A PROPOSITO DI CODICI
Ancora qualche approfondita riflessione.
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Riceviamo e pubblichiamo intergralmente auspicando che questo interessante intervento possa in qualche modo arrivare sul tavolo di qualche collega in servizio presso il Gabinetto del Ministro La Russa : le riflessioni meritano la più alta attenzione soprattutto là dove si decide……
Caro Merlino,
ho letto con la consueta attenzione ed interesse i tuoi editoriali circa le problematiche inerenti una maggior tutela del personale militare impiegato nelle missioni cosiddette umanitarie.
Le ho trovate come al solito piene di fuoco sacro dell’affetto che un militare vero prova nei confronti dell’Istituzione e dei commilitoni.
Condivido pienamente quei sentimenti ma la questione è assai complessa ed il rapporto con i politici, legittimi rappresentanti popolari a cui compete prendere decisioni vincolanti per tutti, difficile.
La chiarezza dispositiva è fondamentale ma ritengo ci si debba arrivare dopo attento studio, dovendo come al solito conciliare esigenze politiche e fattori tecnici, troppo spesso inconciliabili fra loro.
Credo oltretutto che tu abbia anche individuato correttamente uno degli aspetti del problema e cioè quello di non confondere le regole di ingaggio con il diritto penale e processuale penale militare.
Che un militare addestrato a combattere a seguito, giustamente, di una semplice dichiarazione di guerra con un altro stato, si trovi in palese imbarazzo nel ruolo di poliziotto internazionale che affronta persone che agiscono come soldati in guerra, non potendo mai attaccarli per primo, è normale e comprensibile.
Ma come uscirne?
Sono d’accordo con te che l’ipotesi del Ministro La Russa, non sia realizzabile, anche se mi pare sia giusto riconoscere che essa è dettata dalle migliori intenzioni di tutela dei nostri soldati.
Il diritto internazionale prevede come attori, soggetti autonomi che rispondano a determinati requisiti ed il diritto bellico internazionale detta le regole entro le quali possono svolgersi i conflitti.
Queste regole descrivono i requisiti per la qualificazione di legittimi belligeranti ed i mezzi legittimi di guerra.
Qui il problema si fa grosso perché com’è noto a tutti (tranne a quelli ai quali dovrebbe esserlo) spesso oltre a non rispondere a nessuna delle caratteristiche per essere riconosciuti come legittimi combattenti, i nostri antagonisti si fanno scudo con civili di ogni specie, coinvolgendo non di rado anche donne e bambini, cosa che pone il soldato occidentale nel dilemma se rischiare di farsi uccidere o scivolare in un cinismo che rischia di segnarne la mente per tutta la vita.
Il Codice Penale Militare di Guerra, se non ricordo male, detta regole più rigorose per quanto riguarda il comportamento dei soldati, con, mi si corregga se sbaglio, la persecuzione di atti di codardia in presenza o di fronte al nemico; aspetto che non penso possa mai riguardare i nostri ragazzi.
Si tenga conto inoltre che in questo mezzo secolo in cui si è volutamente creato un fossato tra Istituzione Militare ed ambito civile (dimenticando che con la leva obbligatoria le Forze Armate erano soprattutto esercito di popolo) con continui e persistenti attacchi denigratori e dissacratori ed odio sparso a piene mani da una parte e grossolani errori dall’altra, il Diritto Processuale Penale Militare, in generale, a colpi di toppe, è stato reso in tutto e per tutto simile a quello comune e privato di quel rigore necessario, ragion per cui penso che non faccia molta differenza richiedere l’applicazione del codice penale militare di guerra rispetto a quello di pace a cui sono tuttora assoggettati i militari.
Molta differenza la fanno invece le regole d’ingaggio nel poter determinare strategie più spregiudicate e quindi con la possibilità in parole povere di non dover più attendere di essere fatti oggetto di attacchi per poter attaccare ma anche di farlo per primi, se ritenuto opportuno o necessario.
Francamente vedo la questione molto ardua.
Per applicare il diritto penale militare di guerra è necessario che vi sia una guerra dichiarata, cosa che comporterebbe un riconoscimento internazionale delle parti in conflitto.
