LIBANO SEMPRE IN STAND BY ( 1 )

 

Un opportuno aggiornamento

 

Nel momento in cui il Generale italiano Claudio Graziano lascia il comando FINUL in Libano per normale avvicendamento, come puntualmente riportato in news del nostro sito, ci pare opportuno riportare un recente excursus degli avvenimenti ed un ” punto di situazione ” che ci ha inviato il Generale Bruno Tosetti ( ricordiamo già primo Comandante del contingente italiano in Libano nel 1982 ).

Ringraziamo il Generale Tosetti per la sua disponibilità e di seguito pubblichiamo.

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Nell’articolo “Libano in Stand By”  (11 febbraio 2009) analizzavo fatti ed avvenimenti della recente storia del Libano attraverso i quali la comunità internazionale aveva cercato di aiutare il “Paese dei Cedri” a risollevarsi ed uscire da una annosa, intricata e pericolosissima situazione politico-socio-confessionale interna ed estera, non per nulla definita “groviglio libanese”.

Speranze e timori venivano quindi riposti nelle elezioni indette per sostituire l’ esautorato Premier Fouad Siniora, il cui risultato avrebbe comunque garantito la formazione di un “Governo di Unità Nazionale”.

E ciò grazie agli accordi raggiunti alla conferenza di Doha (capitale del Qatar)  indetta nel 2008 per superare il rischio dell’ennesima guerra civile.


Ora però, a quasi un anno dalle citate elezioni (7 luglio 2009) vinte dalla  coalizione cristiano-sunnita pro Occidente in opposizione a quella  sciita filo sirio-iraniana (data per vincente), nulla è mutato. 

Alla consultazione elettorale si erano infatti  confrontati:
 

- il giovane Saad Hariri (delfino dell’ex Premier Rafiq, ucciso nel 2005 in un attentato  attribuito alla Siria), alla testa del gruppo denominato “14 Marzo” a ricordo della data cui ebbe luogo la “rivoluzione dei Cedri” contro i siriani. Di questa coalizione pro Occidente, ne fanno parte i Musulmani  Sunniti, i gruppi Drusi e la maggior parte dei gruppi cristiani quali le Forze Libanesi di Samir Geagea e le formazioni vicine alle Falangi maronite. Il blocco del “14 Marzo” persegue fra l’altro, anche il disarmo di tutti i gruppi armati libanesi  estranei all’Esercito;
 

- lo sciita  filo siriano e filo iraniano Hassan Nasrallah, capo di Hezbollah (Partito di Dio), finanziato e super armato dall’Iran, e a capo della coalizione 8 Marzo” della quale fanno parte gli sciiti Amal di Nabih Berri ed un piccolo gruppo di cristiani dissidenti guidati dal Generale maronita Michel Aoun (acerrimo nemico dei sciiti e dei siriani, costretto nel 1990 a rifugiarsi per 15 anni in Francia da dove rientra nel 2005 per stringere amicizia con gli ex nemici nella vana speranza di essere scelto a ricoprire la carica di Presidente della Repubblica vacante da venti mesi). Nasrallah è inoltre la lunga mano dell’ Iran nella regione e persegue la distruzione di Israele.
 

La vittoria della coalizione del “14 Marzo” (71 seggi su 128), la si deve  sicuramente al “serrare delle file cristiane” timorose che il Libano potesse diventare “provincia iraniana” con tutte le conseguenze che ne sarebbero derivate e fra queste divenire certamente avamposto dell’ Iran a stretto contatto con Israele.
 

Tuttavia seppur sconfitto, il capo del “Partito di Dio” Nasrallah  continua a tenere in scacco il Governo del sunnita Saad Hariri e non solo con la velata minaccia delle armi ma anche  grazie al “diritto di veto” a qualsiasi decisione governativa a lui non gradita.

Potere assicuratogli dall’ assegnazione di 11 dei 30 Ministeri libanesi come stabilito dagli accordi della conferenza di  Doha.
 

