REPLICA ( GARBATA E MOTIVATA ) AL VOLTASTOMACO

 

Un modo diverso di esprimere il proprio pensiero 

 

 

Non abbiamo motivo di nascondere che scrivendo il precedente intervento titolato ” voltastomaco ” abbiamo pensato più volte che probabilmente avremmo ferito la sensibilità di ” appartenenza ” del nostro ormai fedele lettore Iller Frasson ( ricordiamo :funzionario di Polizia e Paracadutista ) al quale, condividendo troppo spesso i sentimenti ed i pensieri di fondo, ci sembra di essere legati da antica amicizia.

Invocando nel nostro intervento una presa di distanza delle Forze di Polizia dalle affermazioni del loro rappresentante sindacalista eravamo sicuri che la puntualizzazione di Frasson non sarebbe tardata.

Con garbata ma ferma e sicura forma, la lettera che pubblichiamo a seguire, puntualizza ed esprime con chiarezza quello che il ” sindacalista ” da noi ascoltato  ( RAI 1, circa ore 09.30 di martedì 5 agosto )aveva forse intenzione di affermare scegliendo tuttavia, lasciandosi prendere dalla foga verbale, una forma assolutamente sbagliata che ha disturbato fortemente noi e molti altri benpensanti.

E così ci siamo lasciati trascinare, invero provocati,  in una ” guerra tra poveri ” come scrive giustamente Frasson il quale altrettamento giustamente ha colto fino in fondo il senso della nostra amarezza.

Grazie, caro Iller, a presto e buon Ferragosto!

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Caro Merlino,
 

ho letto il tuo ultimo editoriale, ne comprendo il titolo e ne condivido l’amarezza.

In realtà la questione è più complessa di quanto non appaia a prima vista e come al solito in Italia mi pare che un po’ di ragione vi sia da tutte le parti.

Il problema come spesso accade sta nei pregiudizi che a volte fanno nascere muri di incomunicabilità e scavano fratture che poi talvolta diventano irricomponibili.

Il rappresentante sindacale che hai nominato che rappresenta una parte consistente dei colleghi mi pare abbia espresso un timore generalizzato, a mio modesto parere usando parole che suonano offensive e tranciando un giudizio affrettato e condizionato da non conoscenza ed evidenti pregiudizi forse anche di natura politico-ideologica.

Purtroppo la riforma del 1981 non ha segnato solo l’abbandono della cultura militare per concentrare le risorse della Polizia sulla tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica, e per unificare i ruoli, ma è stata anche accompagnata da una campagna culturale faziosa che ha danneggiato i rapporti tra due istituzioni importantissime e che storicamente nascono propedeutiche e complementari con i Reali Carabinieri nel 1814.

Il timore generalizzato, visto al nostro interno, è che certa politica, dopo aver preso scelte politiche che pur costituzionalmente legittime si sono rivelate all’atto pratico fallimentari, non avendo il coraggio di ammettere i propri errori, presenti l’impiego dei militari in servizio di pubblica sicurezza, come la panacea di tutti i mali, dopo aver tagliato pesantemente i fondi destinati alle Forze di Polizia.

E’ purtroppo cosa nota come in molte città veicoli, natanti ed aeromobili della Polizia siano rimasti fermi per carenza di fondi da destinare alla manutenzione ed alla retribuzione del personale.

I colleghi aggregati a Roma che hanno prestato servizio per la visita del Presidente BUSH l’anno scorso hanno dovuto attendere diversi mesi per vedersi corrisposti i previsti emolumenti e non interamente.

La non conoscenza poi dell’ambiente e della cultura militare italiana, mista a pregiudizi, come ho scritto sopra, fa il resto.

Ho già espresso il mio modesto pensiero circa l’impiego delle Forze Armate sul numero di Maggio del 2005 di “Folgore”  dal titolo “E se domani”, e sono tuttora sempre più convinto delle mie opinioni.

Mi sia consentito quindi esprimere con stima il benvenuto mio e di tutti i colleghi della Polizia di Stato che dissentono dal parere che tu hai citato ai colleghi delle Forze Armate realizzando quella complementarietà che è nella nostra tradizione, in comunione di spirito di servizio alla comunità e soprattutto in quelli che nonostante i tempi sono i valori fondanti dell’essere dipendenti pubblici: fedeltà, obbedienza e fattiva e leale collaborazione.

