STUPRI E VIOLENZE : E LA SICUREZZA? ( 3 )

 

Il dibattito si allarga

 

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Il nostro lettore, Iller Frasson, interviene dettagliatamente sul problema ” sicurezza ” puntando in particolare sul ” coordinamento “ per la gestione delle Forze di polizia.

Lo fa con assoluta competenza in virtù proprio della sua appartenenza alla Polizia di Stato.

Caro Merlino,

ho letto come sempre con attenzione le tue considerazioni sulla sicurezza in Italia e mi permetto di esprimere il mio pensiero da modesto operatore del settore.

La tua disamina è attenta e pertinente, ed alcuni dei mali che tu impietosamente evidenzi sono mali comuni sia al settore difesa che a quello sicurezza.

Come ho già scritto, il problema non è quello del numero o della qualità delle Forze in campo ma nel caso del settore sicurezza, quello degli strumenti giuridici a disposizione, o se le vogliamo chiamare con un termine militare, le regole di ingaggio.

Come già scrissi la Costituzione porta in sé alcune contraddizioni in termini, tra cui quella relativa al settore sicurezza, laddove si scrive che la pena non può consistere in un trattamento contrario al senso di umanità e deve tendere alla rieducazione del condannato.

Ora è evidente come la pena (lo dice il termine) porti in sé il concetto di sofferenza e va da sé che ogni sofferenza è contraria al senso di umanità.

Mi pare altrettanto ovvio che il concetto di giustizia contenga in sé quello del contrappeso e che quindi solo una sofferenza ovviamente inflitta con equità e in maniera non brutale, possa determinare l’espiazione delle proprie colpe con una sorta di isolamento e di silenzio interiore.

Andava quindi distinto il momento della pena come sofferenza/espiazione dal momento del recupero, così come nella cura di un malato si distinguono i momenti di somministrazione di farmaci dalla convalescenza, tanto per fare un esempio banale.

Al posto della parola “pena” quindi sarebbe stato più corretto usare la parola sistema penale.

La dimostrazione di ciò che asserisco sta proprio nel sistema penale e giudiziario attuale dove c’è un coacervo di norme oltretutto di non semplice apprendimento ed interpretazione che tende in sostanza al “liberi tutti” di sinistra memoria.

E questo indipendentemente dalla parte politica al governo.

Eh sì perché comunque, c’è da fare anche una semplice constatazione.

E cioè che fa girare più moneta un sistema disonesto che uno onesto.

Si pensi non solo all’”esercito” di appartenenti alle Forze di Polizia, ma anche a quello degli avvocati, dei giudici, dei medici e di tutti coloro che producono beni o servizi che sostituiscono i beni o servizi lesi dai reati.

In Italia, prigionieri della nostra ipocrisia storica, si associa indiscriminatamente l’uso ancorché legittimo e/o dettato dal più semplice buon senso della forza al passato regime, ragion per cui si ricorre al numero per evitarlo.

Faccio un esempio banale.

Per una finale di Coppa Italia di diversi anni addietro ad Avellino, il numero delle Forze di Polizia impiegate in servizio di ordine pubblico fu di uno sproposito rispetto al numero degli abitanti della città per un incontro che venne definito ad alto rischio.

La lancia più grossa in dotazione ai Vigili del Fuoco, se indirizzatavi in maniera diretta, riesce a fermare un toro.

Più lance di grosse dimensioni sarebbero quindi sufficienti per atterrare una massa di facinorosi senza problemi.

Pochi cavalli al galoppo riescono allo stesso risultato, così come un branco di cani ben addestrati.

Vi sono tutti gli strumenti per un uso della forza che preservi anche l’incolumità degli aggressori, senza far uso delle armi ma se ciò non bastasse, mi pare ovvio infine che in qualsiasi stato civile che voglia definirsi tale e voglia esistere, nessuno deve poter aggredire le Forze di polizia impunemente.

Mi pare poco sensato garantire la sicurezza con spese enormi profondendo un numero spropositato di uomini a mezzi solamente per non usare la forza e per non mettere nessuno in galera.

E’ quindi evidente come anche nel caso sia dell’ordine, che della sicurezza pubblica, vi sia un generale interesse a non fare rispettare la legge ed a bandire il rigore.

