sulla conduzione dell’inchiesta, tali da far pensare anche a pressioni.
Tra le altre cose, sia detto con grande stima ed affetto per i Carabinieri, non era opportuno affidare l’indagine a loro (o solo a loro) per il solo fatto di avere uno status giuridico militare e di essere anche Ufficiali e Agenti di polizia giudiziaria militare e men che meno utilizzare personale del Tuscania che sarebbe stato, come dicono a Roma, sgamato subito come puntualmente è avvenuto e che per forza di cose ha una cultura più completa nel campo militare che non in quello di polizia.
Ritengo quindi importante che si ritorni sull’argomento anche solo a parole o con articoli, innanzitutto per far capire a tutti quale sia il corretto spirito di corpo e poi per lanciare il cosiddetto: CHI SA PARLI!
Chi sa qualcosa su quell’episodio DEVE parlare, per rendere giustizia ad un povero ragazzo vittima di ignoranza che non ci appartiene come militari, per togliere dalla gloriosa Folgore quella macchia nera e per far capire a chi ha quel peso sulla coscienza che il rimorso lo tormenterà fino alla fine dei suoi giorni.
Un cordiale saluto
Iller Frasson
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Come non essere d’accordo, caro Iller, su CHI SA PARLI.
Noi come te abbiamo sete di verità su questo caso.
NOI NON VOGLIAMO CHE PER COLPA DI CHI SA E NON PARLA LA FOLGORE ABBIA A SUBIRE INSINUAZIONI E CALUNNIE : NON VOGLIAMO CHE SI SPARI INDISCRIMINATAMENTE NEL MUCCHIO.
La posizione che noi sosteniamo è quella del rifiuto ad alzare le braccia in segno di resa e di impotenza.
Questo atteggiamento non giova a nessuno e noi combattiamo e rifiutamo la decisione della magistratutra sintetizzata perfettamente nella introduzione all’articolo apparso su La Nazione e riportato ancora puntualmente ed integralmente in news del nostro sito.
Eccolo
La Nazione ( 24 febbraio 2008 )
Due anni e due mesi dopo, in una mattina tiepida dell’ottobre 2001, il procuratore della Repubblica di Pisa, Enzo Iannelli, chiamò i giornalisti nel suo ufficio, si accomodò in poltrona e, con voce mesta, innalzò la sua dolorosa bandiera bianca:
«Il caso è archiviato — disse scandendo lentamente le parole, quasi a vergognarsene — non siamo riusciti a scoprire come e perché Emanuele Scieri è morto.
Ora dobbiamo arrenderci.
Del resto ci sono anche i delitti perfetti.
La mia opinione è che questo sia stato un fatto di violenza andato oltre le intenzioni di chi lo ha posto in essere : sono convinto, insomma, che si tratti di un omicidio preterintenzionale.
Ma il colpevole, se c’è, ha il volto coperto».
Poi si alzò, consegnò ai giornalisti un sorriso amaro e con questo si congedò, chiudendo la porta dell’ufficio.
La sconfitta dichiarata della Giustizia.
Ecco quello che noi rifiutiamo : la resa.
Ecco perché anche noi ci associamo al ” chi sa parli ” affinchè l’inchiesta possa essere riaperta per fare finalmente affermare la verità che noi auspichiamo per noi e per i Familiari tutti di Emanuele.
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A cura di Framer
per conto di OSSERVATORIO del sito www.congedatifolgore.com
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