LA SITUAZIONE IN LIBANO
Un qualificato aggiornamento
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Il Col. par. Marcello Morelli ci chiede ospitalità per rendere pubbliche le sue valuatazioni sulla situazione libanese nuovamente coinvolta in una crisi importante.
Due sono i motivi per cui molto volentieri pubblichiamo, a seguire, il suo parere:
- sappiamo che Morelli é un esperto libanese di prima data avendo partecipato fin dal 1982 alla prima missione in Libano;
- il secondo riguarda il felice ricordo della comune militanza, fin dal 1964, nella 13^ compagnia del 5° battaglione El Alamein.
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HEZBOLLAH, TUTORE DEGLI SCIITI LIBANESI O PEDINA DI INTERESSI STRANIERI?
Gli eventi che caratterizzano in questi giorni la situazione in Libano inducono principalmente a due riflessioni:
a. Le Forze Armate e l’apparato di sicurezza libanesi hanno dimostrato di non essere in grado di sostenere l’azione del governo Siniora;
b. Hezbollah ha l’effettivo controllo di gran parte del Paese, a partire da Beirut.
La buona prova fornita dall’Esercito libanese nel corso delle operazioni condotte nell’estate 2006 a Nahr el Bared (Tripoli) contro i miliziani palestinesi di Fatah al Islam e contro quelli di Jund al-Sham a Ein el Hilwe (Sidone) non ha avuto analogo esito quando si e’ trattato di contrastare le milizie di Hezbollah.
Oltre a consentire loro di occupare il settore musulmano della Capitale hanno poi svolto un’opera di mediazione che si e’ risolta nel ritiro delle milizie ma alle loro condizioni, segnando di fatto la sconfitta del Governo Siniora.
Il mancato intervento dell’Esercito e’ stato motivato con il pericolo dello scoppio di una nuova guerra civile: in altre parole vi era il timore, se non la certezza, che si sarebbe verificato lo sfaldamento dei reparti su base confessionale analogamente a quanto accaduto negli anni ’70.
La faticosa ricostruzione delle Forze Armate avviata a seguito della fine della guerra civile sancita dagli Accordi di Taif (1989) non ha evidentemente conseguito lo scopo di una loro piena deconfessionalizzazione e comunque vi e’ la conferma che esse non rappresentano lo strumento idoneo ad affermare l’autorita’ governativa sul territorio nazionale.
Alla luce di quanto verificatosi a Beirut e’ facile affermare che analoga situazione e’ presente nel sud del Libano ove opera il Contingente italiano in ambito UNIFIL sulla base della Risoluzione 1701 del CdS ONU (ago. 2006).
L’Esercito libanese non e’ in grado (o non vi e’ la volonta’) di condurre operazioni per il disarmo di Hezbollah cosi’ come stabilito da detta Risoluzione.
Al punto 8, infatti, essa richiama espressamente gli Accordi di Taif e le Risoluzioni ONU 1559 (set. 2004) e 1680 (mag. 2006) per quanto riguarda il disarmo di tutte le milizie libanesi e non l’assunzione del controllo del territorio da parte dell’Esercito nazionale.
Ne consegue che alle forze UNIFIL non resta che assistere passivamente alla contestuale passivita’ della controparte.
E’ infatti su richiesta libanese, mai avanzata, che i nostri reparti possono fornire concorso operativo.
In questo quadro si pone l’interrogativo anche sull’utilita’ della presenza UNIFIL almeno per quanto riguarda il supporto alle Forze libanesi per l’affermazione dell’autorita’ di Beirut sul sud Libano.
In merito, autorevoli correnti di pensiero sostengono che non sarebbe opportuno contrastare Hezbollah in quanto la sua forza deriva dal consenso popolare di cui gode (peraltro e’ la stessa affermazione che viene fatta nei riguardi di Hamas, largamente maggioritaria nella Striscia di Gaza, confortata anche dal risultato elettorale).
E’ lecito chiedersi, tuttavia, quali sono i mezzi e con quali modalita’ Hezbollah in Libano e Hamas a Gaza sono stati in grado di acquisire e incrementare tali consensi.
Non appaiono essere estranei al fenomeno in primo luogo i cospicui finanziamenti forniti unitamente agli armamenti da alcuni paesi arabi ma soprattutto da Iran e Siria che in tal modo perseguono nell’area i rispettivi interessi strategici.
A fronte del rispetto che le suddette “correnti di pensiero” ritengono sia dovuto al ruolo di Hezbollah in quanto presunto tutore degli interessi della polazione sciita, non puo’ che porsi l’interrogativo se cio’ coincida con gli interessi di chi guarda soprattutto alla stabilita’ dell’area, e l’Italia fra questi. Siria e Iran certo non rappresentano un fattore di stabilita’ e con loro Hezbollah, pedina fondamentale per gli obiettivi che i due paesi si prefiggono.
Par. Marcello Morelli
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A cura di Framer
per conto di OSSERVATORIO del sito www.congedatifolgore.com
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