LA POCA CHIAREZZA HA PARTORITO
La forza Unifil in Libano nell’occhio del ciclone
Sono passati solo alcuni giorni da quando, riprendendo ancora una volta il tema delle ” Regole d’ingaggio”, c’eravamo augurati di non dovere tornare sull’argomento.
Eccoci immediatamente a smentirci, noi stessi.
E dobbiamo farlo mentre sta montando una pesante polemica tra Israele e le Forze Unifil impegnate in Libano che ricade necessariamente sul Generale Graziano Comandante sul campo.
Israele accusa: Onu e Gen.Graziano coprono Hezbollah.
Infatti alti funzionari dell’esercito israeliano, citati dal quotidiano Haaretz, hanno detto recentemente, a porte chiuse, che il Generale Comandante di Unifil, l’italiano Claudio Graziano “presenta mezze verità per evitare imbarazzi e conflitti con Hezbollah”.
Noi riteniamo con la solita presunzione di avere individuato la ragione che ha portato a questa situazione : la poca chiarezza appunto delle regole di ingaggio che certamente non sono quelle che, con la determinazione che da sempre connota i comportamenti propri, Israele vorrebbe.
E certamente non sono nemmeno quelle di cui avrebbero bisogno le forze sul campo per potere agire con determinazione ed ottenere quindi risultati concreti.
Questo il problema : l’antico auspicio di ” salvare capra e cavoli ” non può certo realizzarsi in una situazione in cui alcuni vogliono le truppe impegnate sì ma in ” missione di pace ” e con conseguenti comportamenti in una aerea ove forze contrapposte operano con atteggiamenti di guerra.
Abbiamo già letto che il Ministro degli esteri in pectore del prossimo governo italiano ha individuato proprie nelle regole di ingaggio i limiti di questa sconcertante situazione in cui il Gen. Graziano si trova oggetto di accuse non certo esaltanti per la sua persona ma soprattutto anche per la nostra Italia.
Speriamo che dal riesame di queste regole possa scaturire la chiarezza che auspichiamo: per ora, in mancanza di questa, il parto é stato infelice.
E lo é stato per i motivi di cui abbiamo scritto nel nostro ultimo intervento in merito e per i motivi che, con la solita sagacia, il nostro lettore Iller Frasson ancora una volta ci ha voluto inviare con la lettera che, integralmente, riportiamo a seguire.
Lettera che nella sua crudezza stronca anche quel barlume di speranza che le dichiarazioni di Frattini ci hanno indotto ad avere.
Ci conforta solo sapere che la nostra voce non é l’unica nel deserto.
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Caro Merlino,
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ho letto il tuo commento sulle regole di ingaggio e come al solito mi permetto di inviarti le consuete modeste riflessioni.
Non posso che rilevare l’assurdità del tutto e dire che non vorrei essere nei panni del Comandante del contingente.
L’unico commento che poi mi viene in mente di fare è: meno male perlomeno che non si è fatto male nessuno!
Non credo ci sia molto da aggiungere.
Come già ho detto in passato, il nostro Paese a seguito del grande inganno resistenziale e post bellico è prigioniero della sua stessa ipocrisia ed ha creato un clima sociale, politico ed ideologico che ASSOCIA INDISCRIMINATAMENTE DAL PUNTO DI VISTA CONCETTUALE L’USO DELLA FORZA ANCORCHE’ LEGITTIMO AI REGIMI TOTALITARI.
Sulla base di questo semplice asserto, LE FORZE ARMATE E LE FORZE DI POLIZIA, CIASCUNA NEL PROPRIO SETTORE NON DEBBONO USARE LA FORZA, punto.
Si pensi anche all’infelice, assurda e distorta formulazione dell’articolo della Costituzione nel quale si dice che l’Italia rifiuta la guerra come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali.
Sulla base dell’interpretazione autentica e letterale di questo articolo, teoricamente nemmeno se fossimo aggrediti potremmo difenderci.
Sarebbe bastato aggiungere l’aggettivo “unico” o “principale” tra le parole “come” e “mezzo” e tutto sarebbe stato più logico.
Si pensi all’articolo nel quale si dice che la pena deve tendere alla rieducazione del condannato e non può consistere in trattamenti contrari al senso di umanità.
E’ una palese contraddictio in terminis perché è evidente che una pena è sofferenza e che non può coincidere con il trattamento rieducativo, così come è evidente che sotto un certo profilo qualsiasi sofferenza è contraria al senso di umanità.
E’ evidente che al posto della parola “pena” si doveva usare il termine “sistema penale”.
Ecco come siamo arrivati al momento attuale dove i soldati ed i poliziotti non devono far uso delle armi e dei mezzi di coazione fisica ed i rei non devono andare in galera.
Mi permetto poi di ricordarti il massacro di Srebrenica dove mi risulta che il contingente olandese assistette al trasporto dei civili nel bosco dove vennero massacrati dalle milizie serbe.
E tu chiedi chiarezza?
A chi?
C’è da aggiungere altro?
Cordiali saluti
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Iller FRASSON
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Framer
per conto di OSSERVATORIO del sito www.congedatifolgore.com
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