ALITALIA

 

Un richiamo, che temevamo, arriva puntualmente.

C’è anche un ulteriore aggiornamento. 

 

Abbiamo preso impegno, lanciando questo nostro OSSERVATORIO,  appunto di osservare  a 360°.

Tuttavia ci siamo accorti con il passare del tempo che la nostra competenza, per evidenti trascorsi professionali diversi, su molti argomenti é limitata ed allora, proprio per non scrivere banalità, siamo costretti spesso ad astenerci.

Questo é avvenuto recentemente sul dibattuto problema ALITALIA.

Ma l’attenzione dei nostri più fedeli lettori ed ormai collaboratori ……………non ci lascia scampo!

Ecco allora a seguire una analisi inviataci da Paolo Borchetta ( bentornato caro amico !) che, operativo all’estero da molti anni ma competente per la sua professionalità di imprenditore e del mondo dei piloti, riassume i risultati delle trattative sollevando molte perplessità sulla soluzione adottata, che tuttavia condividiamo solo in parte.

Non ci sentiamo preparati ed in grado di controbattere.

Chiediamo ai nostri lettori in grado di farlo di scriverci.

Ma un aspetto  sembra a noi che il nostro amico Paolo abbia completamente trascurato : noi siamo assolutamente convinti che l’Italia non possa non avere una sua compagnia di bandiera e ci pare che la soluzione adottata vada nella direzione voluta.

Dall’alto della nostra ignoranza su tutti gli altri aspetti affermiamo con convinzione che questo ci basta!

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Carissimo Generale,

ti spero in ottima salute e, come sempre, attivissimo. Leggo sempre con piacere il nostro osservatorio anche se, ultimamemente, essendo poco competente in materia di argomenti discussi mi sono limitato ad ascoltare (cosi’ mi hanno insegnato…..).

Purtroppo pero’ un sassolino nella scarpa si e’ fatto vivo seguendo la recente ed apparentemente risolta, questione Alitalia. Concordo che il soggetto non e’ di natura militare ma senza ombra di dubbio di natura politica e rappresenta quanto meno ne’ un successo delle classi politiche ne’ tantomeno, come molti possono credere e sempre a mia opinione, un successo imprenditioriale.

A parte la tanto pubblicizzata e denigrata presa di posizione dell’ associazione piloti (professione a me tanto cara) a mio parere, e come spesso accade nel nostro Paese, l’attenzione sul particolare, le diatribe politiche e forse qualche manovrina di potere, ci hanno un po’ offuscato il quadro generale della questione.

Rimangono alcuni quesiti che vorrei, con il tuo permesso, portare all’attenzione dei nostri amati e competenti lettori, fermo restando la tua competente revisione iniziale al fine di moderare alcune delle mie asserzioni che potrebbero urtare la suscettibilita’ di alcuni. A te ( e ben volentieri) l’arduo compito.

1. Se si analizza la manovra di salvataggio della CAI nelle sue linee principali se ne deduce che alla fine quello che e’stato fatto e’: a) Scorporare i debiti dell’ Alitalia in una compagnia separata da liquidare, b) Mantenere la parte sana sotto il nome CAI. Si recuperera’ quanto recuperabile dalla vecchia Alitalia tramite la solita procedura di fallimento o similari. E’ stato inoltre presentato un piano di rilancio della nuova CAI, unificazione con Air One e cosi via . Quello che non si capisce, almeno dalla stampa, e’ se qualcuno ha pagato qualcosa per acquisire la parte sana.

2. Il piano di per se e’ di una semplicita’ trita e ritrita; mi domando se qualcuno dei “manager” (con le virgolette) dell’ Alitalia ci abbia mai pensato in anticipo prima di arrivare a questo punto.

3. La CAI, capitalizzata con poche migliaia di euro, seppur presentando una lista di imprenditori e manager (almeno sulla carta) di primo piano, e pur sempre sottocapitalizzata. E’ vero che esiste la promessa di ricapitalizzare la compagnia a se ben ricordo, 23 millioni di euro, mi chiedo da dove verranno questi soldi se non da indebitamento, visto che in borsa almeno secondo le regole una societa’ non puo’ essere quotata prima di 3 o 5 anni dal lancio. A meno che l’unione con Air One non apra questa strada prima.

4. Non dobbiamo dimenticarci che seppur presentando nomi di primo piano tali nomi sono anche legati a “successi” del tipo Telecom Italia, Olivetti, Gruppo Fiaam Filter, ecc.

5. E anche vero che e’ probabile l’entrata minoritaria di compagnie come Air France o Lufthansa, per il momento si parla del 15-20% cadauna o per entrambi. Mi chiedo pero’ quale siano gli incentivi per un imprenditore ad investire in un mercato altemente capitalizzato, altamente competitivo in cui i margini sono a dir poco irrisori almeno sulle rotte a corto e medio raggio. Senza contare che, almeno sulla carta, si dovrebbero in futuro fare investimenti addizionali in nuovi aerei il che comporta spese considerevoli al fine di sviluppare le rotte intercontinentali che se ben gestite possono ancora portare profitto.

6. A risposta alle mie domande mi guardo indietro e vedo le manovre “impreditoriali” della Olivetti e Telecom Italia:  compra, spremi, rivendi l’arancia spremuta allo Stato.

7. Rimane anche da considerare che a mia opinione, la managerialita’ globale non esiste; non esiste la competenza a gestire qualsiasi impresa indipendentemente da cosa fa’.  Se non si capisce di trasporti aerei la competenza é quantomeno dubbia, anche se la bibbia viene dalla Bocconi.