Diciamo però tutti quanti insieme, con garbo ed educazione che il problema ordinario della sicurezza non si risolve aumentando il numero delle forze in campo, qualsiasi esse siano, ma mutando le regole in modo che chi delinque, una volta catturato e riconosciuto colpevole, rimanga in galera senza sconti né regali, con misure di maggior rigore e sicurezza e distinguendo il periodo di sofferenza/espiazione dal periodo di rieducazione per il reinserimento.

Altre considerazioni dovrebbero essere fatte invece per quello che io definisco problema straordinario della sicurezza nelle regioni militarmente occupate dalla criminalità organizzata, per le quali rimando all’articolo citato.

Attenzione quindi alle “guerre tra poveri”.
 

Un cordiale saluto a tutti.
 

Iller Frasson

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Iller Frasson ci ha inviato successivamente alcune precisazioni sull’intervento sopra riportato.

Il suo pensiero ci era sembrato già molto chiaro.

Abbiamo comunque il dovere di pubblicarle.

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Caro MERLINO,
ti ringrazio per le espressioni di amicizia e stima che ricambio e per il riguardo usatomi nel pensare che avresti potuto ferire il mio senso di appartenenza.

 Non è così; il tono della tua comunicazione è chiaro ed infatti ho scritto che comprendo e condivido la tua amarezza per le affermazioni fatte da un rappresentante di una delle Organizzazioni Sindacali della Polizia di Stato dalle quali, con altri colleghi, dissento nei toni nei modi ed in parte nei contenuti.

Per inciso leggo oggi che anche il leader di Italia dei Valori avrebbe usato espressioni offensive nei confronti dei militari in servizio di polizia; affermazioni che oltre ad amareggiarmi ancora di più dimostrano come il livello del confronto politico in Italia sia veramente ai livelli di minimo storico.

Non a caso ho scritto che il problema non è il numero delle forze in campo “qualsiasi esse siano”. Il numero degli appartenenti alle cinque Forze di Polizia ammonta a quasi 400.000 unità ed anche rilevando coraggiosamente come la disonestà nel nostro Paese sia mediamente più diffusa che altrove, il numero è elevato.

La vera questione nodale sono le regole.

Se non si riportano le pene al rigore originario, non basteranno le tre Forze Armate, le Polizie Municipali e Provinciali e le guardie giurate per garantire la sicurezza pubblica.

A mio modesto parere è quindi importante che tutti quanti, nelle sedi e con i modi opportuni chiediamo l’abrogazione di tutte quelle leggi che magari varate con le migliori intenzioni si sono poi rivelate fallimentari, a favore delle normative precedenti, cominciando dalla  ” legge Merlin “ della quale si discute tuttora con dibattiti-fiume e molta demagogia pur di non ammettere che fu un tragico errore.

Vorrei poi fare due ulteriori precisazioni per i non addetti ai lavori.

Quando si abroga una legge non si crea un vuoto legislativo, ma ritorna automaticamente in vigore la normativa precedente.

Il nostro codice penale denomina i reati e le rispettive pene detentive, rispettivamente delitti o contravvenzioni,e reclusione o arresto a seconda della loro maggiore o minore gravità.

L’arresto nel linguaggio giuridico ha un doppio significato, a seconda che si riferisca ad una misura detentiva di non lunga durata o ad un provvedimento restrittivo della libertà personale che può essere ordinato dal magistrato o adottato dalla polizia giudiziaria in flagranza di reato.

Quando i non addetti ai lavori sentono che è stata promulgata una nuova legge che “prevede l’arresto” molto spesso sono soddisfatti non rendendosi conto che il termine in quel contesto indica una pena con la reclusione di non lunga durata che può essere comminata da un giudice a seguito di un procedimento e che proprio per la sua non lunga durata può essere oggetto di altri benefici di legge,

MA NON IL PROVVEDIMENTO RESTRITTIVO IMMEDIATO, come lo intende la gente comune.

Quindi di rigore nemmeno l’ombra.

Come vedi sempre ambiguità ed ambiguità.
 

Un cordiale saluto a tutti.

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Framer

per conto di OSSERVATORIO del sito www.congedatifolgore.com