IL PROBLEMA PALESTINESE ( 3 )

 

Un ulteriore aggiornamente sul problema

 

 

Il problema palestinese, sul quale ritorniamo per la terza volta, sembra appassionare alcuni nostri assidui lettori.

Di seguito alcune altre considerazioni di Paolo Borchetta che, ricordiamo, da 25 anni lavora in Medio Oriente e che, pertanto, risulta necessariamente molto competente sull’argomento.

 

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Carissimo Generale,

                             

                             ho letto il commento del Sig. Frasson  (finalmente un commento cosi’ da poter accendere il dibattito) e a riguardo ti mando le seguenti considerazioni che spero possano meglio focalizzare i concetti da me esposti in precedenza.

Comumque prima di iniziare, un rigraziamento al Sig. Frasson per aver  letto, e poi commentato le mie righe.

Al pari di altre tanto ignorate quanto dovute verita’ storiche nazionali , mi e’ parso doveroso ricercare verita’ storiche al di la’ dei nostri confini ed in particolare a riguardo degli Arabi e degli Israeliani (mi pare giusto applicare la medesima filosofia in tutti i campi).

Iniziamo dagli Arabi. La motivazione sta’ nel fatto che oggigiorno  si tende a fare di tutta l’erba un fascio quando si parla di Arabi , mentre in realta’ le cose sono assai ben diverse da come ci vengono dipinte. Il perche’ di questo si puo’ trovare in diversi fattori sia attuali che storici.

Gli Arabi, sono un’ etnia, non una religione (anche se la maggior parte ha la stessa religione), gli Israeliani sono anche loro un’ etnia , se si parla dei Palestinesi poi, entrambe le etnie non molto distanti, anzi, quasi identiche se si considerano i comuni luoghi storici di origine (Palestina, Galilea, ecc.).

Tra gli Arabi come etnia (non considerando i nord africani che sono, ad eccezione degli Egiziani attuali, Berberi e non Arabi) , si presentano grandissime differenze culturali (e di stadi di civilizzazione) a secondo di quali popolazioni si analizzano.

Oggigiorno (purtroppo) si tende a guardare il Golfo come il prototipo degli « Arabi » in quanto, grazie alla nostra dipendenza dal petrolio, le popolazioni del Golfo sono passate da una stadio di estrema arretratezza ad uno stadio di modernita’ (almeno sulla carta, ma non nelle menti) in brevissimo tempo.

Sfortunatamente, le popolazioni del Golfo sono in realta’ ancora estremamente arretrate nella curva della civilizzazione (con i soldi si comprano tante cose, ma non la civilizzazione) , essendo uscite da un contesto di societa’ tribale/beduina o pescatrice (e di civilizzazione improntata sulla « soppravvivenza ») da molto poco.

Altre popolazioni Arabe sono invece nella parte discendente della curva della civilizzazione. Iraqeni, Libanesi, Siriani hanno goduto di grande prestigio ed avanzamento negli anni precedenti e immediatamente seguenti alle crociate, a quel tempo pero’ l’imposto monopolio informativo della Chiesa e le risultanti motivazioni « temporali/politiche », che di fatto hanno influenzato la geografia della storia che ci viene a tutt’oggi inseganta, hanno precluso e precludono la conoscenza approfondita’ delle civilizzazioni Arabe con i loro studi avanzati di matematica, trigonometria, medicina, chimica  ( l’ Alchimia tanto perseguitata nel medio-evo dall’inquisizione il cui nome deriva da Al-Kimyah, chimica in Arabo), astronomia, ecc.

Le seguenti vicende della dominazione Ottomana, del colonialismo occidentale e del seguente disegno Pan-Arabico post coloniale di Nasser & Sadat (Egitto), Asad (Siria) Jumblat (Libano) e Saddam (il partito Baath non era’ limitato all’Iraq) purtroppo scivolato in dittature di vario tipo, ha causato il degrado di tali civilizzazioni a volgari dittature di tipo pan-Sovietico.

Rimane il fatto che i Palestinesi (come i Libanesi e i Siriani) sono si etnicamente Arabi (a differenza dei Giordani che hanno radici beduine provenienti dalla regione Ovest dell’Arabia Saudita), ma sostanzialmente anche Mediterranei (come gli Ebrei) per estrazione storica (e sono i primi a rifiutare quello che loro stessi chiamano la « desertificazione » che e’ l’accumunazione alle popolazioni del Golfo con cui, in realta’, hanno molto poco in comune.

Gli Israeliani a fronte del loro continuo errare storico hanno raccolto contributi delle societa’ in cui si sono integrati (seppur a fatica nel corso dei secoli).

Al loro ritono hanno si’ portato l’efficienza diciamo Occidentale, che ha dato origine alla struttura sociale originaria di tipo « cooperativo » dei Kibbuz , ma quello spirito « pioneristico/comunitario » di rinascita di identita’ Giudaica , che e’ stato la reazione agli stermini perpetrati in Europa , e’ oramai passato. Nel 2007 per la prima volta, si e’ verificata la contro-immigrazione. Gli Ebrei lasciano Israele per ritornare ai loro paesi di origine (la Russia in particolare) o richiedere la cittadinanza negli USA ed in altri stati.

Il sogno e’ finito, al Kibbutz gli Israeliani vogliono altre alternative di pace e stabilita’.

La mia disquisizione era basata sul presupposto, confermato, che in Israele come in Palestina esistono tensioni interne di uguale portata di quelle esterne.

Se e’ vero che ad un certo punto (attorno agli anni ’70) ci possa essere stata una componente chiamiamola di « invidia » nel problema ( lasciamo spazio a questa ipotesi), negli anni 70 il problema era gia’ presente da vent’anni con ben due guerre alle spalle e una in corso (e con altre frangie di tipo terroristico a condire l’insalata). A quel tempo la stampa ci ha presentato l’immagine Israeliana rapportata all’immagine Palestinese (pesantemente influenzata dalla componete terroristica) in un certo modo  che era’, a mio parere,  quello corretto.  Purtroppo a fronte della necessita’ prevalentemente Europea di « lavarsi le coscienze » , non ci e’ mai stata presentata nessuna immagine pre e immediatamente post 48’ in un contesto asettico. Qualcuno ha mai visto filmati storici sul periodo in cui gli israeliani hanno acquisito il controllo dei territori a loro assegnati dalle Nazioni Unite e le metodologie di evizione applicate?

In Palestina, come in Israele , esiste una parte (notevole) della popolazione e correnti politiche che vogliono la pace.

In Palestina come in Israele , esiste una parte della popolazione e correnti politiche che non vogliono la pace. Sono queste le correnti che perseguono disegni secolari ” politco/religiosi “ di supremazia : Sionismo e Integralismo.

Lasciando perdere per un attimo gli strumenti attraveso cui queste dottrine  agiscono per ottenere la supremazia, la soluzione di questi conflitti interni é uno dei presupposti di risoluzione del problema da entrambe le parti , se in Israele si sta avverando un fenomeno di contro-immigrazione le motivazioni sono il malcontento per il risultati di certe politiche interne ed esterne , gli Israeliani possono andarsene, i Palestinesi un po’ meno per motivi economici e politici.

Purtroppo il supporto Americano per Israele e’ generato dalle correnti di cui ho scritto in precedenza anche se l’amministrazione non ammettera’ mai che certe frange filo Israeliane estremiste controllano, almeno in parte, la politica medio orientale ed estera degli USA. 

Ecco perche’ reputo che la mediazione USA non possa essere efficace.

Paolo Borchetta

 

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A cura di Framer

per conto del sito www.congedatifolgore.com