A PROPOSITO DI RICOMPENSE AL VALOR MILITARE ( 4 )

 

Un ulteriore approfondito intervento 

 

 

 

La lettera che segue ci instilla qualche dubbio su quanto da noi affermato ( unitamente al Gen. Cabigiosu ed al Gen. Capone ) in merito alla attribuzione di ricompense al Valor Militare.

Pubblichiamo, a seguire, l’intervento di Iller Frasson che motiva, con validi argomenti e con signorilità e rispetto, il proprio parere discorde dalla nostra proposta.

 

Caro Merlino,

ho letto come sempre con interesse gli interventi tesi a perorare la causa del conferimento di riconoscimenti ai nostri ragazzi impegnati nelle missioni umanitarie e come al solito rispondo volentieri.

Vorrei però fare una premessa importante.

Queste poche righe sono un semplice pacato scambio di opinioni, sono sicuramente lacunose negli argomenti e nelle motivazioni ma hanno sempre alla base il profondo rispetto e la stima di tutti coloro che vengono chiamati in causa; e questo vale per coloro che stanno assolvendo un compito assai difficile a cui vanno i nostri migliori auguri, e per coloro che purtroppo ci hanno preceduto nel sacrificio sull’ardua via del dovere.

Faccio anche un’altra premessa.

Parlo a te come figlio di un Carabiniere certo di non essere frainteso e con tutto l’amore verso un’Istituzione unica al mondo e verso chi ne ha fatto e ne fa parte.

Ciò premesso, che il sacrificio, il valore ed il sudore dei nostri ragazzi debba essere riconosciuto è pacifico, ma è necessario essere cauti quando si parla di riconoscimenti che hanno un altissimo significato morale e che, come giustamente fa osservare il Bersagliere Capone, non di rado, sono stati conferiti impropriamente.

L’articolo 3 del R.D. 4 Novembre 1932 n. 1423 che regola il conferimento delle decorazioni al Valor Militare stabilisce che ” Le decorazioni al valor militare sono concesse a coloro i quali, per compiere un atto di ardimento che avrebbe potuto omettersi senza mancare al dovere ed all’onore, abbiano affrontato scientemente, con insigne coraggio e con felice iniziativa, un grave e manifesto rischio personale in imprese belliche “.

L’articolo 4, stabilisce che esse possono essere conferite ” anche per imprese di carattere militare compiute in tempo di pace …..” mentre il successivo articolo 5, prevede che  ” In tempo di pace il carattere militare deve essere riconosciuto ad ogni impresa la quale sia strettamente connessa alle finalità per le quali le Forze Armate dello Stato sono istituite, qualunque sia la condizione dell’autore.

Quando l’impresa tenda soltanto a fini filantropici o tipicamente professionali, estranei o non strettamente connessi alle finalità per le quali sono istituite le forze militari dello Stato, si fa luogo alla concessione di ricompense di altra natura, anche se l’autore sia un militare in servizio sotto le armi “.

Non è necessario quindi che vi sia uno stato di guerra dichiarato così come non è necessario che il soggetto abbia lo status giuridico militare per il loro conferimento.

A questo punto però un’altra distinzione deve essere fatta: quella tra eroi, martiri e caduti, oggi con un linguaggio più raffinato, denominati “vittime del dovere”.

L’atto in esame che un soggetto compie esponendosi a grave rischio, potendo astenersene senza venir meno ai propri doveri, deve avere quindi carattere di eccezionalità.

Deve esservi in sostanza un comportamento attivo che dimostri le qualità oltre che le virtù militari. Caduti sono le “centomila gavette di ghiaccio” deceduti dopo furiosi combattimenti a – 54° in Russia, caduti sono i ragazzi della Folgore ad El Alamein deceduti nei combattimenti a + 45° con la dissenteria, senza acqua e senza cibo.