Non credo né che il consesso internazionale sia disposto ad un riconoscimento dei terroristi come soggetto autonomo di diritto internazionale, né che il parlamento italiano sia disposto a dichiarare guerra a chicchessia.
Si potrebbe fare una legge di un articolo la quale affermasse che nelle missioni internazionali di pace a cui partecipiamo si applica il diritto penale militare di guerra ed il diritto bellico internazionale, ma forse non cambierebbe di molto la sostanza.
Oppure si potrebbero concordare con le nazioni unite una differente qualificazione giuridica dei militari impegnati e differenti regole di ingaggio.
Forse questa potrebbe essere la strada più percorribile, ma si tenga conto che, come ho già detto se si alza il livello dello scontro si alza per tutti ed il fatto di avere ragione non rende immuni dai dolori.
Potremmo trovarci con qualche brutta sorpresa in casa come negli anni ’70 ed ’80…chi vuole capire capisca….
L’Italia poi ha un grande patrimonio artistico, unico al mondo, che è fonte di introiti per la nostra misera economia ed è sufficiente una minaccia alle opere d’arte per metterci in ginocchio, cosa che ha già fatto la mafia alla metà degli anni ’90 con gli ordigni esplosivi a Firenze.
Ed il giorno in cui per non cadere in un agguato i nostri fossero costretti, diciamo per fare un esempio, a stritolare donne, vecchi o bambini posti artificiosamente sulla strada di un convoglio per farlo fermare e distruggere?
Che succederebbe con l’opinione pubblica interna?
Il Ministro di turno avrebbe il coraggio in Parlamento di dire: ” era inevitabile, i nostri hanno agito correttamente e debbono continuare così “?
Queste sono solo considerazioni giuridiche e politiche per così dire di superficie.
Manca ovviamente una conoscenza di politica internazionale che si può avere solo agli alti livelli ai quali pervengono i rapporti dell’intelligence sia dalle aree interessate, sia dai canali diplomatici per avere un quadro corretto della situazione e comprendere la vera opportunità della nostra partecipazione a queste missioni, in relazione al contrasto al terrorismo internazionale ed al ruolo politico internazionale che si vuole dare all’Italia.
Per forza di cose questi scambi di opinioni sono poco più che semplici chiacchierate che possono basarsi solamente sull’esperienza professionale e sulla cultura personale dei singoli e su impressioni per così dire dall’esterno.
Lasciami comunque dire che fermo restando il rispetto per i professionisti seri e preparati, la reverenza per i nostri caduti e l’affetto per i commilitoni operanti, se si rileggono anche a distanza di tempo le cronache degli eventi e le varie polemiche (Nasiryah, Mangusta si o no, Lince o Centauro, codice penale militare di guerra o di pace), visto da fuori il tutto non dà l’impressione di un qualcosa compatto, determinato che viene normalmente rimodulato a seconda della mutevole situazione che si presenta sul campo, ma di un qualcosa pieno di contrasti, di incertezze che non mi pare dovrebbe essere la normalità in qualsiasi paese normale…..
L’augurio è che chi è chiamato a decidere ai più alti livelli riesca ad assumere tutti gli elementi di valutazione anche e soprattutto quelli a noi giustamente sconosciuti per fare la cosa più giusta e/o vantaggiosa per tutti.
Non saprei dare altre risposte che lascio a lettori più intelligenti e/o preparati di me…..
E lasciami fare un’ulteriore considerazione: per certi versi ho la sensazione che ci stiamo cacciando nell’ennesimo imbuto in cui ci siamo andati a cacciare sempre con l’abitudine a stare vicino ai più forti.
Gli U.S.A. continuano ad essere i padroni del vapore e se ne strafregano di tutto e di tutti. Oltretutto adesso hanno anche il supporto dei cosiddetti contractors a cui consentono di fare di tutto e di più, incontrollati ed incontrollabili……speriamo bene…..
Un cordiale saluto a tutti i nostri commilitoni ovunque impegnati.
Iller FRASSON
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A cura di Framer
per conto di OSSERVATORIO del sito www.congedatifolgore.com
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