IL VIA ALLE ” RONDE ” ( 3 )

Si raffredda il nostro entusiasmo

 

Eravamo contrari, poi di colpo siamo passati all’entusiasmo, quando abbiamo preso atto che il ” via ” alla istituzione della vigilanza su base volontaria era stato dato.

Ora un operatore del settore sicurezza, il nostro lettore Iller Frasson, con la solita pacatezza, competenza e precisione documentata  fa venire più di qualche dubbio alla nostra convinzione.

Non ci conoscevamo così……ondivaghi,  ma la forza di persuasione del nostro amico …………ci suscita più di qualche dubbio.

 

Caro Merlino,
 

ho letto i tuoi commenti sulle ronde e sul nuovo…. grado delle Forze Armate…. e ti chiedo cortesemente ancora un po’ di spazio, se riterrai opportuno concedermelo, per aggiungere qualcosa.
 

Uno dei pilastri dell’impiego pubblico è la fedeltà alle Istituzioni legali e quindi se la volontà dei legittimi rappresentanti popolari è quella espressa nel Decreto legge che istituisce le cosiddette “ronde” la rispettiamo.

Mi sia consentito però nel pieno rispetto di questa fedeltà e delle migliori intenzioni di chiunque, esprimere alcune considerazioni.

Punto primo: l’educazione civica.

Da sempre le Forze di Polizia esortano il cittadino a quella solidarietà sociale i cui principi sono ribaditi nella carta costituzionale, e che nel settore sicurezza si concretizza con la collaborazione sia fornendo testimonianza nel caso si assista alla commissione di un reato, sia segnalando fatti od elementi che lascino anche solo supporre la commissione di azioni illegali.

Vorrei ricordare che esiste la possibilità  per un singolo o più cittadini che nutrissero dubbi su fatti o comportamenti che possano anche solo lasciar supporre alla commissione di azioni illegali, di produrre all’Autorità di Pubblica Sicurezza un esposto che come dice il nome espone fatti più o meno dubbi, lasciandone l’accertamento agli organi di Polizia.

Tale forma non costituisce come l’ignoranza diffusa ritiene, una forma di maligna delazione, ma un’importante forma di collaborazione.

Peccato che molti cittadini quando si tratta di assumersi delle responsabilità …. non siano più tanto disponibili.

Anni addietro a Napoli un collega esasperato dal clima di illegalità e di dileggio verso le Forze di Polizia, perse il controllo emotivo di se stesso e fece fuoco verso un ragazzo che era solito sfrecciare senza casco su di un ciclomotore senza fermarsi ai posti di blocco, ferendolo mortalmente.

Immediatamente spuntarono numerosi testimoni che attestarono di averlo visto assumere posizioni di tiro mirato con chiara volontà di colpire precisamente e quindi di uccidere.

Giusto testimoniare su qualsiasi errore commettiamo e pretendere la punizione di chi commette errori più o meno gravi che siano, ma come mai a fronte dei numerosi reati commessi quotidianamente dalla camorra non vi è mai un solo testimone?

Un caro collega di corso militare, poi transitato nella carriera diplomatica, mi raccontò un fatto occorsogli durante il primo incarico a Ginevra.

Un giorno parcheggiando la propria autovettura ne urtò lievemente un’altra.

Dopo essersi accertato di non aver causato alcun danno, se ne andò in ufficio, dimenticandosi del tutto.

Dopo alcune ore venne convocato presso l’ufficio della Polizia e gli venne contestato il fatto a fronte della segnalazione dell’abitante di un condominio adiacente il parcheggio e dovette dimostrare la propria correttezza di comportamento, nonostante la prestigiosa posizione.

All’ingresso di diversi villaggi nel Regno Unito si legge un cartello dove è scritto che lì i cittadini collaborano con la Polizia (leggasi, segnalano qualsiasi fatto degno di rilievo).

Alcuni anni addietro alcuni abitanti di un condominio sito in un quartiere degradato di una grande città, si munirono di videocamera e filmarono da una finestra i gruppi di spacciatori che quotidianamente lì convenivano, consegnando il filmato, mi pare, ai Carabinieri che riuscirono ad identificarli, a catturarli ed a farli condannare. Punto secondo: la consistenza delle ronde.

Qualsiasi doppione crea inflazione.

Le Forze di Polizia vengono definite forza cogente al servizio della legalità, esistono cioè per impedire a chiunque di infrangere il diritto con la violenza.

Ora è evidente che contengono insite nella loro esistenza l’eventualità che ciò possa avvenire con l’uso della forza.

Qualsiasi medico può testimoniare che in una persona che abbia sempre condotto una vita sociologicamente normale dopo i 40/45 anni il vigore e la reattività sono in costante attenuazione, ragion per cui la stessa difficilmente ha probabilità di uscire vincente da un eventuale scontro fisico, soprattutto con persone più giovani o aduse alla violenza o dotate di forte aggressività.

Già quindi è stato un errore grave elevare l’età di reclutamento/assunzione tra gli appartenenti alle Forze di Polizia; errore più grave, mi parrebbe quello di esporli a rischi una volta in quiescenza e con loro gli altri cittadini.

Qualcuno severamente ha definito le ronde come l’abdicazione della legalità da parte dello Stato.

Io dico più semplicemente che qualsiasi funzione sociale, anche nei suoi aspetti sussidiari, in uno Stato che si rispetti, non può mai essere demandata al volontariato.

E quando non ci fossero più volontari, che si fa?

Si chiude?

