L’IMPORTANZA DELL’OTTICA DI PARTENZA

 

L’ampliamento della base militare di Vicenza vista dal Generale Mini

 

Ci accingiamo con un atteggiamento di rispetto verso il Gen. Fabio Mini, che da anni conosciamo esperto Ufficiale ed interessato ai problemi di geopolitica, ad esporre il nostro parere sulla intervista da lui concessa a ” Il giornale di Vicenza ” puntualmente ripresa nelle news del nostro attento sito.

Rispetto per il pensiero altrui, ma rispetto anche per il nostro pensiero.

Siamo alle solite : lo stesso argomento assume connotazione diverse a seconda dell’ottica di partenza.

La nostra ottica parte da una visione della strategia militare USA che ci é parsa negli anni condivisibile mentre l’ottica di Mini parte da una visione ( ci pare ) fortemente criticabile al punto da sembrarci permeata da una dose non trascurabile di antiamericanismo.

E poichè atteggiamenti molto critici ( pur con fini costruttiv ) nei confronti delle Forze Armate in generale ci é parso di cogliere frequentemente nelle dichiarazioni e negli interventi di Mini ( non ultimo nel suo libro ” Soldati “)  ci chiediamo oggi quanto convinto sia stato in passato il servizio pur eccellente prestato dal Generale Mini nell’Esercito nostro ed al fianco di quello USA.

E’ un atteggiamento che cogliamo noi non favorevole ma che come tale viene  subito colto anche da coloro che si schierano contro la nuova base USA di Vicenza ai quali  ora non pare vero constatare come anche il pensiero di un prestigioso  ” Generale ” sia in linea con il loro.

Nell’intervista Mini esamina a fondo gli aspetti geostrategici ( pareri, i suoi, non completamente condivisibili ) e sorvola sugli aspetti collaterali pure molto importanti.

In merito ai primi sostiene che ” se lo scopo strategico è quello di controllare le zone calde del mondo con l’hard power delle armi, le basi esistenti oggi in Europa dovrebbero essere rischierate altrove, nei posti in cui la presenza militare può fare da deterrente, ma anche da rassicurazione.  È vero che in 24 ore la Setaf può portare i propri parà dappertutto, ma sempre dopo che è successo qualcosa.  Oggi bisognerebbe sviluppare strategie perché le cose non succedano e la dislocazione delle basi stanziali avanzate o arretrate è un elemento importante di tale sviluppo “.

Alla luce di questa sua affermazione non ci pare poi anacronistico sostenere che il mantenere la possibilità di intervento militare ovunque entro le 24h sia un aspetto negativo, infatti non crediamo proprio che si possano mantenere basi ovunque per garantirsi la possibilità di controllo ed intervento immediato : la attuale situazione georgiana non fa riflettere in merito ?

Che poi, forse con atteggiamento ironico che non cogliamo completamente, il Mini si lasci andare ad affermare che ” il punto caldo da tenere sotto controllo possa essere  il nostro nord-est “, ci pare proprio fuori luogo.

Ci pare di ricordare, caro Mini, che frequentando la ” Scuola di Guerra ” ci abbiano martellato esaltando  principi dell’arte della guerra quali la “riserva strategica ” e l’ ” economia delle forze ” che, applicati al caso, signicano : se non hai la possibilità di essere ovunque per intervenire concentra le tue forze in luogo sicuro e tieniti in misura di intervenire ovunque in tempi brevi.

Ecco questi ci paiono i concetti strategici base che hanno guidato da parte degli USA l’esigenza di concentrare sulla base di Vicenza ( preesistente e destinata a non essere più soltanto logistica ) molte delle forze ” sparpagliate ” in tutta Europa, segnatamente quelle della 173^ Brigata.

A noi pare geo-strategicamente assolutamente perfetto!

Ci pare invece che Mini  nella sua intervista accetti sì la dislocazione lontana dal territorio nazionale delle basi USA,  ma che poi contrasti la dislocazione di una di esse proprio a Vicenza.

Se così fosse sarebbe davvero caduto nel tranello teso dai ” Comitati NO Dal Molin “.

Per banalizzare ritorneremmo al classico italiano del ” tormentone dei rigassificatori ” : tutti li vogliono perché ne riconoscono l’utilità ma tutti li vogliono lontano da casa loro.

In merito agli aspetti collaterali, per non essere fraintesi quelli connessi a ciò che lo stesso Mini definisce ” benessere ” per l’area vicentina, ci pare che debbano essere considerati invece con molta attenzione e solo favorevole.

I 5000 miltari che si ipotizza potranno insistere sulla base e nell’area con le loro famiglie, gli  impiegati ed operatori civili locali, debbono essere considerati  - non certo perché sono in grado di allietare la popolazione con i concerti delle loro bande musicali, come dichiara Mini  - una risorsa economica e sociale importante ” destinata a durare ” per l’area che sicuramente va considerata come rilevante nella valutazione ” strategica ” della decisione assunta per concedere l’ampliamento della base,

Ci sia consentito, per concludere, ricordare che sull ‘ ampliamento della base Dal Molin già ci siamo espressi favorevolmente - con altre fondate motivazioni - in questo nostro Osservatorio e confermare che ancora oggi il nostro parere non é per nulla mutato.

Noi pensiamo che la decisione assunta dal Governo italiano sia corretta e che le motivazioni contrarie addotte dal Generale Mini ( absit iniuria, caro Fabio ) risentano in buona parte del desiderio di compiacere i desiderata dei ” Comitati No Dal Molin ” che l’hanno invitato ad intervenire.

E confidiamo che il Governo non farà passi indietro mantenendo fede ad una decisione già assunta e confermata : ne va della sua credibilità nazionale ed internazionale che con tanta difficoltà si sta cercando di recuperare avendola. nel caso specifico, persa per mancanza di decisione conseguente al desiderio di non contrastare aspirazioni di minoranze locali.

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Framer

per conto di OSSERVATORIO del sito www.congedatifolgore.com