I MOTIVI DELLA ESASPERAZIONE

 

Piena condivisione con il nostro lettore 

 

Con una appassionata e dura lettera Fulvio Capone esterna la sua esasperazione in merito agli attualissimi avvenimenti che si ripercuotono sulla ” sicurezza ” in Italia.

Motivazioni forti ed esasperazione motivata, che richiedono una lettura attenta dalla quale é difficile prendere le distanze perchè tutto é condivisibile.

Per quanto mi riguarda, la sua protesta urlata é anche la mia.

 

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Con la rabbia che ho in corpo rischio di dimenticare che sono un uomo
civile nato e vissuto in un Paese che in fatto di tolleranza e
garantismo non è secondo a nessuno.
 

Il malessere che provo nel vedere le nostre città sempre più simili
ad un jungla dove la delinquenza la fa da padrona non posso più
accettarlo con rassegnazione.
 

Gli ultimi fatti di cronaca, sempre più ricorrenti, che riguardano lo
stupro di donne e ragazzine ad opera della criminalità d’importazione,
mi inducono a prendere una posizione netta e decisa; posizione priva di
arzigogoli linguistici e di qualsiasi consiglio a frenare la mia
protesta, e allora:

protesto contro le Istituzioni incapaci di assicurarmi il diritto
alla sicurezza,

protesto contro il Parlamento che non trova -o non vuole trovare- la
soluzione ad un problema che riguarda tutti i cittadini onesti,

protesto contro i partiti di una sinistra capaci solo di mettere i
bastoni tra le ruote a qualsiasi proposta destinata a  prevenire ed a
reprimere la criminalità,

protesto contro chi manda truppe in culo alla luna “a pacificare”
quattro pecorai che la pace nemmeno la concepiscono, e non si accorge
che quella che abbiamo in casa non è più pace, con morti ammazzati e
paura di camminare per strada, manco si fosse a Bagdad,

protesto contro chi concede gli arresti domiciliari a ladri,
assassini e stupratori,

protesto contro la demagogia del buonismo che garantisce più chi
delinque che le vittime,

protesto contro chi non incrementa le risorse delle forze dell’ordine
ma usufruisce di scorte, auto blu e presidio fisso di carabinieri sotto
casa,

protesto contro chi prima si scandalizza dell’indulto e poi apre le
porte e offre poltrone a chi l’ha concepito,

protesto contro il Vaticano che il buonismo l’intende in un’unica
direzione: quella che più gli fa comodo, senza curarsi né della
coerenza né della inopportunità di ingerire nella politica altrui.

Vaticano che alza la voce a seconda del caso (proprio) e poi usa toni
sommessi, da gesuita, quando i sagrati delle Chiese vengono usati come moschee!

Nella nostra politica è ora di scrollarci di dosso il complesso d’
essere stati colonialisti ed emigranti, non giova a nessuno!

Il colonialismo italiano, peraltro tardivo e fuori tempo, con buona pace
di chi lo nega,ha solo dato senza prendere e soprattutto non è il
peccato originale.
 

L’emigrazione che ci riguarda non è stata solo quella di “cosa
nostra” e del Padrino, ma è stata soprattutto quella di braccia e
cervelli che ha migliorato i Paesi dove si è radicata.

Non dimentichiamo le quarantene ed i ferrei controlli che per decenni sono serviti da filtro a chi riceveva i nostri compatrioti: un glaucoma o un
po’ di scabbia erano motivo di un biglietto senza ritorno.

Quindi nessuno si scandalizzi per i centri di accoglienza.

Oggi l’Italia -anche per una localizzazione geografica- rappresenta a
Sud il “ventre molle” dell’Europa ed a Nord la porta privilegiata per
chi, proveniente dall’Est, cerca facili guadagni e impunità non
garantite in altre nazioni dove chi sbaglia paga ed anche duramente.
 

Questa è la realtà ed occorre ammetterlo, come occorre ammettere la
priorità di difendere i valori civili, culturali e la sicurezza di chi
è italiano da sempre.
 

L’integrazione di chi viene in Italia per lavorare è cosa sacrosanta!
 

Nessuno è talmente ottuso da sostenere il contrario.

La chiave di volta del problema è a mio parere quella di integrare ed
“italianizzare” secondo i nostri valori costituzionali chi sceglie di
vivere nel nostro Paese e non certamente -come taluni vorrebbero-
“deitalianizzare” noi.
 

Con le parole si può ferire solo la sensibilità di chi la possiede, e
non credo che i delinquenti abbiano particolare propensione ad
offendersi.

Quello che serve sono i fatti, la concretezza e la presenza
di uno Stato che nelle sue distinzioni costituzionali mantenga la
schiena dritta e sappia dare una risposta, anche dura, a questa sorta
di invasione barbarica che ogni giorno aumenta e rischia di diventare
incontrollata.
 

Non prendere atto di questa realtà è a mio parere da irresponsabili,
da cultori della demagogia e da frequentatori di centri sociali il cui
pensiero è artefatto come i rasta posticci.
 

Se questa risposta dovesse tardare potremmo correre il rischio di
legittimare la tendenza alla “giustizia fai da te”, cosa deprecabile ma
possibile anche in una società civile.

Siamo un popolo mediterraneo che è capace anche di eccessi non
ragionati, istintivi ma non per questo limitati.

Le Istituzioni non devono sottovalutare questo aspetto, in particolare nei casi di atti criminali che coinvolgono gli affetti personali e la sfera familiare.
 

La storia dimostra che l’italiano medio  in preda alla “rabbia” è più
feroce di un balcanico, anche per quanto concerne il principio della
faida.
 

La cronaca di alcune ore fa riporta episodi di rappresaglia operata
nei confronti di romeni e di extracomunitari.

Prima o poi qualcosa di meno limitato potrebbe prendere piede ed addirittura assumere connotati di vera e propria organizzazione.
 

Non posso accettare che questo accada e che la mia rabbia culturale
ed etica possa confondersi con lo spirito di vendetta.
 

La mia protesta, pur se apparentemente urlata, è la voce di un
cittadino che chiede a chi lo governa di poter vivere tranquillo in
casa propria.

Bersagliere Fulvio Capone

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A cura di Framer

per conto di OSSERVATORIO del sito www.congedatifolgore.com