CADUTI ( 2 )
Piangiamoli virilmente
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Signor Generale Merlino,
l’immenso dolore per i nostri Caduti nelll’attentato di Kabul non può esimerci dall’ammettere che il rischio connesso con qualsiasi operazione militare prevede eventi di questo
tipo.
Giusto piangerLi, giusto il nostro cordoglio alle famiglie dei Caduti, occorre però sottolineare che in Afghanistan è in corso una guerra e non esistono guerre senza vittime.
Ciò premesso è mio intendimento manifestare la mia personale opinione.
Per tutti coloro che ancora ritengono possibile una soluzione diplomatica di quella guerra -che in realtà è una guerriglia da manuale- valga il principio che la diplomazia di facciata spesso non corrisponde, in termini pragmatici, al raggiungimento del risultato.
La guerra/guerriglia, più o meno dichiarata in Afghanistan, ancorchè interventisticamente tutelata dall’ONU e corrisposta da ben 42 Nazioni, è oggi ad un punto morto.
L’offensiva estiva delle truppe occidentali si è arrenata dopo parziali successi tattici e pochi strategici; il controllo militare del territorio è affidato a FOB, avamposti che doverebbero delimitare un reticolo di sicurezza che in realtà non esiste; l’autorità politica risultante dalle cosiddette elezioni locali non gode -a detta dell’Occidente- di quella trasparenza “democratica” che era all’origine delle motivazioni che le avevano indotte; le valutazioni internazionali del cosa fare sono contrastanti e risentono delle pressioni politiche nazionali dettate da preoccupazioni elettorali, ecc.
Insomma è il caos occidentale che non riesce a gestire un problema al di fuori degli interessi e dei teoremi tipici delle “grandi democrazie” unite nel principio ma divise “nel conto della serva”.
Ricordo a tutti che la storia definisce l’Afghanistan il crocevia strategico che è stato la tomba di siriani, inglesi e sovietici mossi dalla presunzione di imporre militarmente un controllo che non rientra nella logica di chi risponde solo a consuetudini tribali lontane dal concetto di legge.
Per l’occidentale l’idea di identità nazionale ha un valore portante dal quale discende la consapevolezza di regolare le leggi come patrimonio comune atto a regolare la convivenza.
Pensare e decidere in termini occidentali potrebbe essere pericoloso in quanto gli “usi e
costumi” delle civiltà diverse spesso prevalgono sul concetto di democrazia occidentale, con l’aggravante sul problema di integralismi religiosi che oltre ad essere radicati nella cultura locale,
rappresentano nella disperazione di uno stato di guerra generazionale l’unica soluzione.
Ho detto questo non per parlare di geopolitica che è ben altra cosa, bensì per evidenziare il fattore primario sul quale indirizzare l’attenzione: la comprensione del tessuto etnicoreligioso ed economico locale.
Qualcuno dovrebbe dare un’occhiata a quanto scriveva T. Edward Lawrence circa lo squilibrio delle dell’idea occidentale rispetto ala realtà medio orientale.
Per questo squilibrio, sono caduti i nostri Paracadutisti, Alpini, Genieri, Fanti e Soldati.
Forse, dico forse, se si destinassero meno risorse all’acquisizione di sistemi d’arma, privilegiando un intelligence atta a “comprare” il consenso del pecoraio locale - potenzialmentete reclutabile dalla jihad islamica con 300 dollari- offrendo un corrispettivo maggiore, sarrebbe la giusta premessa per ottenere il consenso e la successiva penetrazione di un’idea democratica (sempre difficile da esportare in casa altrui) rispettosa del tessuto sociale.
Questa mia riflessione serve a dare un senso ai nostri Soldati Caduti nel percorso dell’affermazione di un idea civile che vuole tutte le genti degne di vivere in modo migliore.
Fulvio Capone
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A cura di Framer
per conto di OSSERVATORIO del sito www.congedatifolgore.com
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