ANCORA SULLA SITUAZIONE IN LIBANO
Quali prospettive?
Evidentemente appassiona il dibattito sulla situazione in Libano.
Paolo Borchetta riprende l’intervento del Col. par. Marcello Morelli e con la ben nota ” competenza territoriale ” configura interessanti prospettive.
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Carissimo Generale,
ho letto con interesse l’intervento del Col. Par. Morelli in merito alla situazione di recente verificatasi in Libano.
Interessante anche il titolo dell’intervento perche’, a mia opinione, la domanda e’ applicabile alla maggior parte delle forze chiamiamole “politiche” in Libano.
La politica in Libano e’ uno dei quadri piu’ complessi che si possano riscontrare alle soglie del Medio Oriente. Al tempo stesso pero’, sono definibili alcune peculiarita’ del quadro Libanese che fanno pensare se non dubitare della correttezza dei presupposti che la politica occidentale usa per pesare, valutare ed intervenire nella situazione politica sul campo.
Tali peculiarita’ a mio parere sono :
- In Libano non esistono correnti politiche nel vero senso della parola ; esistono correnti secolari religiose/settarie mascherate da correnti politiche. In sostanza per un politico Libanese non importa che programmi hai, importa a che corrente appartieni, di che religione sei o a che gruppo etnico appartieni.
- Non esiste in realta’ un governo come inteso nel mondo occidentale in qanto gli interessi della popolazione sono perseguiti sulla base delle divisioni di cui sopra. Esiste quindi un problema fondamentale di « assenza » reale del governo in talune parti del paese. Tale vuoto crea spazio per intrusioni o malcontenti. Mi chiedo (anche se so gia’ la risposta) cosa il governo Libanese abbia fatto per contribuire alla ricostruzione del Sud del paese dopo il recente conflitto tra Israeliani e Hezbollah.
- La secolarizzazione della politica Libanese porta inoltre ad una idiosincrasia tipica del Libano che e’ la presenza sulla scena politica di politici da « tempo di guerra » o strettamente legati (per vincoli famigliari) alle vicissitudini della guerra civile. Tale situazione non e’ sempre un buon presupposto per riconciliazioni.
- In Libano non esiste, in realta’, una lealta’ alla nazione ; esiste in primis, una lealta’ verso il gruppo religioso/etnico. Ecco perche la nazione e’ molto fragile e vulnerabile ad influenze esterne.
Il disarmo delle milizie rimane un problema importante. La domanda rimane quali milizie ? Oggigiorno gli Hezbollah sono alla ribalta della cronaca per vari motivi.
Durante le ultime vicissitudini sono scoppiati combattimenti nelle zone Musulmane di Beirut tra gli Hezbollah (supportati dalle milizie di Amal, ci sono anche loro e appartengono a Berri il portavoce del parlamento) e i cosidetti « gruppi che supportavano il governo » del primo ministro Siniora : siamo alla stessa situazione dell’ Iraq , mi pare che per spararsi bisogna essere in due.
Allora se ne deduce che anche il cosidetto governo, seppur iimpegnato in un’azione chiamiamola difensiva, mantiene un certo numero di « miliziani » ; e chi li finanzia ?
Non esistono dubbi che gli Hezbollah sono finanziati dall ‘Iran , e « forse » anche dalla Syria. Se la Syria non finanzia molto probabilmente da’ libero passaggio ad armamenti in transito per rimpolpare gli arsenali.
Mi chiedo cosa si possa fare per fermare questo flusso che appare indisturbato.
Quello che inoltre mi chiedo, e non ho ancora una risposta dopo anni di osservazione e di viaggi nella zona, e se gli Hezbollah mettano in atto, oltre che a prenderne i finanziamenti, anche politiche dettate dall’ Iran.
Senza giustificare l’Iran dopo parecchi viaggi al Sud del Libano, mi sembra utopistico pensare che in quella regione vogliano vivere come in Iran. Anche se le donne portano il velo la societa’ del Suld del Libano e anni luce da un modello Iraniano.
E anche vero che, in un contesto asettico, in 30 anni di occupazione Israeliana del Sud, qualcuno che spara all’invasore ci deve pur essere : se cosi non fosse, mi chiedo perche’ da noi si esalti tanto la resistenza.
E’ anche vero che ha fatto comodo a certi politici Libanesi, quando gli Israeliani bombardavano, inneggiare alla resistenza contro il « comune nemico » senza pero’ far intervenire l’esercito, cosi se poi le cose vanno male « non e’ colpa nostra ».
La realta’ e che gli Hezbollah sono frutto della guerra civile, al pari del deputato Gegea, dell’Ex Generale Aoun, di Jemaiel, di Jumblatt, Berri e di altri ad eccezione di Saad Hariri e company (Siniora incluso) che sono il frutto della reputazione del padre, ma purtroppo non all’ altezza e pericolosamente vicini ai Sauditi e di conseguenza agli Americani. Gli ingredienti sono gli stessi, esplosivi allora, esplosivi adesso.
Come allora e per i 30 anni a seguire, nessuno ha mai dato grande importanza al fatto che il Sud del paese era invaso perche’ alla fine gli Sciiti anche in Libano sono considerati cittadini di terza classe.
Allora prendere posizioni a favore del governo in Libano e un po’ come pensare che le forze della coalizione abbiano il controllo sull’ Afganistan perche’ a Kabul esiste un governo !
Aggrapparsi alle risoluzioni ONU in tale contesto per trovare una soluzione e’ una partita persa in partenza: il governo in Libano e’ parte del problema, non la soluzione.
Fino a quando in Libano la secolarizzazione sara’ presente (vedere la Costituzione), fino a quando in Libano la classe politica non si distanziera’ dagli schemi religiosi e di setta avremo sempre un problema di assenza centrale a favore di influenze esterne.
Cordialita’
Paolo Borchetta
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Framer
per conto di OSSERVATORIO del sito www.congedatifologore.com
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