Per quanto riguarda il problema del coordinamento è un problema insito nella nostra storia da quando si è deciso di istituire più Corpi di Polizia.

Per la cronaca un episodio di fusione vi fu. Nel 1919 alla Polizia venne dato ordinamento militare ed il nome di Regia Guardia per la Pubblica Sicurezza.

Essa in un momento difficile diede ottima prova di sé agendo energicamente senza distinzioni di parte.

Il 31 dicembre 1922 Mussolini, che non aveva gradito il rigore e l’intransigenza della Polizia, in uno dei suoi primi atti di governo la sciolse e la fece confluire come Ruolo Specializzato nell’Arma dei Carabinieri.

Egli pensava di risolvere il problema dell’indisciplina degli squadristi, irreggimentandoli nel Febbraio 1923 con la creazione della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale a cui affidare compiti di polizia.

La Guardia Regia (unico Corpo armato dello Stato…) si ribellò con le armi e dovette intervenire l’Esercito per sedare la rivolta. Nel 1925, comprendendo che decenni di storia non si cancellano con un tratto di penna ma probabilmente anche su pressioni dei Carabinieri (che già allora non gradivano le commistioni…) portate attraverso il Re, decise di ricostituirla con gli effettivi di prima col nome di Corpo degli Agenti di Pubblica Sicurezza ad ordinamento civile.

Ora se in tale intento non riuscì nemmeno Mussolini che aveva sicuramente più potere del Presidente del Consiglio attuale, non v’è ragione di ritenere che ci si riesca oggi.

Più praticabile mi pare una via che costruisca un coordinamento con una distribuzione a rotazione degli incarichi a somiglianza di ciò che avviene ora nelle Forze Armate dopo la legge degli anni ’90 sul Capo di Stato Maggiore della Difesa, perché ad essere sinceri, nemmeno Esercito, Marina ed Aeronautica prima di quella legge, avevano tanta voglia di cooperare…… (per non parlare dei rispettivi servizi informazioni….), né era ben chiaro in caso di guerra chi le avrebbe comandate.

Si potrebbe quindi separare le cariche riunite per vicende storiche di Direttore Generale della Pubblica Sicurezza e Capo della Polizia, far sì che il Comandante Generale della Guardia di Finanza provenga dall’interno del Corpo e non più dall’Esercito, e analogamente a quanto accade nel settore Difesa, affidare la carica di Direttore Generale della Pubblica Sicurezza, a turno ai vertici delle tre principali Forze di Polizia.

Analogamente si potrebbe agire in ciascuna provincia, con la creazione di sale operative comuni con un rappresentante per ogni Forza di Polizia e di Soccorso, rette a turno da un Ufficiale Subalterno o Sottufficiale al grado apicale delle tre Forze di Polizia, in territorio neutro come la Prefettura dove nessuno si possa sentire sia pure a torto “ospite” di qualcun altro, con la subordinazione a Prefetto-Questore-Comandanti Provinciali, ovviamente eliminando le rispettive sale operative, risparmiando così uomini e mezzi nel controllo del territorio.

Sono perfettamente d’accordo con te per quanto riguarda il ridimensionamento dei Gruppi Sportivi e dei complessi musicali, ma questo è un problema che tocca anche le Forze Armate.

Sono sicuro che anche qui si potrebbe trovare una soluzione che preservi belle tradizioni, eliminando gli sprechi e riportando sostanzialmente il tutto a quando quegli organismi vennero creati.

Si dovrebbero poi rivedere, a mio modestissimo parere, i consistenti aiuti in termini di formazione, mezzi, armamenti ed equipaggiamenti dismessi o meno dai settori difesa e sicurezza che forniamo a paesi sottosviluppati che mi pare non si accontentino mai e che sembrano alle volte ricambiare questa generosità …. diciamo sorvegliando solo a tratti le loro frontiere per impedire l’immigrazione clandestina….. a buon intenditor……

Non pretendo di avere trovato la soluzione di problemi annosi, ma quella descritta mi pare una strada più praticabile, fermo restando che dentro i sistemi e le uniformi ci sono sempre gli uomini e se gli uomini sono quelli a cui si riferiva Cordero di Montezemolo, non v’è sistema che tenga.

Cordiali saluti a tutti.
 

Iller Frasson

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A cura di Framer

per conto di OSSERVATORIO del sito www.congedatifolgore.com