IL CORDOGLIO PER LA MORTE DEI PARACADUTISTI FRANCESI

 

Ed anche una riflessione

 

 

L’ ennesima strage in Afghanistan ha coinvolto questa volta i Paracadutisti militari francesi ed il nostro cordoglio, sentito comunque, ci procura un dolore se possibile anche più forte che  deriva dall’appartenenza alla stessa ” specialità ” e che accomuna tutti i Paracadutisti di ogni Paese.

Ai feriti ( si dice alcuni molto gravi ) il nostro augurio di riuscire a superare la grave situazione.

Lo stesso cordoglio per i quattro militari canadesi e tre polacchi Caduti sul campo in Afghanistan in diversi  agguati portati dai guerriglieri nel pomeriggio di oggi, 21 agosto 2008.

Tragedie immense che vanno a colpire rappresentanti militari di nazioni che inviano i loro uomini lontano dalla madre-patria per assicurare una pace che gli indigeni non vogliono e spesso non sanno meritarsi.

A margine di queste tragedie vorremmo tuttavia fare una riflessione  perchè, come sempre, anche da questi dolorosissimi avvenimenti ci sono ammaestramenti da tenere in considerazione.

E la riflessione non é quella -  che da tempo portiamo avanti -   che in ” Afghanistan c’é guerra “  : su questo ci siamo sempre espressi ed abbiamo sempre ribadito le nostre convinzioni, come recentemente avvenuto dopo la dichiarazione del Ministro della Difesa italiano nel nostro intervento dal titolo ” Te l’avevo detto ….”.

La riflessione che vogliamo ora fare ci viene dall’apprendere - come sostiene Le Monde e come puntualmente ripreso in news del nostro sito - che molti dei Paracdutisti francesi sarebbero stati colpiti dal cosidetto ” fuoco amico ” durante l’intervento dell’aviazione della NATO.

Ci pare - é questa la riflessione - che con il passare del tempo e soprattutto con il mutare delle situazioni e delle esigenze gli eserciti di oggi abbiamo giustamente mutato le loro tecniche e modalità addestrative e conseguentemente operative e questo - ci ripetiamo ma lo ribadiamo - perché si vuole troppo spesso rimanere nell’equivoco ” missioni di pace “, ed allora ci prepara in modo specifico solo per queste e si dimenticano le vecchie tecniche cioè l’addestramento di base.

Si affina l’addestramento per le ” missioni di  pace ” e si perde l’addestramento al combattimento vero e proprio e quando arriva l’esigenza più specificatamente bellica non si é più preparati.

Nel caso particolare é mancato il coordinamento tra forze a terra e supporto aereo, se é vero quello che si dice e che a noi pare assolutamente verosimile.

Oggi forse ( ? ) la tecnologia aiuta a trovare questo coordinamento ma certamente non lo risolve completamente.

Chi tra i nostri congedati ( quelli di data meno recente ) non ricorda le esercitazioni di gruppo tattico a Poggio al Cerro o a Monteromano quando, arrivato il momento del supporto aereo, dalle gracchianti R 300 veniva ripetuto l’ordine….esporre i teli rossi….. ed ognuno di noi estraeva dallo zaino quel telo rosso ritenuto inutile e che invece consentiva di segnalare incontrovertibilmente ai velivoli le posizioni raggiunte?

Malinconie del passato diranno in molti.

No,  un modo empirico e sicuro per salvare la pelle!

Almeno quella minacciata dal ” fuoco amico “!

Non sappiamo se l’Esercito francese abbia abbandonato questi elementari sistemi di segnalazione : se lo ha fatto questa tragedia dovrebbe portare ad una riflessione seria.

E non sappiamo se nell’Esercito italiano sia avvenuta la stessa cosa.

Temiamo tuttavia che in queste situazioni in cui ci si riempie la bocca di ” peace keeping “ , “peace  making ” , ” peace enforcing ” ed altre varie terminologie americaneggianti si sia perso di vista l’addestramento al combattimento vero e proprio, quello in cui sicuramente ti troverai prima o poi coinvolto se ti avventuri fuori dal territorio nazionale con le armi in pugno che devi preferibilmente non usare ma che sicuramente devi usare al momento del bisogno.

Certamente non puoi andare in bicicletta ” senza mani ” se prima non hai imparato a “ tenere ben saldo il manubrio con le mani ” ripeto spesso ai nipotini dopo l’ennesimo capitombolo!

Che ( fuori metafora ) significa : prima l’addestramento di base….poi……..adatta il tuo addestramento alle situazioni anche a quelle più diverse.

Abbiamo detto che temiamo che ciò possa essere avvenuto anche in talune situazioni per il nostro Esercito.

Se così fosse, da vecchio Generale brontolone, un suggerimento : metaforicamente, tiriamo nuovamente fuori dai magazzini i vecchi ” teli rossi ” e, questa volta concretamente,  rivediamo le classiche modalità operative e l’addestramento di base, quello che in ultima analisi …….ti salva la pelle.

 

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Framer

per conto di OSSERVATORIO del sito www.congedatifolgore.com