RIVISITIAMO L’IMPEGNO MILITARE ITALIANO ALL’ESTERO
Quello che noi vorremmo
Ogni tanto veniamo presi da qualche “ botta di presunzione “ ed allora ci prende il desiderio di pensare ……….se fossi io a decidere ?
L’ultima volta nei giorni scorsi ascoltando dichiarazioni che invero ci sono parse un po’ confuse forse perché affrettate in un contesto non specifico e dedicato a molti altri problemi da parte del “Presidente del Consiglio in pectore”.
Parlava della “ ridistribuzione degli impegni militari e delle forze militari all’estero “ in un futuro prossimo venturo.
Sarà inevitabile che un nuovo governo intervenga sui problemi importanti per modificare ed aggiustare secondo la propria filosofia : ci pare giusto e ci piace anche.
Quello che auspichiamo è che non si cambi allo sfascio solo perché ….quello lo hanno fatto gli altri!
Ed allora la nostra presunzione.
Quella di esternare, in anticipo, alcune considerazioni che derivano dalla esperienza militare supportata anche da importanti e specifiche conoscenze dirette in impieghi all’estero.
Il nostro coinvolgimento in impegni militari all’estero così come oggi configurato deriva da decisioni dei precedenti due governi e da decisioni parlamentari nelle quali la filosofia di impiego è spesso derivata da un sostegno molto spesso “ bipartisan “ : l’importanza e la delicatezza delle decisioni postulavano un tale comportamento ed è bene che così sia avvenuto.
Quindi il ” quadro “ attuale delle esigenze è stato ben incorniciato ed é consolidato.
Perché allora modificare le modalità per soddisfare le esigenze?
A nostro parere occorrono solo “ ripensamenti di strategia“ ed “ aggiustamenti conseguenti“.
Ma in quale direzione?
E con quale concreta reale possibilità realizzativa se dobbiamo non prescindere dalla conoscenza che il neo premier ha sempre privilegiato e condiviso le idee del Presidente Bush?
E ancora, se pensiamo che l’impegno nel Libano è stato voluto in primis dall’Europa che ha sostenuto l’idea prodiana in contrapposizione all’impegno in Iraq ed in Afghanistan?
Questi ci sembrano i cardini di un possibile ragionamento che può portare ad aggiustamenti derivanti ora dalla priorità attribuibile agli impegni all’estero.
Ci pare che in un quadro di reale ed effettiva riduzione delle forze italiane all’estero ( noi siamo sempre preoccupati dalla situazione della sicurezza in Italia e quindi le nostre forze di polizia le vorremmo impiegate prevalentemente sul territorio nostro ) dovendo concretamente accettare che in Iraq non è verosimile che il nostro impegno non possa andare oltre a quello attuale ed anzi deve essere con un trend che non può che essere discendente, vediamo sempre consistente e giusto l’impegno in Afghanistan dove i pur lenti risultati positivi ( relazione Petraeus ) cominciano ad evidenziarsi ed invece vediamo – ci sbilanciamo – non così indispensabile l’impegno in Libano.
Qui le forze contrapposte hanno ben delimitati limiti territoriali ed incancrenite dalle lotte di sempre non ci sembra possano in tempi ragionevolmente brevi arrivare ad una concreta deposizione delle armi.
E nemmeno le esigue forze internazionali, ora di interposizione, qualora le parti contrapposte riprendessero le operazioni belliche potrebbero fare molto in modo particolare con le attuali regole di ingaggio.
Allora la nostra visione sarebbe quella di una consistente task force europea – perché non è verosimile per ragioni storiche e recenti il coinvolgimento USA – predisposta in Europa per un impiego ad hoc ma selettivo delle situazioni e da impiegare con forte potere di interposizione.
Una condivisione di questa filosofia porterebbe all’immediata riduzione delle forze italiane sul territorio libanese, da mantenere comunque in patria con orientamento di impiego sul Libano insieme ad altre forze europee che in questo caso ( cioè solo predisposte ) potrebbero essere ben più consistenti di quanto non siano ora proprio per potere garantire un concreto effetto di interposizione là dove si rendesse necessario.
Per rimanere in tema “ riduzione e ridistribuzione “ suggeriamo ancora una volta anche una attenta rilettura della situazione generale attuale degli impegni.
Abbiamo già scritto, attirandoci qualche malevolo epiteto, che esistono in atto circa 30 ( trenta ) missioni militari italiane all’estero molte delle quali “ dormienti “ e talune “ dimenticate “ da anni che altro non sono ormai che benefit per il personale e sanguisughe per le esigue casse del Ministero della Difesa.
Gli epiteti anche se non ci hanno fatto piacre li abbiamo comunque scansati ma le missioni restano.
La presenza militare italiana nei Balcani è anche cristallizzata.
Non è il caso di rivisitarla nei suoi scopi e nelle modalità di impiego?
E l’Albania ?
Ora che, avendo superato gli esami di efficenza, é parte integrante della NATO di quali aiuti militari ha più bisogno in particolare dall’Italia?
E se ha ancora esigenze di aiuto non deve essere la NATO a farsene carico e non quasi esclusivamente l’Italia?
Considerazioni e riflessioni, scrivevo sopra.
Le abbiamo messe sul tappeto e ci piacerebbe che i nostri lettori trovassero la voglia di confutarci o di condividere.
La modalità per contattarci é semplice e diretta : ossconfolgore@alice.it
Così come ci piacerebbe e ci onorerebbe che l’On. Gianfranco Paglia ( congratulazioni carissimo ), che sappiamo attento lettore del nostro sito, volesse degnare della sua attenzione le nostre riflessioni.
^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^
Framer
per conto di OSSERVATORIO del sito www.congedatifolgore.com
Nella categoria: Osservatorio