Mi permetto, da piccolo impreditore operante in un clima internazionale, di fare qualche previsione e considerazione.

1. In primis penso che la CAI non possa efficacemente gestire un rilancio a breve e medio termine contro le grandi compagnie aeree, da viaggiatore incallito riconosco che la credibilita’ di una compgnia aerea che comprende fattori come la puntualita’, la sicurezza, la gestione degli scali e altri, si distrugge in poche settimane e prende anni per ricostruirsi. Almeno non si evince come da quanto ventilato.

2. Penso pero’ che la CAI possa gestire una campagna di pubbliche relazioni all’ Italiana maniera e in futuro, dopo il rilancio in borsa, la rivendita della compagnia ad una delle grandi con un considerevole apprezzamento del magro capitale di apporto. Non credo nel patriottismo finanziario.

3. Mi sembra che in Italia basti presentarsi con le credenziali giuste, i soldi non contano, per essere considerati i salvatori della patria. Se tale e’ la verita’ mi chiedo se tale manovra non poteva essere stata concepita prima e dal consiglio di amministrazione dell’ Alitalia che rimane, come al solito, liberato da ogni responsabilita’ collegata alla magnifica gestione manageriale della crisi, come del resto i politici.

4. Mi sembra che ci sia un’ ombra aggiuntiva sul nostro paese del tipo Americano:  la collusione della finanza con la politica, mascherata da impreditorialita’. Lungi da me di fare di tutta un erba un fascio, alcuni dei nomi hanno credenziali inoppugnabili, ma altri un po’ meno. Se di ripresa economica si parla, successi impreditoriali sulle spalle dei contribuenti quali quelli sopra citati non credo ci servano. Spero che non ci si trovi dinnanzi ad un altra manovra del tipo compra a basso prezzo, sfrutta e rivendi al alto prezzo e lascia i rifuiti al contribuente (vedi Telecom Italia).

5. Per concludere, avendo molti amici piloti, mi sono permesso di chiedere il perche’ delle loro resistenze all’accordo tanto denigrate dalla stampa, speriamo indipendente. Le risposte che ho trovato sono state, all’ unisono, la ricerca di una garanzia di professionalita’ nel piano di recupero tale da garantire la sicurezza e l’efficienza della nuove compagnia.

6. Per quanto riguarda i privilegi di cui i piloti godono,  benvengano se contribuiscono alla sicurezza dell’ insieme, per quanto mi e stato dato di capire, gli stessi piloti hanno offerto il loro trattamento di fine rapporto e alcuni salari al fine di contribuire al salvataggio. E’ anche vero che dall’altra parte si e’ sempre dimostrato avulsione ad avere talune categorie effettivamente conivolte nella gestione dell’azienda, mi chiedo il perche’ visto che il concetto di dipendente/imprenditore funziona abbastanze bene in altri paesi.

Affezionatissimo tuo

Paolo Borchetta

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Ed ecco l’aggiornamento, che ripete in buona sostanza i concetti sopra esposti: ci auguriamo fortemente di non dovere in futuro dare atto all’amico Paolo che……..aveva visto giusto.

Carissimo Generale,

Una precisazione: concordo appieno con il fatto che il nostro paese debba avere una compagnia di bandiera; gli aspetti della vicenda che mi lasciano perplesso sono:

1. Come mai solo al momento del tracollo si e’ corsi ai ripari “esterni”. Viene lecito domandarsi cosa facesse il management Alitalia prima, poco prima e durante. Quando ero dirigente nel settore privato,  un risultato cosi’ mi sarebbe, giustamente, costato il posto di lavoro.

2. Da quanto appreso dalla stampa via internet le tempistiche dal momento dell’esplosione della bomba al momento in cui l’ambulanza CAI si e’ presentata con un’azienda e un piano di recupero sono state veramente brevi anzi brevissime.

3. In aggiunta, Il tempo per finalizzare un accordo sul piano di recupero (tale accordo non comprende solamente l’aspetto sindacale ma anche quello finanziario, strategico e cosi’ via) e’ stato comparativamente ai tempi tecnici che altre acquisizioni di pari portata hanno comportato (ho partecipato ad alcune seppur di minori dimensioni e con aziende un poco piu’ sane finanziariamente) veramente breve.

4. Viene spontano chiedersi, e benvengano smentite dai nostri lettori, se l’ambulanza non fosse gia’ partita prima ancora che la bomba esplodesse. Se cio’ e‘ ipotizzabile, e‘ anche ipotizzabile una “concertata inattivita’” del management politico dell’Alitalia a far fronte dall’interno alla crisi.

5. Spero di essere in errore:  anzi me lo auguro, perche’ sarebbe sconcertante scoprire che la nostra compagnia di bandiera e’ rimasta vittima vivente, almeno per il momento, di una speculazione politico-imprenditoriale mirata al profitto di pochi a potenziale danno dello Stato e dei cittadini. Ripeto vedi Telecom Italia e altre.

Ripeto che le mie considerazioni emergono da esperienze personali che, seppur interessanti ed internazionali, possono sicuramente essere limitate.

Mi auguro di sbagliarmi, ai posteri l’ardua sentenza, non vorrei come gia’ successo nel nostro dibattito, trovarmi a scrivere tra qualche tempo, te l’avevo detto.

Affezionatissimo,

Paolo Borchetta

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A cura di Framer

per conto di OSSERVATORIO del sito www.congedatifolgore.com