LE CELEBRAZIONI PER IL 90° ANNIVERSARIO DELLA ” VITTORIA “
Già allora comincia l’epopea del ” Paracadutismo militare ”
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Nel momento in cui diviene ” spasmodica ” l’attesa dell’Italia calcistica per il riscatto della nostra Nazionale di calcio ed il termine ” vittoria ” viene per lo più associato ai campionati europei di calcio, ci ha colpito, molto favorevolelmente, anche ricevere diverse sollecitazioni a ricordare il 90° anniversario della fine e della vittoria italiana nella Grande Guerra che ricorre quest’anno.
Sappiamo che le celebrazioni avranno un carattere di massima solennità nel mese di novembre e che - la qualcosa ci riempie di soddisfazione - ci saranno oltre duecento cerimonie regionali ( a cominciare da quella di domenica 15 giugno in Vittorio Veneto ) e locali, dilazionate nel tempo, contenute e sentite, in altrettante località del Nord in particolare che videro ” i fanti ” allora combattere.
Ci pare questa una bellissima partecipazione di un popolo che si riconosce e riconosce il suo passato di gloria, di onore costruito con un immenso sacrificio.
Bellissiomo!
Dicevamo di molti nostri lettori che ci hanno sollecitato sull’argomento.
Ed allora, pur sapendo di far torto ad altri, pubblichiamo a seguire - senza firma - proprio con l’intento di ringraziarli tutti, una di queste lettere che, oltre a fare riferimento alla ” Vittoria “, apre uno squarcio storico su un episodio poco conosciuto che più ci é piaciuta perché - guarda caso - ci riconduce alle origini del ” Paracadutismo militare “.
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Caro Merlino,
il 20 Giugno di quest’anno iniziano le celebrazioni del 90° anniversario della vittoria, con la ricorrenza della battaglia del solstizio che poi portò a Vittorio Veneto.
Non c’è piccolo paese d’Italia in cui non vi sia un monumento al Fante od all’Alpino avviluppato nella sua mantellina e con le fasce mollettiere ed il fucile ’91, con pochi o tanti nomi a ricordare il piccolo o grande contributo di sangue che ogni terra diede al compimento dell’Unità nazionale.
Quell’immenso marmo bianco con quelle migliaia di scritte PRESENTE! sotto quella pioggerellina di un grigio tempo autunnale, così come quel treno a vapore che trasporta la salma del Milite Ignoto scelta da una madre per essere tumulata al Vittoriano a Roma con la gente semplice inginocchiata lungo tutto il tragitto a coprire la bara di fiori, non può non suscitare emozione ancora oggi tra tutti cittadini perbene, militari e non.
Su quei momenti si è detto di tutto: che non dovevamo entrare in guerra (in tempi in cui la politica estera si faceva solo con le guerre e quando l’Austria-Ungheria era una potenza al pari dei due grandi colossi odierni!), che abbiamo commesso una serie di interminabili errori, ma soprattutto, offendendo la memoria dei Caduti, che migliaia di giovani ignoranti sarebbero andati al macello per un ideale non sentito.
Sicuramente i nostri predecessori non avevano le opportunità culturali dei giovani di oggi, ma credo si possa dire altrettanto sicuramente che sono stati capaci di grandi sentimenti (a cominciare proprio dal senso del dovere) e di un amor patrio che seppur non analizzato compiutamente fu sempre sentito, soprattutto dopo il disastro di Caporetto con la resistenza sul Piave e la battaglia di Vittorio Veneto.
Nel ricordare con affetto e profonda commozione quei ragazzini ancora imberbi, usciti per la prima volta dalle case e dalle masserie di un’Italia ancora povera e prevalentemente rurale, desidero citare, ad onorare il valore del Soldato italiano, il commento di Hugh Dalthon, Ufficiale inglese osservatore sul fronte italiano: ” ho visto questi eroici italiani contrattaccare sotto un fuoco che qualsiasi comandante inglese avrebbe rifiutato “.
A conclusione di queste poche righe, alcune riflessioni.
Pochi ricordano che se il Paracadutismo militare italiano si sviluppa e si forgia a Castel Benito, Cefalonia ed El Alamein, nasce sul Basso Piave e con la penna nera.
Nell’Agosto - Settembre 1918 infatti tre giovani Ufficiali vennero lanciati in quella zona con il compito di infiltrarsi tra le linee nemiche per la raccolta di informazioni.
I Tenenti Alessandro Tandura (163° Rgt. Ftr. Brigata “Lucca”, poi transitato nel 7° Alpini), Pier Arrigo Barnaba (8° Rgt. Alpini) e Ferruccio Nicoloso
Essi assolvono egregiamente al compito affidatogli lanciandosi con quelli che si possono definire poco più che lembi di seta, senza ausiliare, per la prima volta, senza addestramento e con la sola indicazione di ” serrare bene le mascelle all’atterraggio“.( ndr.: stupendo questo incitamento, qui c’é tutta la filosofia dell’essere Paracadutista, in volo, a terra e soprattutto dopo! ).
Nel ricordare il valore di quei primi arditi dell’aria, esprimo l’augurio che quest’anno , almeno a Redipuglia il 4 novembre, vi siano quanti più paracadutisti possibile con la penna nera o con il basco amaranto, non solo a ricordare i nostri nonni, ma a ritrovare quell’unità e quella coesione che spesso sembrano lentamente svanire.
Sarebbe bello ricordare i progenitori del Paracadutismo Militare italiano ed il loro operato con un lancio dei Ragazzi del 4° Reggimento Alpini Paracadutisti “Monte Cervino”.
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a cura di Framer,
perconto di Osservatorio del sito www.congedatifolgore.com
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