Martiri sono Salvo D’Acquisto che offre se stesso alla violenza senza reagire od i Reali Carabinieri Sbarretti, Marandola e La Rocca detti appunto “Martiri di Fiesole” che già in salvo, ritornano dai tedeschi per farsi fucilare per salvare ostaggi civili.

Eroi sono i Leandro Franchi che feriti con un pugnale in testa combattono ancora colpendo un nemico superiore, i ragazzi del Savoia Cavalleria che caricano a cavallo ed alla sciabola le postazioni di mitragliatrici russe a Isbuscenski.

Con tutto il rispetto per tutti e la venerazione per i caduti recenti alla cui memoria mi inchino reverente, non mi pare di vedere qualcosa di comparabile in quanto purtroppo essere colpiti e morire rientra nei rischi propri del soldato.

Sarei quindi molto attento nel conferimento di decorazioni al Valor Militare e lo stesso discorso vale per l’altissimo riconoscimento dell’Ordine Militare d’Italia (già di Savoia), come dice giustamente il Bersagliere Capone, conferito addirittura a personale in quiescenza nel grado di Commendatore, con motivazioni degne di un Rommel; sia detto sempre con la massima stima nei nostri Ufficiali.

A sostegno delle argomentazioni sopra esposte, vorrei infine citare fatti che hanno amareggiato sia gli appartenenti alle Forze Armate che alla Polizia di Stato sia pure per ragioni diverse, proprio verso quello che pare un conferimento improprio delle decorazioni al Valor Militare, laddove queste vengono concesse ad appartenenti all’Arma dei Carabinieri per atti di valore compiuti nell’adempimento del servizio istituzionale di polizia.

Nel caso dell’Arma dei Carabinieri, si accredita un’interpretazione apparentemente impropria della norma, in virtù della doppia finalità istituzionale, laddove si fa rientrare l’impresa compiuta durante un servizio di polizia da un Carabiniere, tra quelle ” strettamente connesse alle finalità per le quali le Forze Armate dello Stato (in questo caso quella a cui lui appartiene) sono istituite “, mentre appare chiaro come tali azioni rientrino in altra previsione normativa.

L’articolo 3 della legge 2 Gennaio 1958 numero 13 che regola il conferimento dei riconoscimenti al Valore ed al Merito Civile, prevede infatti che “Si tenga presente che le decorazioni al Valor Militare, a differenza di quelle al Valor Civile, comportano la corresponsione di modesta indennità reversibile (il cosiddetto soprassoldo).

Quanto sopra non può non amareggiare l’appartenente alle altre Forze Armate che si sente discriminato data la non comparabilità dello scenario di una rapina in ambito urbano ed in patria con un’azione di contrasto a miliziani armati anche pesantemente in terra straniera.

Tutto ciò appare inoltre come comportamento sempre proteso ad esasperata quanto inutile competizione foriera di risentimenti e disgregazione.

Riportiamo quindi il riconoscimento per i Carabinieri che espletano servizio di polizia in patria ed in un ambito civile alla previsione normativa del Valor Civile e riconosciamo l’operato dei militari impegnati in missioni internazionali di pace all’estero i quali svolgono un compito faticoso, rischioso e doppiamente difficile, per le condizioni del teatro operativo ma soprattutto perché soldati chiamati a fare i poliziotti internazionali con regole d’ingaggio oltremodo sfavorevoli, ma facciamolo nel modo giusto con i riconoscimenti corretti al momento giusto, ma soprattutto assicurando loro ed alle loro famiglie quel benessere economico anche in termini di “fringe benefits” che non può essere circoscritto al solo momento dell’impiego operativo ma deve essere costante e continuo e che faccia loro sentire vicina la Patria con il riconoscimento del giusto rango dell’essere appartenenti alle Forze Armate Italiane.

Cordiali saluti a tutti

Iller Frasson

^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^

A cura di Framer

per conto di OSSERVATORIO del sito www.congedatifolgore.com