IL FIGLIO DEL MARESCIALLO
Per elogiare la filosofia del carabiniere di quartiere
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Sappiamo, e siamo ben lieti di questo, che nel numero di aprile di ” Fiamme d’argento “, il noto e diffuso ( 220.000 copie ) mensile della Associazione nazionale carabinieri, viene ripreso un nostro aricolo che, prendendo le mosse da spunti autobiografici, esalta la filosofia del carabiniere di quartiere.
E’ questa una filosofia di impiego che noi apprezziamo moltissimo perché cammina insieme alla certezza che nel nostro Paese c’é molta esigenza di sicurezza ed ogni sforzo fatto in questa direzione ci é molto gradito.
Auspichiamo fortemente che le forze politiche ora prevalenti nel nostro Paese confermino le intenzioni espresse recentemente in merito e sappiano potenziare ed estendere questo servizio alla popolazione.
A seguire l’articolo in argomento.
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Cambiano i tempi, ogni ambito nel mondo ed in Italia, sia esso civile o militare, evolve e perché non dovrebbe cambiare l’Arma dei carabinieri?
Ti capita di essere fanciullo in un piccolo paese dell’Appennino reggiano e di “ vivere “ nella caserma dei carabinieri : si, perché tu sei il “ figlio del maresciallo “.
Ricordi che non svaniranno mai perché ben stipati nei tuoi “ cassetti della memoria “, come dice Jerry Scotti.
Ricordi di quando uscivi in pattuglia in zone di montagna ( sulla Pietra di Bismantova ove - scriveva Dante -…..montasi in caccume…con esso i pié…ma qui convien qu’om voli…) con i carabinieri a cavallo ma avevi l’appuntamento per montare dietro alla chiesa, “ così il maresciallo ( tuo padre! ) non ci scopre, se no sono guai “.
Ricordi di quando, montato a cavallo, ti sentivi sicuro protetto dai “ baffoni da carabiniere “ del coriaceo Appuntato Mogavero!
Una figura ed un nome quasi epici.
Ricordi di quando (elezioni politiche del 1948 ) non riuscivi a capire perché nel prato davanti alla caserma gli alberi più alti erano dedicati alla corda per il maresciallo ( l’istituzione ), il farmacista ( il benestante ), il parroco ( il clero antagonista )………”perché se vinciamo le elezioni…….” non capivi, ma ti accorgevi di avere paura.
Ricordi di quando “ occhio, oggi arriva il Signor Tenente per l’ispezione “ ed allora tu percepivi la tensione del maresciallo e di tutti ( mai più di cinque! ) i suoi carabinieri e ti nascondevi dietro il muretto per vedere ………..la faccia feroce del superiore.
Ricordi di quando non capivi le lacrime di tua madre per il fatto che il maresciallo, proprio nel momento solenne in cui tu ricevevi la prima sacra comunione , improvvisamente era stato chiamato altrove …perché il dovere…..
Ricordi di quando tutta la famiglia “ serviva e viveva l’istituzione “ e tua madre, santa donna, poiché non esisteva ancora la donna/carabiniere, precorreva i tempi perché preposta all’ispezione corporale delle recluse temporaneamente nella “ camera di sicurezza” , quella stessa che era il tuo incubo perché…..” se non ti comporti bene………”.
Ricordi di una epoca tuttavia felice a contatto di chi sentiva e viveva continuamente il proprio dovere e lo viveva con tutti, dentro e fuori dalla caserma a contatto con tutti, per il sostegno di tutti, con orgoglio ed amore vero costituendo un punto di riferimento in qualunque situazione, in qualunque momento.
E, allora, come fai a non innamorarti dell’Arma?
Ti innamori, ti innamori inevitabilmente ed allora decidi : io andrò in Accademia e sarò Ufficiale.
Poi la vita tua si distacca da quella del maresciallo, dalla caserma e tu prendi una strada diversa sempre con “ le stellette “ ma divergente : fai sì l’Ufficiale, ma nell’Esercito, nei paracadutisti della Folgore.
E vivi allora a contatto con altri carabinieri, quelli paracadutisti, in una realtà diversa che non ti sembra più quella della tua infanzia.
Sono diversi questi “ nuovi “ carabinieri e già questi li “ capisci meglio “ perché operano e si addestrano come te.
Ma questi sono solo una delle specialità dell’Arma che nel frattempo si è evoluta per operare in terra, sul mare ed in aria.
E’ una Forza Armata che ha bisogno di una ben strutturata organizzazione centrale che deve dirigere una radicata organizzazione territoriale, una efficiente organizzazione addestrativa, una organizzazione mobile e speciale, i battaglioni, i paracadutisti, il G.I.S., il R.O.S. e le Unità specializzate ( i N.A.S., il TPC, ecc.) ed ancora, ma non infine, i reparti inquadrati nelle organizzazioni funzionali presso organismi, comandi ed enti vari per l’espletamento di specifiche attività.
Non infine, perché poi ti capita di prestare servizio operativo all’estero nelle sedi più lontane e difficili e disagiate e di ritrovarti fianco a fianco con i carabinieri.
Diversi questi carabinieri, pure tra di loro per compiti e specializzazioni, ma quanto diversi tutti da come li avevo io “ costruiti “nella mia infanzia.
Certo, il DNA è lo stesso, la “ carabinierità “ è la stessa ma io faccio fatica a comprendere.
Per esempio, faccio fatica, pur sapendo che non può essere altrimenti se inizialmente ho dato credito all’evoluzione dei tempi e delle metodologie, a vedere carabinieri in camice bianco e con la valigetta in mano sul luogo del delitto alla ricerca di indizi e prove con metodologie e mezzi talmente sofisticati e tecnologicamente tanto avanzati che poi hanno bisogno di lunghi tempi per dimostrare l’esistenza di prove che il tempo stesso spesso fa decadere nella loro validità.
Faccio fatica perché nei cassetti della mia memoria c’è ancora il maresciallo di allora che giunto sul posto con la sua esperienza ed intuizione annunciava, nei tempi più brevi possibili allora ( il telefono a muro a manovella….! ) al Signor Tenente…..” il caso è risolto ! “.
Certo oggi il garantismo è più garantito !……ma sono troppo pochi quelli che accedono alla famigerata “ camera di sicurezza”.
Che poi poco ci rimangano è un altro problema che non riguarda l’Arma, che anzi ne è vittima.
Allora c’era più contatto con la popolazione che era tutta più conosciuta e che tutta conosceva di più il “suo” carabiniere.
Il contatto umano era veramente stretto e foriero di risultati immediati, di efficienza e sicurezza.
Proprio le stesse esigenze che anche oggi sono continuamente ed insistentemente postulate.
Pur tuttavia, nei cassetti della memoria di quel figlio orgoglioso del maresciallo c’è ancora il “ carabiniere di prossimità “che vive a contatto con il cittadino : sarà per questo che ogni volta che gli si presenta l’occasione stringe la mano al “carabiniere del suo quartiere” perché in esso identifica il suo passato e la sua visione della carabinierità ?
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Framer
per conto di OSSERVATORIO del sito www.congedati folgore.com
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