25 APRILE ( 2 )

 

 Condivisione ed approfondimento

 

 

Il Bersagliere Fulvio Capone approndisce il concetto da noi espresso in 25 Aprile ( 1 ).

 

Signor Generale,

condivido pienamente il Suo concetto: cioè che il 25 Aprile deve essere l’occasione di ricordare la fine di una tragedia dalla quale, sostanzialmente,  nessuno nel 1945 uscì vittorioso.

La guerra, qualunque essa sia, lascia tracce troppo dolorose per essere celebrata o soppesata con spirito di parte sulla bilancia di un popolo che sa di essere civile.

Come ho detto, in guerra non vince nessuno, del resto nessuno è più puro dell’altro.

A mio parere “si vincono i dopoguerra” e noi italiani tutto sommato ci siamo riusciti.

Questo è l’evento da celebrare in tutti i suoi aspetti!

Continuare a processare l’orgoglio “di una parte”, facendo cadere dall’alto il perdono, comunque mai chiesto, non unisce nessuno.

Il punto è proprio questo: l’orgoglio, perché il sacrificio compiuto da chi non aveva alcuna speranza se non l’Onore e la Patria è un sentimento elevato.

Non credo che l’orgoglio  possa trovare soddisfazione nelle parole di chi si arroga il diritto di giudicare unilateralmente per poi, magnanimamente , concedere la grazia.

Ancora più discutibile è il revisionismo di chi per decenni è stato custode dell’orgoglio al quale mi riferisco, lo trovo eticamente amorale.

Nessuno quel 25 Aprile ne uscì con l’alone della santità, al contrario qualcuno continuò per mesi una indecente carneficina che molto si avvicina alle pulizie etniche di tipo balcanico.

“Il tempo è galantuomo” e allorquando non esisteranno più i protagonisti, la storia potrà pienamente valutare gli eventi.

Per il momento dovrebbe bastare il reciproco rispetto, che siamo un popolo più serio di certi politici e capace di unirsi lo dimostriamo nelle circostanze più dolorose: “L’  Aquila docet ”.  

Bersagliere Fulvio Capone

 

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A cura di Framer

per conto di OSSERVATORIO del sito www.congedatifolgore.com