IRAQ : CINQUE ANNI DOPO

 

Un interessante punto di situazione 

 

Pubblichiamo, a seguire, un interessante punto di situazione che il nostro ” inviato in medio Oriente e nei Paesi del Golfo ” Paolo Borchetta puntualmente ci invia aiutandoci a capire, lui che le vive dall’interno, le vicissitudini di quelle aree cruciali per la pace mondiale.

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Carissimo Generale,

ho letto con interesse i recenti sviluppi della strategia Americana in Iraq a seguito delle valutazioni presentate dal Generale Proteus di recente agli organi competenti Statunitensi.

Dopo cinque anni “siamo” giunti alla conclusione che Al-Qida non e’ piu’ un problema significante in Iraq (se mai lo e’stato) il problema reale, adesso, e’ l’Iran.

L’amministrazione Americana sta rifocalizzando l’attenzione sul nuovo nemico, che si spera diventi « comune » anche in questo caso.

Non voglio soffermarmi sul numero delle vittime (militari e sopratutto civili) di questa democrazia d’ importazione che oramai ha di molto superato le vittime del regime.

Mi viene spontaneo pero’ fare alcune considerazioni su cosa si sta’ perseguendo e su cosa si sta’ ottenendo.

Iran prima di tutto.

Concordo che il regime Iraniano e’ senza mezzi termini un regime bieco, integralista e medioevale che persegue politiche repressive interne in nome della religione.

Insomma un’ altro « potere temporale », del tipo che tutti ben conosciamo, cambia solo lo stampo religioso.

Il fatto che tale regime possa (ipotizziamolo) essere un domani in possesso della tecnologia per fabbricare ordigni nucleari e’ un prospettiva quanto meno preoccupante.

L’ Amministrazione Americana corrente, popolata da un nutrito numero di « arm chair soldiers » (soldati da scrivania)  non nasconde poi tanto il desiderio di effettuare un intervento militare.

Al tempo stesso si e’ messo in atto una serie di azioni politiche internazionali , a mio parere abbastanza goffe, per forzare il regime Iraniano al rispetto delle risoluzioni delle Nazioni Unite.

Purtroppo, come ben sappiamo , il ripetto delle risoluzioni ONU e’ oramai diventato piu’ una questione di cortesia che di rispetto di un ordine internazionale.

Abbiamo anche visto come le stesse sanzioni applicate in precedenza al regime Iraqeno, abbiano dato risultati quanto meno dubbi e di sicuro non hanno contribuito all’indebolimento di Saddam.

Di fatto stiamo creando i presupposti, spero di sbagliarmi, per “giustificare” la presenza in Iraq per lungo tempo a venire ma quello che piu’ mi preoccupa e’ un’ altro aspetto della questione che e’, come lo definisco ,« la secolarizzazione del conflitto ».

Di fatto il mondo occidentale, con i vari alleati Arabi del Golfo (in prima posizione l’Arabia Saudita)  sta gettando i presupposti per aprire, se non gia’ aperta, una frattura secolare esistente nel mondo Arabo : la conflittualita’ tra Sciiti e Sunniti.

Tale conflitto va ben oltre l’ Iraq ed ha radici profonde nel contesto politico/religioso dei paesi Medio Orientali , e’ un conflitto mai risolto che vede gli Sciiti trattati come minoranza « inferiore » dai loro stessi confratelli Musulmani , in certi paesi come l’ Arabia Saudita si e’ oramai giunti ad estremi di segregazione sociale-politica delle maggioranze Sciite.

Gli Sciiti a fronte delle continue persecuzioni sofferte nel corso dei secoli  hanno socialmente  caratteristiche molto simili agli Ebrei.

Di fatto, come gli Ebrei, hanno sviluppato (in tutti i Paesi del Golfo e del Medio Oriente) una tendenza alla coesione formando gruppi sociali leali in primis al gruppo stesso e solo in seconda battuta al sistema politico in cui si ritrovano.

A questo punto mi chiedo se le politiche attuali siano sviluppate alla luce di una corretta analisi delle realta’ storiche.

Il vecchio presidente Bush decise di non rimuovere il regime di Saddam alla fine della prima guerra del golfo e di non supportare la rivolta Sciita nel sud nel periodo immediatamente seguente il conflitto per non sbilanciare gli equilibri delle forze contrapposte.

Egli segui’ la logica del « minore dei mali » che suggerisce di contrastare un branco di pazzi integralisti (Iran) con un altro branco di pazzi criminali (Iraq) per mantenere tutti tranquilli. 

E ricordiamoci (per chi ha la memoria corta) che il regime di Saddam, nei mesi seguenti la fine della prima guerra del golfo, ha domato la rivolta Sciita  nel Sud in un bagno di sangue sotto la « protezione » della no-fly zone della coalizione.

E poi ci si meraviglia se al Sud dell’Iraq sono ostili alle forze della coalizione.

L’ amministrazione corrente dopo aver creato, con la rimozione di Saddam, un pericoloso sbilanciamento delle forze contrapposte  non contenta sembra avventurarsi nei territori della radicalizzazione del conflitto secolare tra Sciiti e Sunniti.

MI chiedo cosa stiamo perseguendo dopo cinque anni.

Alla fine fomentando tale conflitto secolare e prendendo parte in esso  il ruolo che l’Iran si ritaglia (a suon di millioni di dollari in finanziamenti) di « paladino degli Sciiti »  viene di fatto consolidato.

Al traino di questo viene l’accresciuta popolarita’ di altri gruppi filo Iraniano-Sciita sparsi nel Medio Oriente.

Mi chiedo inoltre se in realta’ in Iraq stiamo entrando (consapevolmente o inconapevolmente) nella logica di un conflitto per « proxy » (per terza persona) per conto delle correnti Arabe anti-sciite che ci controllano tramite le risorse energetiche.

Se questo fosse vero, sarebbe avventurarsi in territori estremamente insidiosi.

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A cura di Framer

per conto di OSSERVATORIO del sito www.congedatifolgore.com