OLIMPIADI E PARACADUTISMO ( 6 )
Il parere di Paolo Borchetta che parte dalla nostalgia del passato
Carissimo Generale,
ho letto con grande emozione l’intervento del Sig. Antonio Marras che mi ha riportato indietro 32 anni (6 Luglio 1976), proprio a Pavullo nel Frignano, al mio primo lancio dal Papa Delta (Cessna 172 della Scuola ANPd’I) con direttore di lancio il grande Ariodante (Mazzacurati) il quale, per scuotermi dall’emozione del primo salto, penso bene di cucinarci (faceva anche quello) un piatto di spaghetti esplosivi conditi con un quintale di peperoncino rosso. Sostenuto dagli spaghetti di Mazzacurati, il secondo lancio della giornata fu’ una passeggiata.
Giornata indimenticabile, come indimeticabile fu il mio secondo atterraggio che, a causa di un vento un po’ biricchino, fini’ sulla strada a testata pista a non molti metri dalla ciminiera della fornace (con grande stupore, e mia fortuna, di un guidatore di passaggio in Fiat 126 verde che ebbe la prontezza di spirito di fermarsi a guardare visto che piovevano paracadutisti).
Mi permetto di fare un paio di osservazioni sulla questione, dettate piu’ dai ricordi che dalla conoscenza attuale. A quel tempo, 1976-77 la maggioranza dei soci dell’ ANPd’I si cimentava in gare di stile e precisione, il lavoro relativo era alle prime modeste esperienze.
Non ricordo l’anno di preciso, di sicuro era tra il 1976 e il 1978, l’anno in cui l’Italia (sotto l’egida dell’ Aeroclub) mando’ una prima compagine di lavoro relativo a 4 ai campionati mondiali di Gatton (o Gaton) College in Australia (mi sembra); la meta’ della squadra era di Mantova (Maurizio Bambini e Tonino Cremona), l’altra meta’ era di Trento (non ricordo i nomi).
I 4 si pagavano i lanci di allenamento di tasca propria, le trasferte di tasca propria insomma tutto di tasca propria. Me li ricordo bene perche’ visto che tutto era pagato, qualche domenica che si allenavano a Carpi, Tonino Cremona mi faceva salire con loro e mi lanciava, passando per i mille metri, per darmi l’opportunita’ di completare le mie tanto sudate false maniglie a prezzo modico essendo io studente 17enne a magra paga fissa.
A quei campionati gia’ gli Americani e i Russi, da professionisti, arrivarono con 4 volte il numero di lanci di preparazione (e gli Americani non erano militari) della nostra compagine; a quel tempo vinsero gli Americani sia nella formazione a 4 che quella a 8 (se ben ricordo capitanata da Jerry Bird).
A quel tempo per competere bisognava associarsi all’ AECI. Da allora mi pare chiaro che l’AECI (e la FAI) ha fatto ben poco, come dall’altro anche in altri campi, per aumentare la visibilita’ internazionale della disciplina del paracadutismo sportivo a livello olimpionico. I motivi non li conosco, forse per non voler perdere il controllo della parrocchia a favore del Comitato Olimpico, di preciso ripeto, non lo so.
Alle olimpiadi ci sono arrivati il Beach Volley, il Beach Football e tra poco mi sa’ anche il Golf.
Ormai é chiaro che, a meno di smentite piu’ aggiornate, la strada AECI-FAI non ha funzionato.
Provarne un’ altra non puo’ che migliorare la situazione!.
Affezionatissimo,
Paolo Borchetta
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A cura di Framer
per conto di OSSERVATORIO del sito www.congedatifolgore.com
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