IL CULTO DELLA MEMORIA
Ci scrive Fulvio Capone
E’ un nostro appassionato e fedele lettore Fulvio Capone ( bersagliere e abilitato paracadutista dai tempi del C 119 ) con il quale in passato abbiamo collaborato servendo la nostra Istituzione.
Conosciamo la sua passione di storico militare appassionato e competente.
Ci invia una bella lettera che potrebbe essere il ” manifesto ” del culto della memoria, mettendoci a disposizione un cimelio in suo possesso, chiedendoci come utilizzarlo al meglio.
Bene, caro amico, la migliore utilizzazione é quella di donarlo al Museo dei Paracadutisti presso il CePar di Pisa al quale ti suggerisco di farlo avere, se credi accompagnato da questa stessa lettera e dal mio commento.
Sono sicuro che presso quel Museo, ove operano persone serie e competenti, potrà trovare la migliore valorizzazione e collocazione.
Ecco la lettera:
Signor Generale,
ho un amico che da sempre si prodiga nella raccolta di importanti
cimeli militari affinchè non vadano dispersi. Brutta realtà quella della dispersione, purtroppo dovuta alla insensibilità che molti italiani riservano alla storia patria e soprattutto alla memoria degli
avi, memoria che spesso consiste in un quadretto contenente la
decorazione al valor militare meritata dal padre o dal nonno.Quando dopo almeno due generazioni dalla data scritta nel quadrettopuò capitare che una giovane coppia in procinto di “mettere su casa” siritrova tra le mani quel vecchio ricordo di famiglia che aveva sempre
fatto orgogliosamente mostra nella camera da pranzo, magari a fianco
della fotografia ingiallita del nonno in uniforme. Che fare -si chiedono gli sposini-? Di appenderlo alla parete neanche a parlarne! Sarebbe un pugno nell’occhio e stonerebbe se appeso sopra il televisore
al plasma da decine di pollici. E poi: si tratta di un ricordo di guerra! Cosa penserebbero di noi gli amici? Di noi che abbiamo la bandiera della pace sul balcone!
Ma la medaglia di che metallo è? Oro? Argento? Il pensiero di monetizzare il cimelio è forte ma viene prontamente accantonato per una sorta di pudore inconscio. Allora, il quadretto finisce in un qualche ripostiglio, tra racchette da tennis e maschere sub, incartato in un giornale, senza neanche la dignità di un chiodo. Anche la foto ingiallita va a trovare riposo insieme ad altre in una
scatola da scarpe. Ma il destino del quadretto è segnato, tra qualche
anno finirà in cantina e poi sul banchetto di qualche rivenditore di
cose militari…E proprio in questa ottica di rispetto del passato che il mio amico raccoglie e custodisce. Da lui ho acquisito la copia perfetta di uno di quei quadretti oggetto della premessa. E’ il brevetto di una Medaglia d’Oro al Valor Militare conferita ad un paracadutista di El Alamein.
Signor Generale Merlino,
conosco la sua sensibilità storica, sensibilità che ha anche contribuito alla ristrutturazione del museo della FOLGORE presso il CePAR di Pisa. Concordo pienamente con Lei sulla necessità che nulla della storia dei paracadutisti, in pace ed in guerra, vada disperso e che possa tornare alla FOLGORE come patrimonio, soprattutto morale, dal quale le future generazioni col basco amaranto possano trarre motivazione ed orgoglio. Le chiedo, pertanto, dove ed a chi donare il “simulacro” in mio possesso, anche nella speranza che in un futuro non molto lontano il quadretto originale possa sostituirlo.
Voglia gradire i saluti di un bersagliere brevettato sul C-119,
Fulvio CAPONE
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Framer
per conto di OSSERVATORIO del sito wwwcongedatifolgore.com
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