Nulla di mutato quindi, da quanto affermato in “Libano in Stand By”. Il Libano rimane sempre Stato a “sovranità limitata” per la consolidata ingerenza siriana nella sua politica interna e da qualche anno anche per essere divenuto ambita “preda” degli interessi strategici iraniani nella regione. E se non bastasse il fosco panorama estero, non c’è da stare allegri neppure sul versante interno dove un’ improvvisa ed imprevedibile  scintilla può cancellare di un colpo l’apparente quiete che si presenta ad un occasionale osservatore.
 

Lo  scorso mese di novembre  sono tornato a Beirut per la terza volta, dopo 27 anni di assenza, per partecipare su invito della nostra  Ambasciata in Libano  alla celebrazione della festa delle nostre  Forze Armate. A Beirut ho ritrovato con grande  allegria alcuni Ufficiali libanesi che con noi allora  avevano fattivamente e intensamente  operato.

Ho rivisitato anche i luoghi dove i miei Bersaglieri del 2° Battaglione “GOVERNOLO” si erano fatti onore e con celata emozione mi sono riaffiorati alla mente  momenti  di grandi tensione ma anche esaltanti.
 

Ho potuto quindi di persona sentire, vedere e constatare la realtà che non cambia.

La Città,  fatta eccezione dei segni tuttora presenti  delle distruzioni subite nell’ultimo conflitto del 2006, si presenta bella e moderna nei suoi quartieri settentrionali anche se nella ricostruzione non sembra si siano  attenuti ad alcun “piano regolatore”.
 

Al contrario invece  nella zona meridionale della Capitale, prevalentemente sciita, il tempo sembra si sia fermato. In particolare:
 

 -         a  Galerie de Semaan è praticamente impossibile raggiungere la Chiesa di San Michel dove il Contingente “GOVERNOLO” (Missione “Libano 1”) aveva il suo Ceckpoint principale e da dove partivano le colonne siro-palestinesi che i Bersaglieri scortavano fino in Siria;
 

 -         a ridosso del modernissimo aeroporto internazionale i quartieri di BORJ  EL  BRAJNE  e di SABRA e CHATILA (settore italiano nella Missione “Libano 2”),  noti campi palestinesi già epicentro della crisi del 1982, come allora permangono “enclave” palestinesi, dominio assoluto degli armati di Hezbollah  e  “off  limits” per tutti tranne che per i funzionari dell’ONU.
 
 

Nulla di nuovo anche riguardo all’aspetto socio-confessionale del Paese non essendoci segnale alcuno che inviti all’ottimismo.

Anzi, le  marcate contraddizioni e suddivisioni confessionali della popolazione non sono mutate e le lotte intestine fra le varie fazioni permangono allo stato latente.

E’ sufficiente un “cerino acceso” per fare riesplodere la violenza. 

E il “cerino” è nelle salde mani di Nasrallah.

Lasciando Beirut diretto a  Sud verso la frontiera con Israele la situazione non cambia tranne che per la massiccia e palese presenza dell’Esercito libanese  dopo circa quarant’anni di assenza in quella parte del territorio.

Esso infatti ha potuto riprendere il controllo dell’area solo a  fine estate  del 2006  grazie a  “UNIFIL 2”, ivi presente a seguito  della risoluzione 1701 dell’ONU che pose fine al conflitto libano-israeliano scatenato da Hezbollah.
 

Tuttavia, a partire da Sidone fino al fiume Litani (margine settentrionale del settore di UNIFIL), una selva di bandiere gialle di  Hezbollah indica  la loro dominante presenza  che continua però con più discrezione anche nella fascia di territorio che dal Litani si estende fino alla “Blue line” (frontiera libano-israeliana) e dove i circa 14.000 soldati dei  29 Contingenti dell’ ONU  assicurano il rispetto della tregua.

Fra questi il Contingente italiano, imperniato sulla Brigata Aeromobile “Friuli”, è il più numeroso di tutti con circa 2500 militari inclusa la componente della MM . 

