A PROPOSITO DI RICOMPENSE AL VALORE MILITARE ( 3 )

 

Alcune precisazioni e spiegazioni e, soprattutto, concordanza

 

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Signor Generale Merlino,


voglio esprimere il mio pieno parere di concordanza in merito al conferimento della medaglia al valor militare per atti, appunto di valore, compiuti da qualsiasi militare in un contesto chiaramente identificabile come “atto di guerra” o “atto conflittuale assimilabile all’atto di guerra”, ciò a prescindere dalla dichiarazione o meno dello stato di guerra formale.
 

Questo è il caso del conflitto afghano che comunque lo vogliano “battezzare” altro non è che un impegno militare “manu armata” teso a garantire la concretizzazione di tutte le iniziative diplomatiche che ora sono congelate da una minoranza priva di qualsiasi intenzione pacificatrice. Quindi, in presenza di atti di guerra il comportamento del militare si esprime attraverso la capacitàdi impiegare i mezzi di difesa e di reazione (offesa, n.d.r.) non disgiunta in taluni casi dal libero arbitrio di agire scientemente anche a discapito del rischio personale; in altre parole, andare oltre al normale senso del dovere.

Quest’ultimo caso fa la differenza e rappresenta sotto il profilo morale “un esempio degno di essere imitato”.

In passato, ed anche in epoca recente, il nastro azzurro che identifica il Valore Militare è stato conferito con criteri che spesso non corrispondevano alle condizioni previste dalla normativa istitutiva della decorazione, mortificandone il significato e soprattutto sminuendo il fattore contestuale.

A tale proposito ricordo che “il medagliere” della nostra Repubblica è ricchissimo di altri riconoscimenti tesi a premiare qualsiasi tipo di comportamento legato al senso del dovere.

Riconoscimenti addirittura di Forza Armata.

Per non parlare della commistione di termine nel caso del “valore”, quasi a distinguerlo a seconda del colore della divisa.

Il tutto inframmezzato da una croce con ben tre ordini al merito.

Croce quest’ultima che -abbastanza inflazionata- ancora devo ben capire cosa doveva e deve premiare.

Forse, dico forse, la causa di “quest’orgia decorativa” trova spiegazione nel complesso di colpa che ci perseguita dal secondo dopoguerra ai nostri giorni.

Oppure è dovuto all’astuzia di qualcuno dedito al salto ad ostacoli in termini di annuario o ,nel peggiore dei casi, per gratificare qualche “cacciatore di patacche” invidioso del Sergente Gunny.

Per quanto riguarda l’Ordine Militare d’Italia, posso solo dire che la Croce di Cavaliere venne conferita dopo la prima guerra mondiale a tutti i Reggimenti di Fanteria, cosa un po’ diversa dal petto di un qualche generale che sostanzialmente dovrebbe averla meritata in un contesto ben diverso dal Carso o da El Alamein.

Aggiungo che in epoca recente -e che il Dio dei soldati ci perdoni- è stata
addirittura conferita la “commenda” di detto Ordine ad un generale in
congedo assoluto con una motivazione degna di Rommel.

Ho fatto questa premessa per meglio associarmi ai tanti che credono più che opportuno premiare chi ha combattuto e combatte in Afghanistan, non escluso il valore collettivo identificato dalle bandiere reggimentali di guerra!

Fulvio Capone

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A cura di Framer

per conto di OSSERVATORIO dl sito www.congedatifolgore.com