Si tenga conto anche che chi decide di vivere depredando il prossimo, comunque, come tutti, deve mangiare almeno tre volte al giorno; e non è che se quella sera incontra una ronda può rinunciare alla sua azione predatoria che deve fornire il sostentamento a lui ed alla sua famiglia.

Muterà, per usare una terminologia militare, teatro operativo, tattica e strategie ma la sua azione non può fallire, pena, non essendo disposto a lavorare onestamente, la fame sua e della sua famiglia.

Inoltre il delinquente delinque a tempo pieno, chi decide di far parte di ronde ha comunque importanti impegni personali e familiari di cui tener conto.

Ed ancora: che succederà quando le ronde dovessero avventurarsi in quei quartieri dove la sola loro visione susciti moti di dileggio o di aggressione?

Per ora mi pare che si siano trovati cittadini disposti a fare le ronde in alcune città del nord. E nel sud? Forse che i meridionali hanno meno senso civico?

O forse nel sud il problema della microcriminalità è meno sentito perché la sicurezza pubblica in questo ambito viene garantita dalle grandi organizzazioni criminali che anche per questo godono di ampio consenso dato che, a quanto pare, applicano pochi criteri che noi sembriamo aver da tempo abbandonato: certezza ed unicità della pena, rapidità della giustizia, equità tributaria (tutti pagano il pizzo secondo le loro possibilità), rigorosa meritocrazia (secondo i loro valori ovviamente), tutela della cultura della cellula base di ogni specie animale, la famiglia. 

Punto terzo: le regole.

Mi pare ovvio che più rei si rinchiudono in galera per un lungo periodo di tempo, meno reati saranno commessi.

Mi pare necessario a questo punto, se siamo ancora in tempo e se il relativismo etico non ha ancora preso il sopravvento, cambiare le regole del sistema penale, con molta serenità, senza cercare di chi fosse eventualmente stata la colpa degli eventuali errori passati commessi, a favore delle normative precedenti che, con pochissimi aggiustamenti per renderle attuali e più corrette dal punto di vista giuridico, sarebbero l’ideale.

Mi permetto di chiarire che quando si abroga sic et simpliciter una legge non si crea un vuoto legislativo, ma ritorna in vigore la normativa precedente.

Il vecchio ordinamento penitenziario del 1931 (mutato nel 1975) aveva solide basi per garantire la società dalle violenze dei rei e per avviare gli stessi rei ad una detenzione sicura.

Lo stesso dicasi per il vecchio e coevo codice penale e di procedura penale, prima dell’introduzione del nuovo (1989), delle misure alternative alla detenzione (arresti domiciliari, una volta concessi ai soli Signori Ufficiali puniti….) e dei vari sconti e riduzioni di pena che hanno ne quasi annullato la funzione affittiva.

A mio modesto parere, come ho già scritto, un’azione fortemente civica e legalitaria sarebbe coalizzare gli appartenenti ai comparti sicurezza e difesa e relativi familiari per la raccolta delle previste 500.000 firme per un referendum abrogativo delle citate leggi a favore delle normative precedenti.

Per concludere: con profondo rispetto per tutto e per tutti, non mi pare che l’istituzione di ronde cittadine, così come l’aumentare il numero delle forze in campo siano la soluzione o possano portare anche solo un parziale contributo al problema sicurezza.

Come prima cosa ritengo che sarebbe necessario riattivare il senso civico che deve esistere in ogni cittadino di ogni società civile, secondo gli esempi sopra riportati oppure, in extremis, anche in forma anonima, dato che come è stato detto giustamente in una vecchia battuta cinematografica, in Italia  “c’è più verità in una lettera anonima che in un proverbio cinese”.

In secondo luogo bisognerebbe riprendere tutto il patrimonio giuridico che abbiamo abbandonato, prigionieri della nostra ipocrisia storica.

Certo, tutto ciò appare di difficile attuazione quando nella gestione della cosa pubblica si verificano casi come quello che ha determinato il salace commento del Senatore Cossiga e come un altro che sicuramente non è sfuggito a nessuno, in cui ….. l’aver frequentato lo stesso corso in una prestigiosa Istituzione come la Nunziatella, paiono aver determinato un rapporto di interlocuzione ed un’attribuzione di fiducia privilegiata in un settore così importante, con maggior favore verso taluni a discapito di altri non meno meritevoli, e conseguente generale profonda amarezza d’animo.

Concludo con una proposta provocatoria ma che vorrei facesse riflettere tutti.

Un mio anziano collega mi raccontava che fino all’introduzione dell’I.G.E. mi pare agli inizi degli anni ’60, il pagamento delle imposte avveniva con una semplice dichiarazione da parte degli interessati di fronte al Funzionario dell’Intendenza di Finanza a fine anno.

Ebbene in talune provincie, pensionati della Guardia di Finanza, ma anche della Polizia e dei Carabinieri venivano assunti e pagati in maniera forfettaria per …. diciamo così… osservare il tenore di vita di molte persone che dichiaravano veramente poco.

Il sistema, a quanto raccontatomi, si dimostrò molto efficiente ed efficace.

Sarei favorevole a quel tipo di impiego dei nostri pensionati…… anche in relazione alla piaga del lavoro irregolare e delle seconde occupazioni da parte di chi pur avendone già una (regolare) la trascura a favore della seconda (irregolare). A buon intenditor…… 

Cordiali saluti a tutti.

Iller Frasson

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A cura di Framer

per conto di OSSERVATORIO del sito www.congedatifolgore.com