La “Friuli è schierata nel settore Ovest di UNUFI  e  dal 6 Novembre dello scorso anno  ha sostituito la Brigata Corazzata “Ariete” dando il via alla Missione “Leonte 7”. 

Qui i “ragazzi e ragazze con le Stellette”, oltre alle precipue attività di carattere militare  si impegnano nell’ attività sociale a favore della  popolazione civile. Impegno che assolvono con  quella innata capacità e generosità tipica dei nostri militari sempre e dovunque si trovino ad operare.

Ed anche in questo non sono secondi a nessuno e l’apprezzamento del loro operare è unanime anche se la gratitudine dimostrata dai locali durerà  finché……….conviene ad Hezbollah!  
 

E’ compito dei Contingenti, e quindi anche del nostro,vietare la presenza di armi e uomini armati non appartenenti all’ Esercito libanese o all’UNIFIL, nell’area compresa tra il fiume Litani e la “Blu line”.

Attività questa che assieme ad altre dovrebbe impedire la violazione di ciò che rimane dell’originale risoluzione ONU n. 1701.

Tale risoluzione coniata  per partire con “le lance in resta” per risolvere una volta per tutte la situazione di illegalità internazionale,  andò via via edulcorandosi: niente più  controllo delle frontiere con la Siria per impedire l’afflusso di armi dirette agli Hezbollah a seguito delle energiche proteste e minacce siriane, e nemmeno  più  il sostegno della Forza internazionale all’Esercito libanese per il disarmo della milizia sciita, per avere il Libano affermato di non “voler” (poter) disarmare una milizia che può benissimo essere assorbita dall’ Esercito nazionale”.
 

 Alle forze del’ONU quindi, principalmente compete:
 

 -          fare da “cuscinetto”fra le forze israeliane ed Hezbollah per impedire il contatto fisico e quindi la violazione della tregua;

-           pattugliare H24 l’area di responsabilità per verificare eventuali strani”movimenti” di mezzi e materiali;

-         riferire al “Palazzo di Vetro” di eventuali inosservanze alla risoluzione 1701 o violazioni della tregua ;

-         segnalare tempestivamente all’ Esercito libanese le irregolarità rilevate, per un pronto intervento risolutore anche con l’assistenza di reparti di UNIFIL.
 

E se il “cuscinetto” e l’attività informativa funzionano a dovere, non altrettanto si può affermare  per l’attività di pattugliamento.

Fatto ovviamente salvo se riteniamo non preoccupante  che le pattuglie di UNIFIL controllano sotto stretta “discreta e costante sorveglianza….” e se sottovalutiamo il significato delle sassate ricevute da nostri militari e dai francesi il 14 luglio dello scorso anno  quando si sono recati a verificare l’esplosione – di un fornito deposito di razzi -  a   Khrbet Selem.

Località situata a pochi chilometri da Tibnin dove è ospitato il Comando del nostro Contingente.

O peggio ancora  se ci vogliamo dimenticare dei 6 Parà spagnoli e colombiani fatti saltare in aria (forse perché “pattugliavano troppo…..”), il 24 giugno 2007 in località Sahel el Derdara, città più importante del settore est, di competenza del Contingente spagnolo.
 

E come se tutto ciò non bastasse per delineare la precarietà della situazione, è lecito credere che  le segnalazioni di irregolarità che  UNIFIL  inoltra ai militari libanesi cadono  nel vuoto.

Ed i motivi di tutto ciò sono certamente non pochi ma per meglio capire ne basta uno per tutti: il “cerino” è nelle salde mani di Hassan Nasrallah, capo dei Hezbollah ed “ago della bilancia” della pace o della guerra interna nel Paese dei Cedri. 

Nulla di nuovo quindi.

Il Paese dei Cedri permane “SEMPRE  IN  STAND  BY”.

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A cura di Framer

per conto di OSSERVATORIO del sito www.congedatifolgore.com