PARACADUTISMO MILITARE : NESSUN FIGLIO DI UN DIO MINORE
Un ulteriore importante parere a favore della celebrazione comune
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Pubblichiamo un significativo e motivato parere sull’idea che abbiamo rilanciato protesa a fare prendere in considerazione la celebrazione di una unica ” festa del paracadutismo militare italiano ” che veda riuniti tutti i paracadutisti ” in ” e ” già ” in servizio.
Vediamo questa festa - sintetizzando quanto già ripetutamente scritto - non come una celebrazione riduttiva rispetto a quella che annualmente ci esalta e ci commuove insieme alla ” Folgore ” nelle sue sedi attuali e principalmente a Livorno ma, al contrario, come un allargamento della stessa che riunisca reparti e emblemi di appartenenza di ” tutti ” i paracadutisti che, con le stellette, servono ed hanno servito la Patria.
Avevamo accantonato mestamente l’idea non riuscendo a percepire consensi ed entusiasmo : quelli che ci aspettavamo.
Quando poi abbiamo annunciato che forse i tempi non sono ancora maturi in presenza di alcune dichiarate ” gelosie di parrocchia ” abbiamo ricevuto molte lettere di consenso che ci inducono a ” non mollare “.
Una di queste lettere é quella che ci ha inviato il Generale Colavito che pubblichiamo, a seguire, integralmente.
” Non esitono tra i Pracadutisti figli di un Dio minore “ sostiene Colavito, nella sua lettera talmente convincente e motivata che ci pare superare tutte le nostre perplessità iniziali che potesse essere stata scritta solo per amicizia nei nostri confronti e per sostenere, appunto solo per amicizia, la nostra idea.
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Ho già scritto tempo addietro che quando “ a diporto “ nella Capitale mi accade di intravedere un basco amaranto, sia pure a distanza, il cuore mi balza in petto per un affollarsi di sensazioni e di sentimenti, primi fra tutti la nostalgia e l’orgoglio di appartenenza.
E nulla mi importa se in quel basco amaranto brilla un fregio da incursore, fante o carabiniere paracadutista.
Quel che intendevo allora ed intendo ora esprimere non mi sembra necessiti di ulteriori esplicazioni.
Ora leggo e sento che l’intento di assumere la data del 23 ottobre quale momento celebrativo unico del paracadutismo militare nazionale - idea lanciata all’epoca della “ Presidenza Merlino “ ed ora dallo stesso nuovamente rilanciata - pare destinata all’accantonamento ed all’oblio sulla base di incerte considerazioni
Mi rifiuto di credere - conoscendo l’ “anima “ dei paracadutisti per avere prestato per undici anni servizio nella “ Folgore ”ed avere praticato paracadutismo per quarant’ anni, oltre ad avere coperto per un biennio l’incarico di Vicepresidente nazionale dell’A.N.P.d’I. - che si tratti di questione di “ parrocchia “ questione mai esistita “ sul campo “ ma questione che potrebbe allignare a livello “scrivanie d’alto e medio loco“.
Se così fosse vorrei invitare a leggere ( o a rileggere, visto che evidentemente quanto accaduto non ha loro insegnato nulla ) i racconti della battaglia al chek-point “ Pasta “.
Non potendo peraltro escludere che taluni, in buona fede, si sono posti su posizioni riduttive, a loro rivolgo le considerazioni seguenti che evolvono dall’onirico al razionale.
E’ opinione ormai largamente condivisa che il paracadutismo più che una “ specialità “ sia una “ mentalità “ particolare sostanziata da amore di Patria, sprezzo del pericolo, cameratismo, spirito di servizio e di disciplina, caratteristiche tutte che rendono i paracadutisti truppe di eccellenza non solo in Italia ma sicuramente in tutti i Paesi del mondo.
Quale migliore espressione di questa “ primazia “ se non l’esaltarla in un unico contesto celebrativo?
E in quale migliore occasione ciò potrebbe essere realizzato se non nel giorno rievocativo dell’epopea della “ Folgore “?
Ed in quale luogo se non nelle sedi che oggi ospitano i successori della maggior parte di quegli eroi?
Non è forse riduttivo celebrare questa ricorrenza quale “ festa della fanteria – soprattutto – paracadutista “?
Non è forse vero che nella Divisione par. “ Folgore “ erano inquadrati con pari dignità anche reparti di artiglieria, genio, trasmissioni ?
E la Brigata “ Folgore “ costituita nel 1963 - io c’ero – non includeva reparti di artiglieria, genio, trasmissioni, carabinieri e, perché no, di assistenza spirituale?
Ebbene, celebriamo insieme le nostre glorie e le nostre tradizioni !
Ebbene, onoriamo insieme i nostri Caduti in guerra e in cosidetta pace !
Il simbolo che ci unisce - il paracadute - é più forte di ogni particolarismo, di ogni diversità, di ogni contingenza.
E ” chi non beve con me……..peste lo colga “, soprattutto se pensa che esistano Paracadutisti figli di un Dio minore!
Generale C.C. Paracadutista Michele Colavito
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Framer
per conto di OSSERVATORIO del sito www.congedatifolgore.com
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