SENTENZA NASSIRIYA
Ancora un parere
Signor Generale Merlino,
ho letto il Suo commento riguardante l’esito del processo che ha
visto coinvolti i generali Lops e Stano unitamente al Colonnello dei CC.
Sono, come al solito, in pieno accordo con l’analisi di V.S. circa
il dover trovare a tutti i costi il “capro espiatorio” da sacrificare
sull’altare dell’opinione pubblica.
Opinione pubblica che non dimentichiamo è, generalmente, portata ad
identificare i colpevoli di qualsiasi fatto o misfatto nei soggetti che
la stampa del momento indica con nome e cognome (nel caso di Nasyria i due generali dell’Esercito ed il colonnello CC), ciò senza minimamente
prendere in considerazione che potrebbero esistere altre realtà ed
altre responsabilità, magari con nomi ben più prestigiosi.
Al popolo occorrono delle teste infilate sulla picca, poco importa se
non sono quelle giuste…
Con questo non intendo assolutamente mettere in discussione l’operato
dei Giudici militari, neanche lo penso, ho troppo rispetto della
Magistratura.
Piuttosto potrei pensare -con buona pace dei livelli di
responsabilità- che i Giudici hanno lavorato e giudicato solo coloro
che le carte dell’istruttoria indicavano.
In altre parole sono portato a credere che altre personalità di
rilievo, cioè quelle che danno le direttive di politica-militare, sono
state abilissime nell’evitare la responsabilità di essere minimamente
coinvolte; per stabilirlo occorrerebbe verificare la consistenza e la
natura di tali direttive,
” Quelle scritte “ poiché è pura fantascienza presumere che in calce all’appunto per le decisioni qualcuno possa aver scritto, magari col lapis: “fare come detto a voce”.
Inoltre, è impensabile che un Comandante in “Teatro Operativo” non
sappia interpretare il documento che delinea i suoi compiti e che
peraltro dovrà tradurre in un proprio ordine d’operazione, comunque
sempre sottoposto all’approvazione superiore.
Ovviamente faccio cenno alle attività sostanziali e non a quelle di dettaglio.
Un fatto è certo: l’esposizione disarmata della base “Maestrale” non era un dettaglio, bensì l’ottemperanza ad un ordine politico che non proveniva da un vertice con le stellette.
Qualsiasi militare di professione sa che sicurezza ed esposizione non
sono compatibili ma contrastanti tra di loro.
Però ” gli ordini sono ordini…anche quello di morire sul pezzo “.
Quindi a Nasyria la responsabilità soggettiva era condizionata dal dovere di ubbidire all’ ordine -se pur pericoloso- o dal rifiuto di esso (con le naturali implicazioni che entrambe le scelte avrebbero comportato).
Qualcuno potrebbe dirmi che l’alternativa esisteva ed era per il
Comandante pro tempore quella di battere un pugno sul tavolo, spiegando a chi propugnava la politica dei “biscotti e merendine” e del “bono italiano” che in Iraq c’era la guerra, quella vera, anzi quella più
subdola.
Non è stato fatto, ma del resto nella storia italiana c’è di peggio,
un peggio che non è mai morto.
Giova al ragionamento sottolineare il fatto che “il militare non gode
di alcuna immunità parlamentare” e se sbaglia paga senza sconto.
Che poi, magari dopo tanti anni di calvario giudiziario, possa essere
riabilitato perché giudicato privo di colpa non ripaga ne lui ne l’Istituzione.
In conclusione, spero che il corso della giustizia non si concluda
con l’attuale verdetto, bensì indaghi a fondo, ed in tempi accettabili,
per chiarire i livelli di responsabilità -come detto non solo militari-
allo scopo di consegnare alla storia italiana una verità più esaustiva
che possa essere di ammaestramento onde evitare in futuro tragedie come quella di Nasyria.
Bersagliere Fulvio Capone
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A cura di Framer
per conto di OSSERVATORIO del sito www.congedatifolgore.com
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