25 APRILE ( 4 )
C’è ancora da lavorare………………
Eravamo usciti dalle celebrazioni del 25 aprile 2009 con la sensazione precisa che, pur constatando un piccolo passo avanti verso la conciliazione nazionale, l’obiettivo non fosse ancora raggiunto totalmente.
Ce lo conferma la lettera che segue : anche il 25 aprile 2010 sarà …………di discussione !
Lettera di cui condividiamo il contenuto anche se non saremmo tanto pessimisti sulle valutazioni finali.
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Caro Merlino,
ho letto i commenti tuoi e del Bersagliere Capone sul 25 Aprile che mi trovano concorde.
Concorde e profondamente deluso, soprattutto per il ritiro del progetto di legge per l’equiparazione dei combattenti della R.S.I. a quelli del Regio Esercito del Regno del Sud e soprattutto ai partigiani.
E’ evidente che il Presidente del Consiglio ha ricevuto notevoli pressioni sia nazionali che (non mi stupirebbe) internazionali a cui quindi obtorto collo ha dovuto cedere.
Contropartita: ritengo, una maggiore collaborazione da parte dell’opposizione e forse i consueti aiuti dall’estero.
Peccato: era veramente un’occasione storica per costruire una memoria condivisa e condivisibile per riconoscere l’avvenuta esasperazione di giuste ragioni da entrambe le parti.
Purtroppo il Paese non riesce ancora a fare i conti con il proprio passato, a ricomporre le divisioni, a riconoscere i propri errori, a ricostruire una memoria storica condivisa e condivisibile da consegnare alle generazioni future per la necessaria continuità e per la ricerca di un progresso e di una maturazione collettiva verso una generale maggiore serietà.
Il discorso sarebbe lungo e difficile ed altrettanto difficile non urtare la sensibilità di nessuno, soprattutto di chi ha visto morire tragicamente o crudelmente compagni o camerati o peggio ancora amici civili innocenti, riconoscendone le giuste ragioni.
Forse ha ragione chi dice che finchè saranno vivi colore che si combatterono su fronti contrapposti non sarà possibile nessuna forma di composizione, di riappacificazione; ma tutto ciò è estremamente triste.
Nell’apprezzamento per il sistema liberale in cui viviamo e nel pieno rispetto di chi cadde o sacrificò la propria giovinezza e la propria integrità fisica, non ritengo condivisibile e/o esaltabile la scelta di chi scelse di combattere scegliendo chiaramente una fazione e non la Nazione, ponendosi al di fuori delle regole del diritto bellico internazionale, portando scarsi o nulli risultati sotto il profilo militare e causando prima legittime rappresaglie e poi suscitando vere e proprie esplosioni di odio bestiale sì criminali ma comunque prevedibili e preannunciate.
Tralascio la cronaca ed i commenti singoli perché non basterebbe tutto il sito, ma rilevo come tutto ciò sia ampiamente e ferocemente occultato e chi scrive in proposito ferocemente perseguito.
Certo oggi nessuno (o quasi) va più in giro con corpi contundenti ad aggredire gli avversari politici, ma ci sono modi ben peggiori di uccidere un individuo, distruggendone l’animo senza intaccarne il corpo, emarginandolo civilmente, facendolo diventare un reprobo ed additandolo al pubblico disprezzo, magari negandogli l’esercizio di una professione.
Al contrario, in tante celebrazioni cui ho presenziato in servizio, non ho mai dico mai sentito fare un cenno a chi dopo aver fatto tre anni di guerra, aver subito il disastro dell’8 Settembre e la prigionia ha sentito ancora il dovere di rispondere alla chiamata di un governo che riteneva legittimo ed affrontare altri due anni di campagna bellica più dura della precedente, portando apertamente l’uniforme e le armi per venti mesi ininterrotti, nel ricostituito Esercito Italiano rinato col nome di Primo Raggruppamento Motorizzato e poi Corpo Italiano di Liberazione.
Del pari mi sembra assolutamente ingiusto ed ingeneroso negare, le ragioni, i sentimenti ed il valore di chi combattè dalla parte opposta agli ordini di un governo che riteneva legittimo, quello della R.S.I., che esisteva comunque nei fatti ed era oltretutto riconosciuto da alcune nazioni.
Queste sono le modeste considerazioni dal punto di vista giuridico. Tralascio quelle di carattere sociologico politico e storico agli storici di professione.
Come hai detto tu il tempo, la storia e qualcuno più in alto di tutti noi giudicheranno in maniera migliore.
Più volte e da più parti è stata fatta l’osservazione che se oggi possiamo esprimere liberamente le nostre opinioni è grazie al sacrificio dei cosiddetti combattenti per la libertà.
Mah….. sì, oggi si può parlare liberamente, ma quanto?
E fino a che punto, visto ciò che ho rilevato sopra?
Ed ancora: chi ci ascolta? E poi: dalle macerie materiali di una guerra sbagliata ci siamo rialzati in pochi anni, ma dalle macerie morali nelle quali ci ha gettati questa libertà, quando potremo mai rialzarci?
Certo, oggi i giovani non sono più costretti come ieri a partire per la guerra, ma molti partono per dei viaggi nell’etere ben peggiori ed i risultati si vedono anche sulle strade ogni fine settimana.
La scuola gentiliana ha formato medici, avvocati, scrittori, filosofi, ingegneri, architetti coi fiocchi.
La scuola attuale sembra sfornare solo fior fior di maleducati ignoranti che dimenticano facilmente tamponi nella pancia dei pazienti o fanno crollare costruzioni o perdono cause facili ed assieme al triste cartello “non si affitta ai meridionali” tutti ricordano l’altrettanto triste cartello “non si assumono laureati dopo il ‘68”…..
Un tempo si diceva che una nazione con le culle vuote isterilisce e muore e noi continuiamo a difendere e ad esaltare come valori primari la libertà e la promiscuità sessuale e l’aborto come diritto alla contraccezione a posteriori, simbolo dell’assoluta irresponsabilità……questo solo per fare alcuni esempi semplici.
E allora non era forse più giusto dire che entrambe le parti avevano torti e ragioni che sono stati esasperati, riconoscendo lealmente i torti e ripartendo uniti sulle ragioni?
E invece ha vinto ancora una volta la fazione sulla Nazione, l’esasperazione sull’equilibrio.
Peccato.
Si dice ai posteri l’ardua sentenza, ma viene da chiedersi: quali posteri?
Come ha detto giustamente, se non vado errato, anche il Santo Padre, di questo passo tra mezzo secolo dell’Italia e degli Italiani non si sentirà più parlare….
Che fine ingloriosa per una civiltà millenaria……
Cordiali saluti a tutti
Iller Frasson
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A cura di Framer
per conto di OSSERVATORIO del sito www.congedatifolgore.com
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